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Riflessioni, appunti

Riflessioni, appunti

manoscritto, 1984

Invecchiando ci si rende conto della inguaribilità della malattia (propria e degli altri, naturalmente).

 

La situazione è cambiata dunque i nostri compiti ne derivano (dal cambiamento).

 

Questa formulazione non la vogliono; perché?

Perché, secondo loro è il fondamento di una successiva: il cambiamento della situazione consiste in questo: che gli elementi soggettivi sono diventati determinanti.

Ma ciò non è vero. Si vuol dire solo che il contenuto degli elementi soggettivi evidentemente si rapporta alla situazione cambiata.

In fondo combattendo il soggettivismo rischiano di cancellare la soggettività sociale stessa e così il fondamento stesso delle loro proposte.

 

La questione di Whky1: il diverso è più specificamente proletario che borghese? Sterne (e gli antecedenti che lui stesso richiama) dimostrerebbero il contrario. È abbastanza evidente che l'esigenza del fare umilia il "diverso" e lui (in un impegno di lotta, una fase ascendente), ma per il resto la questione sembra posta in modo così generico da prestarsi a modellazioni [...] di ogni genere. Un po' più trasversale e solida sembra la questione del suo carattere "femminile".

 

Ugualmente il tipo di materialismo aristotelico e stoico. Dunque anche nella società schiavista (per non parlare delle manifestazioni poetiche). Certo che Saffo era di Lesbo, quasi asiatica, per dar ragione alla Wolf.

 

L'idea di durata, e dei suoi modi semplici, deriva soltanto dal susseguirsi e concatenarsi delle nostre idee.

(L. Sterne)

La scoperta di Curcio. Dà l'impressione di una banalità irritante. E lo è su di un piano strettamente "culturale". Curcio dà (ha sempre dato) l'impressione di essere molto informato, ma di non aver capito nulla della passione del pensiero e della cultura come pratica, della borghesia (unità dei contrari). E neanche della appassionata e contraddittoria partecipazione proletaria. Una irritante banalità. Ma "irritante banalità" non vuol dire falsità (in ogni senso, in alcuni sensi, sì; nel senso che l'ovvio, ridotto a banale, diventa irrelato). Non sarebbe meglio che questa banalità fosse realmente una acquisizione banale per tutti? Cosa che non è. Ciò che non si è capaci di imporre a se stessi, non si può imporlo ad altri.

Lo zio si è fatto annichilire sotto i sensi di colpa e ha svolto il ruolo supplente, costantemente stimolato. E io?

 

Importante non è fare tutto bene, ma almeno qualche cosa. Lavorare con ironia. Il modo illusorio di procedere, finisce. Se non si aveva qualche dubbio fin dall'inizio, si cade nella reazione più selvaggia. Lo specchio degli ospiti. Questa è veramente la chiusura di un piccolo cerchio. Ritorna con forza il problema della coniglietta. Che sia un cattivo presentimento? Persa, con le carte, la spiegazione. Ricercare questa spiegazione. Forse la questione era quella della scomposizione dell'oggetto, di modo che disperde/diffonde in spazi e tempi diversi (in frammenti diversi). Così si metonimizza con altri frammenti di spazio e di tempo e acquista in profondità emotiva. Anzi acquista la sola profondità emotiva possibile. Il sado-masochismo sarebbe una scomposizione astratta (violenta, anche solo nell'immaginazione) dell'oggetto per conferirgli artificialmente una profondità emotiva.

 

Il giorno dopo. Affrontata di striscio la questione della supplenza. Sollecitata cautamente la assunzione di responsabilità Disponibilità alla supplenza, ma limitata. Comporta una autoassunzione di responsabilità. Primo: mai fatto prima? Secondo: comporta limiti in altre assunzioni di responsabilità. L'individualità come una società a responsabilità limitata.

 

Dopo: visita alla casa. Va bene, praticamente inutile (anche se qualche nostalgia mi resta), ma utile per fissare il nostro comune livello, diciamo di miseria, diciamo di realtà. Bevo e parlo inglese e greco come M. beve e parla italiano. Sempre sospettato.

 

nóthos (di oscura origine) = bastardo. È un concetto importante di irregolare. Bisognerebbe ricostruirne la storia, forse come strega ecc. Ruolo del bastardo (che ha un'insegna sua propria, dice Sterne), naturalmente nel mondo delle regole (insegne), quello aristocratico [strutturale].

 

Dopo: due questioni difficili: "la logica del diverso" (a), "la soggettività della materia sociale" (b). Due questioni che possono benissimo non avere niente in comune. Altra questione difficile: quale è la linea del PCI? (c). Il fatto che non se ne capisca niente, suggerisce che non c'è niente da capire.

