Una libreria che non può riaprire

È uscito uno strano trafiletto sulle pagine milanesi della "Repubblica" di giovedì. "Vicolo Calusca" annunciava il titolo "riapre la libreria," aggiungendo che è "pronto il bando" Il bando in questione, si scopriva leggendo, è quello con cui il Comune di Milano ha deciso di assegnare 22 spazi inutilizzati di sua proprietà, tra cui quello di 130 metri quadrati nella traversa di Corso di Porta Ticinese dove aveva sede la storica libreria di Primo Moroni, ad associazioni senza fini di lucro e attività commerciali, in particolare librerie, cui saranno garantite condizioni di particolare favore.

Una buona notizia, certo, che tuttavia può suonare curiosa a chi sa che quella libreria non può riaprire per il semplice motivo che non è mai stata chiusa. Con il nome di "Calusca City Lights" prosegue da vent'anni la sua attività nei locali di via Conchetta 18, dove Moroni stesso la trasferì nel 1992, quando fu costretto a lasciare i locali originali, e dove hanno sede anche il Centro Sociale Autogestito Cox 18 e, dal 2002, l'Archivio Primo Moroni, la struttura che si è assunto il compito di conservare, ampliare e gestire l'eredità bibliografica di quello che la "Repubblica" definisce semplicemente "il libraio", ma è stato, in effetti, uno dei più geniali operatori culturali che Milano ricordi. L'Archivio, con i suoi 15.000 tra libri e opuscoli, le 1.500 testate di periodici, gli oltre 150 documenti personali di Primo e l'altro materiale che raccoglie, rappresenta una fonte straordinaria di documentazione sulle lotte sociali, i movimenti politici e giovanili e le trasformazioni culturali della nostra città nell'arco di almeno mezzo secolo e la sua sinergia con la libreria e il centro sociale rappresenta senza dubbio uno dei più importanti fenomeni di autogestione e di aggregazione politico culturale della realtà metropolitana. Da una simile realtà, in effetti, non è possibile in alcun modo prescindere.

Ne sembra prescindere, tuttavia, il Comune di Milano. Che adesso si è accorto delle difficoltà in cui versano le piccole librerie e meno male, visto che ha in merito delle responsabilità mica da poco - lasciatelo dire a me, costretto a passare tutti i giorni di fronte alle saracinesche sprangate della mia amatissima Libreria del Giallo, che non sarà stata la Calusca ma una sua funzione culturale importante la svolgeva comunque e dall'indifferenza del Comune, che deteneva la proprietà anche di quei locali, è stata costretta a chiudere - ma per le realtà di base non sembra abbia un qualche interesse, neanche quando sono, come quella di cui ci stiamo occupando, elementi vitali della vita cittadina. L'unica cosa che il Comune di Milano, che è proprietario anche quei locali, ha fatto per il Conchetta, in effetti, è stato il tentativo di sgombero del 2009, cui è seguita una pronta rioccupazione e l'avvio di un faticoso contenzioso legale che si trascina tuttora. Era la giunta passata, d'accordo, quella della Moratti e di De Corato, ma non mi risulta che Pisapia e Boeri abbiano in qualche modo cambiato politica. Per loro la cultura si fa evidentemente ad altri livelli e le occupazioni autogestite restano, come per i loro predecessori, un fatto di ordine pubblico. Nessuno, in realtà, gli chiede niente, perché il Cox 18, l'Archivio e la City Lights sono orgogliosi della propria indipendenza, ma è facile capire che un gesto di riconoscimento sarebbe, non che politicamente significativo, almeno doveroso. Da quei locali è passata tanta parte della vita culturale di Milano che nessuno può davvero far finta di niente.

Carlo Oliva - La caccia - 10.06.2012


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