(a) Non si tratta di una logica. È stupido cercare di ridurlo a una logica. La "critica stilistica" è tutto quello che si può fare.

(b) Non è una media fra soggettività individuali. Anzi le soggettività individuali, in un primo senso, ne sono determinate (è già più fine che non la determinazione "economica"). In un altro senso è evidente che la soggettività della materia sociale vive esistenzialmente, si sviluppa, muore come molteplice e individuale (questa è questione da vedere bene). La soggettività della materia sociale (servirebbe avere Lukács sotto mano) può essere descritta come il risultato dell'unità fra materia "diversa" e univoca tensione vuota (dove la difficoltà sta nell'"univoco" e "vuoto"): la diversità trasformata in contraddizione. La contraddizione, la dialettica, sono un modo di ordinare il diverso, di portarlo nel mondo logico. Il peccato soggettivistico sta nello strologare su chi sia il soggetto che compie questa operazione. Non si tratta di un soggetto, ma di una univoca tensione vuota che fa parte della definizione della materia. La permanente irruzione del diverso garantisce la vita dell'extrastruttura. La repressione (tanto per scandalizzare) del diverso garantisce l'univocità del senso. Il soggetto individuo (parcellizzato finché si vuole), il grumo soggettivo di materia sociale che è il partito, debbono svolgere fino in fondo il loro ruolo (in questo senso dovere del rivoluzionario è fare la rivoluzione) ma ovviamente dentro il rapporto con la materia sociale complessiva, altrimenti perdono essenzialmente il rapporto stesso col diverso irrompente e anche l'univocità del senso e si riducono a sovrastrutturdizzare "alcune particolarità", diventano pura conservazione di queste particolarità, e (per paradossale che la cosa sembri) tendono di fondo a conservare, al limite instaurando un sistema di contrappesi, particolarità bilanciantesi, una sterminata ghettizzazione di "diversi". Rischiano di essere più conservatori loro dell'imprenditore capitalista. È evidente anche che la irruzione del diverso li distruggerà, perché sublimando delle particolarità, strangolano il diverso, canonizzando il senso lo "privano" di "vuoto" e anche di univocità2.

(c) la linea del PCI. Sembrerebbe che la linea Natta-Occhetto sia quella del recentrage — la politica dei programmi e non degli schieramenti, vuol dire in sostanza escludere di rappresentare gli interessi di una classe, rivolgersi alla stessa generica società a cui si rivolgono i partiti interclassisti, confrontarsi sulle proposte davanti alla stessa collettività di spettatori. Non è poi molto diversa dal craxismo, solo più credibile, meno fragile. La nuova ondata di conservatorismo illuminato si impone in Europa (anche). La contrapposizione all'URSS ne risulta più incerta (l'eredità antisovietica delle socialdemocrazie è una delle loro debolezze maggiori, così il loro colonialismo populista), corrisponde (forse) alla fine schumpeteriana della crisi/stagnazione. Le analisi sulla crisi globale e la guerra imminente ne risultano gravemente compromesse. La critica di classe deve avere oggetti più aggiornati: il modo in cui si impiegano le nuove tecnologie, sempre più lontano dal soddisfacimento dei bisogni/interessi delle masse, che vengono soddisfatti solo "nella fantasia" (come sempre del resto). Linea Libération/Reporter.

 

Andirivieni.

questa è una direzione:

— vasto e univoco — esiste solo nella soggettività della materia sociale che esiste solo nelle soggettività frammentate;

l'altra:

— le soggettività frammentate sono solo nella materia sociale che è solo nel senso vuoto e univoco.

Perché c'è questo andirivieni?

 

È una falsa impressione dell'intelletto che, dopo aver diviso l'essere dall'esistere, cerca invano di riunificarli andando dall'uno all'altro. Questo vuol dire che ogni descrizione che si ferma in un momento o l'altro dell'andirivieni non rivela neanche i limiti dell'intelletto e non apre, perciò, alla ragione. Così ci sarebbe un metodo: descrivere l'andirivieni, spingendolo al tuffo nella ragione. La pura e semplice descrizione dell'andirivieni si riduce al buon senso per cui "tutto è relativo" (M.).

 

Dopo. La situazione concreta. La fase, cioè un periodo che è caratterizzato da tendenze costanti. Per identificare le tendenze bisogna avere dei criteri. I criteri sono i "nostri" criteri. Ma, se si tratta di criteri "scientifici", allora si tratta di criteri oggettivi. Il criterio della crisi economica inevitabile non è un criterio scientifico. Così non è un criterio scientifico quello della guerra mondiale inevitabile. Le tendenze principali nella fase, alla crisi economica e alla guerra mondiale sono criteri scientifici (per quanto riguarda la fase attuale). Caeteris paribus3, queste tendenze producono panico e non comportamenti rivoluzionari. Il verificarsi effettivo di una grande crisi economica e di una guerra mondiale possono realmente provocare comportamenti rivoluzionari, ma il verificarsi di queste condizioni non può essere ragionevolmente previsto in modo scientifico, altro che (forse) alla soglia stessa del loro verificarsi. Dunque la propaganda sulla crisi e sulla guerra non produce che panico e infine rafforza tendenze autoritarie. D'altra parte anche scientificamente dimostra che solo l'effettivo verificarsi di una grande crisi economica o di una guerra mondiale provoca delle tendenze rivoluzionarie. L'andamento degli anni Sessanta dimostra che le tendenze (e il verificarsi) della stagnazione-sviluppo, può provocare (o consentire) lo sviluppo di tendenze rivoluzionarie. Anche gli anni Ottanta hanno un quadro piuttosto di questo genere. Il concetto di stagnazione-sviluppo comprende già una utilizzazione delle tendenze alla crisi. È già una prima e grezza interpretazione dello sviluppo capitalistico in generale. Probabilmente il più utile per quanto riguarda la società metropolitana. La sproporzione fra potenzialità produttive e miseria metropolitana [questo ultimo concetto implica una definizione di bisogni-interessi] è il punto di partenza. L'idea-forza che i rapporti di produzione impediscono l'impiego della potenzialità produttiva al servizio dei bisogni-interessi proletari è il punto di svolta. La concezione dei rapporti di produzione trasformati è il punto di arrivo e di ripartenza. Questi passaggi non si producono spontaneamente.

 

Dopo. Se l'esistente sarebbe (interessante condizionale fuori posto!) il Vermittelt (H.) allora il sogno sarebbe un Unvermittelt? È molto dubbio. Se si accetta una concezione di Vermittlung in divenire (il che sarebbe la segreta superiorità del materialismo) il sogno sarebbe la Vermittlung4 profonda, rispetto alla quale il diurno sarebbe una specie di clandestinità, una seconda vita con censura e menzogna, indispensabile per far divenire la Vermittlung piena di contraddizioni antagoniste del sogno (tanto piena da non distinguerne l'antagonismo). Il sogno sarebbe il livello più profondo della materia. Valéry: "Je commence d'appeler "mouvement" tout désir; et uni plus étroitement à l'exécution pure de la pensée, je visite chaque tendance jusqu'à son repos..."5. Aveva già detto "l'être fait pour l'oubli"6, come H. La cosa finita che trova il suo senso nella sua fine.

 

Dopo. Sviluppo-stagnazione e sviluppo diseguale. Recentemente è dagli anni Sessanta (servirebbe Arrighi) che si parla di inflazione-stagnazione (stagflazione). In un primo momento sembra che si tratti di un fenomeno che risulta dalla applicazione di misure keynesiane in una fase di stagnazione-crisi. Ma il problema è che l'esistenza non è diretta esclusivamente (e forse neanche principalmente) al proletariato inoccupato, ma in modo consistente alle imprese in crisi, finanziamenti in perdita, diretti solo marginalmente a salvare i salari. Non escluderei, nello stesso tempo, una ristrutturazione più o meno strisciante (in certi momenti più acuta). Il tutto presuppone sempre settori trainanti, nei quali lo stimolo schumpeteriano opera, e tutti gli altri, detti "controtendenze", solo se contrapposti alle tensioni verso la crisi, altrimenti sono le "tendenze". Il quadro è internazionale, e, in certi limiti, sovranazionale.

 

L'interpretazione corrente della crisi del '73, come crisi manovrata, confermerebbe questo tipo di "ristrutturazione permanente". Sarebbe il volto reale di quella che è stata chiamata crisi generale. Apparentemente in questa fase il capitale accentua le sue tendenze a "pianificare" (con sviluppo ulteriore delle sue contraddizioni7), ed è molto sensibile alla contraddizione di classe, dato che la ristrutturazione permanente richiede alti livelli di flessibilità (in generale, anche nelle relazioni intercapitalistiche). Questo, per l'amor di Dio, non vuol dire onnipotenza del capitale, è solo il modo in cui procede; che poi possa o no continuare a procedere dipende da moltissimi fattori, fra cui lo sviluppo della contraddizione di classe. Che l'estrazione di plusvalore resti alla base di tutto, è chiaro, in dimensione anche internazionale (terzo mondo), ma anche nazionale. Si può ammettere che la concentrazione del capitale finanziario nelle metropoli assume nelle metropoli anche la forma di concentrazione della conoscenza tecnologica, con relativo sfruttamento delle aree sprovviste (analogo allo sfruttamento attraverso i prestiti di capitale). Lo sviluppo diseguale a livello orizzontale e verticale. Ci sono evidentemente nelle metropoli vaste aree di "agenti del potere", completamente improduttivi, e proletari quanto un "flic", ultimi soggetti interessati a un mutamento dei rapporti di produzione. Pasolini — in questo — anticipa gli abbagli dell'autonomia. La ribellione dei "flic" è l'ultima che ci si può augurare. Base del fascismo. È quello che è già successo8.

 

Dopo. Materia e Materia sociale. Su L/H. È del concetto di materia la determinazione di essere un passaggio dal finito all'infinito e cioè di essere insieme determinata e indeterminata. Quando si dice "passaggio dal finito all'infinito", non viceversa, si dice anche che finito e infinito non sono vicini, non si fiancheggiano, anzi che sono massimamente (infinitamente) distanti. Non sono "lo stesso". Solo per il divenire essi sono "lo stesso", nel senso che per il divenire finito e infinito si rimandano l'uno all'altro in ogni momento, si "contengono" contraddittoriamente. Il non viceversa è il materialismo.

 

P.S. La coscienza/la soggettività/la extrastruttura. In ogni caso si può dire che la coscienza, che è determinazione della materia, è coscienza del passaggio, del divenire. Non causa il divenire (soggettivismo); è il divenire stesso nella approssimazione soggettiva. La ragione è il divenire della coscienza — il suo passaggio all'infinito.

 

P.S. La sovrastruttura è falsa coscienza, specchio/riflesso, la coscienza del finito. La riduzione dell'extrastruttura alla sovrastruttura fa parte del materialismo volgare. La coscienza del passare è il passare stesso, sintomo del passare che passa.

 

Lenin, p. 111 cita H.: "L'idéalité de l'être pour soi en tant que totalité se mue ainsi, en un premier moment, en la réalité, et qui plus est, en tant que l'un, en la plus compacte, la plus abstraite". Annota: "Eau noire". Ma immediatamente: "L'idée de la transformation de l'idéal en réel est profonde: très importante pour l'histoire. Mais dans la vie personnelle de l'homme également, il est clair qu'il y a là beaucoup de vrai. Contre le matérialisme vulgaire. NB. La distinction de l'idéal et du matériel n'est pas, elle non plus absolue, überschwenglich (trascendente)"9.

 

P.S. Le obiezioni di T. (siamo tutti settoriali) condurrebbero alla conclusione che non si danno determinazioni se non "per altro" (tutto sarebbe "per altro" e solo "per altro"), il che è un nonsense. Uno sviluppo errato, sofistico, del principio (Spinoza): omnis determinatio est negatio 10.

 

Dopo. Sogno spaventoso. La madre/moglie si rivela un uomo che mi spia. I figli si ribellano e sono più forti (fisicamente) di me. I miei amici, vecchissimi amici che non vedo più da vent'anni, mi tradiscono e testimoniano contro di me. Eppure io resto accanto a tutti loro, che dicono di volermi bene e a cui continuo a voler bene. Preliminarmente sono condannato a una lieve pena pecuniaria per oltraggio al tribunale, che si costituisce nella mia casa, una immensa vecchia casa con immensi vecchi mobili a pezzi, con una macchina da scena. Solennemente. I giudici non si vedono, solo una specie di guardiani-poliziotti. Ci sono facilissimi significati immediati, superficiali. Ma il resto? Comunque è il sogno del momento di grande fatica.

 

Dopo. Eschilo: battute:

 

Ekòn egò mathoúsin audõ k'oú mathoúsi léthomai 11

Boùs epì glósse mégas bébeken12

Stygeî dè deípnon aietõn13

Oîd'egò pheúgontas ándras elpídas...ménous 14

Tò d'eû nikáto15

• e naturalmente: páthei máthos 16

 

L'ultima è la battuta chiave. Viene spiegata così: la legge del génos 17 entra in contrasto con la legge della pólis, e appare come un cumulo di nefandezze. Il dio obbliga nello stesso tempo al rispetto di questa legge e al rispetto della legge, piu razionale, della pólis. La sofferenza trova così una sua collocazione contraddittoria. Il génos si deve autodistruggere. Esempio elementare di antagonismo della contraddizione. La forma poetica (Trieb, Schmerz usw.18 di H.) trova così una "spiegazione" razionale, viene dissolta nel páthei máthos, ma mentre viene dissolta nello stesso tempo e per la prima volta, viene affermata. Non si può neppure fare poesia, fuori da questa condizione. Ungereimt19.

 

Molto dopo. Ripresa dell'episodio "mese della madonna" — a tal punto da destare sospetti. Forse sua conclusione "in braghe di tela".

 

Molto tempo dopo. Argomenti tratti dalle note sparse.

1. Tendenza alla guerra. Detto solo così: tendenza è, da una parte, incontrovertibile. Cioè dal punto di vista dell'accumulo materiale di mezzi militari. Ma: "tendenza" ha una componente soggettiva che non è altrettanto evidente e soprattutto non è ugualmente evidente per i soggetti USA e URSS (cioè per ciascuno dei due allo stesso grado e modo). Ed anche ammesso, i problemi restano: rapporto fra "tendenza" e "contraddizione". L'intreccio delle contraddizioni può dar luogo a un intreccio di tendenze? No: la tendenza è la sintesi dinamica dello intreccio fra le tensioni che sono espresse dalle contraddizioni. Differenza fra "tendenza" e "tensione". In ogni caso, perciò, per descrivere la tendenza non basta il riferimento: alla guerra. È un aspetto della tendenza. Ruolo delle leggi riguardanti la materia sociale, ma anche delle tensioni sovrastrutturali (sovrastruttura e sue lacerazioni: le leggi della sovrastruttura). Notare sempre che la guerra è un fenomeno sovrastrutturale (la politica), ove è evidente l'influsso della sovrastruttura sulla struttura. Si vuole in generale che la guerra sia il prodotto dell'agire di leggi operanti nella struttura. La cosa non sta troppo insieme (salvo un riflessismo brutale). La legge operante nella struttura porta alla distruzione di forze produttive, ma che ciò debba avvenire per mezzo della guerra non è detto se non passando attraverso una analisi delle tensioni nella sovrastruttura. Ciò spiega anche il passaggio fra contraddizione (interimperialista) e tendenza (alla guerra): la legge della distruzione delle forze produttive non prevede che sia "meglio" distruggere le une o le altre. Ma la politica si pone il problema e, p. es., ritiene che non sia meglio distruggere le proprie forze produttive. Dunque calcola in che cosa e in quanto consista per sé il rischio che la guerra comporta. La tendenza, o meno, alla guerra deriva anche da questo calcolo (la più parte dei ragionamenti contro il rischio di guerra, si fonda su questo).

2. Le singole zone. America centrale. L'URSS non avrebbe interessi economici, ma politici. Che cosa vuol dire? [Tesi nota dell'espansionismo politico contrapposto allo sfruttamento economico]. Primo: che ci sia un regime politico che militarmente ed economicamente non sia integrato nell'USA, dunque indebolimento USA; ma l'altra faccia è il rafforzamento URSS, e comunque rapporti economici sono necessari. In fondo vuol dire che l'URSS ha più occasioni di quante ne possa sfruttare economicamente.

Particolarità del regime di "nuova democrazia" del Nicaragua (prima fase a Cuba): linea di tendenza forte. Fare contrapposizione a Sendero Luminoso.

URSS fa prestiti a tasso più basso, ma per acquistare tecnologie più basse. Ma che c'entra? Il livello tecnologico influirà sul prezzo dei prodotti, non sul tasso di interesse dei prestiti (a meno che non ci sia compensazione fra i due elementi).

Cosa vuol dire: in ogni continente ci sono paesi filosovietici? e aumentano sempre (lentamente)? Cosa vuol dire rivoluzione iraniana e regime integralista/reazionario? Centralità — nuova centralità — per gli USA dell'Asia del Pacifico — spostamento di asse di equilibrio dall'Europa (parziale).

3. Consenso di massa. Questione importante. Le grandi masse possono sentire lo Stato come estraneo e anzi ostile ai loro interessi. Ma, se ritengono i rapporti sociali di tipo capitalistico inevitabili, potranno solo ritenere di poter scegliere fra governi più o meno antipopolari, ma sempre asserviti al capitale. Dunque consenso vuol dire semplicemente rassegnazione: una solida istituzione. I fascisti (in una prima fase) hanno tentato di andare oltre e ci sono anche riusciti. Ora, che ci sia rassegnazione o meno, a livello di grandi masse, è una questione importante. Sul lungo periodo si può dire che ce n'è sempre meno. Ma da qui ad annunciarne la fine a ogni stormir di fronda (e anche senza) ce ne corre. Relativa utilità di contrapposizione fra consenso e autoritarismo gerarchico: si tratta solo di forme. Diversa la questione di totalitarismo e relativa conflittualità — cosa assolutamente diversa. In situazioni non conflittuali, consenso e autoritarismo convivono.

 

Altre sfumature della questione della soggettività: O'Connor/questione del salto di area convenzionale/nel pensiero debole/nel giovane Lukàcs.

 

Il soggetto, individualisticamente antagonista di O'Connor, il quale fa uso di strumenti collettivi per far valere il suo antagonismo, è difficilmente identificabile con il soggetto individuo "imprenditore" della ideologia borghese. Forse esemplare di un soggetto collettivo che valorizza all'estremo le differenze di superficie [tornare su questa questione: la dialettica di superficie e il soggetto]. Questo tipo di soggetto starebbe già alla fine del processo di dissoluzione della soggettività borghese, ma non starebbe in alcun punto di un processo di formazione di una soggettività/collettiva proletaria (vedi la formulazione primitiva di Lukàcs giovane, che, secondo certi interpreti (Kradel ecc.) la costituirebbe sulla dialettica tipo citoyen-bourgeois — ma così ovviamente non si esce dal modello borghese). La questione è di per sé spinosa (vedi le discussioni fatte a mezza bocca a Parigi). Quella di Lukàcs giovane è certamente una lettura ultragiacobina di Lenin. Questo spiega la reattività del biondo su Lukàcs, che però di giacobinismo condiva i suoi scritti. Che il giacobinismo si nutrisse di idealismo etico (etica senza metafisica!) non è da dubitare (kantismo di certi soggettivisti, alla Pisacane).

 

Da Ripening of time nn. 9 ('78) e 11 ('79).

• social practice of the proletariat20, centro della strategia, oggetto della capacità dei comunisti di vivere e comprendere, è la risposta inconscia del proletariato allo sfruttamento capitalistico, è la forza motrice della lotta della storia di classe.

• the independent working class assertion of autonomy21, punto di partenza della strategia.

• the social practice finally determines the rate of extraction of surplus value, the rate of capital growth; capitalist development is today subordinated to the struggles of the people22.

 

Limpida formulazione dello spontaneismo, versione contemporanea: operaismo, soggettivismo.

 

Il materialismo dice che la soggettività — per essere efficace (virtuosa, avrebbero detto gli antichi) — deve essere secondo natura, cioè secondo le leggi oggettive della realtà (naturale e sociale). Ma anche che se vi è un rischio (di libertà) che la soggettività individuale (atomica) si discosti dalla natura, la moltiplicazione all'infinito delle soggettività rende (per la soggettività collettiva come continuo) praticamente nullo il rischio di allontanamento dalla natura. Conseguenza duplice: non è virtuosa (è inefficace) la soggettività che anticipa, oppure ritarda, rispetto al movimento naturale.

 

Altra conseguenza: la soggettività collettiva — come continuo — stocastica — è sempre conforme alla natura, ed è perciò efficace. Cosa se ne ricava rispetto allo spontaneismo? Esso appare il più materialista possibile. Lo spontaneismo ignora la fenomenologia della soggettività e come essa si presenti come tensione distribuita su livelli diversi (e dunque come la soggettività collettiva come continuo stocastico, sia un'astrazione) e che questi livelli diversi si influenzano a vicenda (essendo proprio della soggettività di influenzare) di modo che l'un livello tratta l'altro da sua realtà oggettiva. Ignorare ciò — direbbero gli antichi — è come ignorare che la razza del saggio è rara. (Una sorta di cinismo, ma neanche.) Il livello più basso è anche il più numeroso, fa da freno ma non da traino. Il livello più alto è più raro ma fa da traino. Cosicché è complesso il calcolo di una media che tenga conto del dinamismo dei vari elementi (come una media di differenziali, non so come si può dire). D'altra parte il volontarista-soggettivista a suo modo — per ignoranza delle leggi della natura — è condannato all'inefficacia. Spesso il soggettivista-volontarista è un assoluto idealista e in ciò si distingue dal soggettivista-spontaneista. Bisogna insistere sulla necessità di sconfiggere i due soggettivismi, altrimenti ciascuno cercherà sempre di giustificarsi ai danni dell'altro. Portata più generale-moralistica: non fare gli originali, ma neanche appiattirsi al totale conformismo. Il richiamo alla ragione di Fortini è oggi una delle poche voci in tal senso.

 

Il fatto (notato da Natoli) che la rivolta polacca si manifesta in un momento di crisi economica (il che non è generalmente vero altrove e sempre) fa pensare alla sua non spontaneità (ruolo della chiesa, ma non solo). Nella fase di crisi si sviluppa solo una rivolta non spontanea, guidata ecc. In questo caso la domanda è: da chi? La — apparente — mancanza di obiettivi politici, lungi dallo essere postmoderna (come pensa Natoli) è vecchia e vuol dire puro e semplice sabotaggio. Questa faccenda va messa sul conto: effetto della crisi sulla spontaneità — uso della crisi da parte dell'organizzazione.

 

Il problema platonico della partecipazione e le concezioni di mistione e fusione di Aristotele e degli Stoici.

Per Platone è un problema difficile da risolvere quello del modo in cui le cose partecipano delle idee. La prima difficoltà nasce da ciò che l'idea non potendo essere che una se partecipa tutta intera a una cosa, non può partecipare nello stesso tempo a un'altra. La concezione dell'unicità dell'idea corrisponde a quella di una necessità di inveramento in una cosa, e quella di una relazione biunivoca fra cosa e idea (la cosa è ciò che di essa è intelligibile). Non valgono immagini pseudosolutive. È vero che il (un) sigillo si imprime in molte impronte (le immagini sono tutte di questo tipo, o tipo tenda stesa su molte persone, luce del giorno presente in molti luoghi: queste ultime sono confutate col Parmenide) ma il sigillo è una realtà ontologicamente diversa dalla impronta, il nesso fra le due realtà è come causa (efficiente — formale) ma il sigillo è una cosa diversa dalla idea dell'impronta. Esse hanno qualche cosa in comune: la forma dell'impronta e del sigillo. È questa forma una idea "essente" che partecipa nello stesso tempo dell'impronta e del sigillo?

Così è già espresso l'argomento del terzo uomo. Non è d'altra parte possibile che l'idea partecipi con una sua parte alla cosa. La confutazione del Parmenide è alambiccata. Basta dire che se così fosse ogni parte dovrebbe essere uguale al tutto (la logica dell'infinito, cambierebbe qualche cosa?). In altro modo l'idea è solo una parte della cosa, la sua parte intelligibile. Ed essa cosa ha una parte intelligibile solo perché comprende l'idea (partecipa dell'idea). Questa versione non consente certo che diverse cose comprendano la stessa unica idea. Ma veramente si direbbe che la concezione platonica sia che sono le cose a essere comprese, nella loro molteplicità, nell'idea (partecipano all'idea). Ma in tal caso, bisogna sempre tenere conto dello statuto ontologico dell'idea platonica, sembrerebbe in effetti che ogni cosa dovrebbe partecipare a una parte dell'idea, e che essa dovrebbe essere divisibile e ogni sua parte essere uguale al tutto. Il che è un non senso, a meno che la teoria degli infiniti non aiuti. L'idea sarebbe un insieme infinito di infiniti, ciascuno perciò uguale allo insieme infinito. Potrebbe essere la versione pitagorica. Solo che in questo caso si dovrebbe dire che la idea è una sola, come vorrebbe Parmenide. E tutta la costruzione platonica cadrebbe. La spiegazione della partecipazione come assomiglianza o anche uguaglianza (non nel senso di identità) porta diritto allo argomento del terzo uomo. Dunque una vera impasse, come del resto Platone sembra riconoscere, giustamente attribuita allo statuto ontologico dell'idea platonica (da Aristotele). Ma che nesso ha questo problema con la dottrina della mistione e fusione? Prendiamo il punto di vista stoico. Il fuoco è materiale, quanto la materia. Solo quantitativamente molto più fine, leggero ecc. La fusione non è concepibile, contraddirebbe la dualità dei "principi", ne formerebbe un terzo ecc. La giustapposizione è insufficiente perché non garantisce la presenza ovunque del fuoco. Dunque inventano una giustapposizione completa, più della giustapposizione semplice e non ancora krásis — fusione. Può darsi che abbia qualche interesse fisico/biologico, ma da un punto di vista speculativo non sembra significare molto. Diciamo che resta nell'ambito della physiologia tipo scuola italica. Rispetto al problema platonico non affronta la questione di come l'unico principio si manifesti in molteplicità delle cose materiali. Ma forse sono soccorsi dalla concezione intelligente-provvidenziale del fuoco-dio. È più grezzo di Platone e ancor più di Aristotele per il quale ultimo la questione mistione-fusione ha un interesse puramente fisico: materia e forma hanno uno stato ontologico di tipo dialettico — già in Aristotele. Dunque i problemi platonico-stoici non lo riguardano. Per Platone e stoici gioca male la comune discendenza da Eraclito? Solo molto in generale, cioè nel senso che accettano di affrontare il problema della molteplicità reale, nel senso cioè che non sono eleati (e non ancora aristotelici). Che interesse ha questa questione? Si tratta dei fondamenti della logica di non contraddizione applicata alla materia infinitamente molteplice. La logica di superficie (Posidonio di Apamea?), metonimica, non ha questo problema. La bilogica di Matte Blanco. Il concepire un uno e un molteplice è senz'altro un primo passo (per la logica non contraddittoria) ma il vero problema è quello del nesso fra l'uno e i molteplici. È questo che esprimono i classici greci. Questa difficoltà. Il rapporto fra nesso di conoscenza e nesso pratico, di trasformazione, aggiunge una difficoltà ulteriore. Il rapporto fra i concetti di forma e di soggettività (teorico/pratica — totalmente vuota ma anche individualmente determinata) ecc. costituisce un'altra questione, di importanza decisiva. Si potrebbe partire da qui: forma e soggettività.

Il problema della partecipazione ha un risvolto più generale nella spiegazione che Platone dà negli ágrapha dógmata della molteplicità delle Idee. Tale molteplicità sarebbe riconducibile a identità, attraverso la trasformazione di qualità in quantità (pitagorismo). Le Idee sarebbero formate da elementi semplici: la materia, infinito, Grande-Piccolo diade indefinita e l'unità, forma. Così lo stesso problema della partecipazione delle cose sensibili alle idee, sarebbe forse riconducibile a una alternanza quantità/qualità [benché sia non chiaro — a me — lo statuto ontologico dei numeri e grandezze di cui "sono fatte le idee"] e lo stadio "idee" sarebbe quello dei generi universali nella loro comprensione. Rientreremmo nelle esigenze logiche di Platone che, secondo Aristotele, avrebbero giustificato la invenzione delle idee, in un quadro, per il resto pitagorico-eracliteo! Il parmenideismo persistente starebbe nel fatto che la forma sarebbe l'uno. Per Aristotele si tratta di un evidente non senso (da un punto di vista che riconosce la realtà del molteplice).

 

Forma e soggettività: partire da qui23:

(A) La forma è unità del molteplice, è senso, è relazione, è pensiero e linguaggio: è soggettività. Ma anche il metonimico andirivieni.

(B) Azione-reazione è senso e soggettività, non essendo, però, forma; è linguaggio poetico: è soggettività? Si direbbe di no, benché sia una roba soggettiva (nel senso di immediatamente soggettiva — forse nel senso di soggettività immediata). Dove sta di casa lo spavento di Heidegger vecchio (che da giovane tanto non ne aveva, si direbbe) della tecnica (vedi intervista in parte in "Repubblica"). Forse c'è una familiarità fra la tecnica e la soggettività immediata. Paura, forse, della potenza di questa associazione. Ingiustificata: si autolimita-autoparalizza.

 

Passaggi (ABUSIVI) dall'idea di sviluppo alla "ideologia" della stagnazione variegata di sfumature di altre qualità (vedi forse Ruffolo) — dal taylorismo alla "società dell'informazione" (è la stessa roba, nella logica giusta, di Bravermann) — dal lavoro stabile al lavoro in generale (oggetto del sindacato), come conseguenza della società dell'informazione — ma la III Internazionale non lo diceva già, come conseguenza della crisi? La crisi del sindacato sarebbe causata dalla crisi dell'Europa sotto il tallone USA. Perché l'Europa della CEE sarebbe stata più progressista? dove è scritto? — Nel decennio Settanta tutto il "politico" è stato fuori dal movimento operaio tradizionale — eh no — non tutto. Quello di merda è stato dentro.

 

Tutti questi passaggi vanno messi nell'analisi sulla situazione sociale.

 

La crisi dell'Europa è il frutto della ristrutturazione. Prima andava più che bene.

Probabilmente una delle assi della ristrutturazione è non dipendere dai beni di consumo di massa. (Importante?)

 

Il debito non è un guaio — il guaio è non poterlo rimborsare. Se si può rimborsarlo si può anche consolidarlo. Il segreto di Pulcinella24.

 

Dopo. Riduzione del numero degli operai e deindustrializzazione del centro verso la periferia.

Non si lavora per lo più su dati mondiali relativi al numero degli operai: come c'è un decentramento dei salariati operai dalla grande fabbrica all'indotto (qualche dato Italia su Censis 85), così c'è decentramento dei salariati operai dal centro metropolitano alla periferia. V. Cartosio su "Primo Maggio" n. 25; vedi anche Bluestone — opuscolo su Pacifico: il 30% della forza lavoro delle aziende di Silicon Valley sono in paesi sottosviluppati e specialmente del Pacifico (effetto California).

 

Dibattito sulle leggi economiche del socialismo — articolo di Magdoff su n. 5/6 del 1985 di "Monthly Review".

L'articolo è utile perché mostra come gli economisti di regime dell'URSS abbiano inventato delle leggi dell'economia socialista, completamente cretine. L'unica questione rilevante riguarda la legge del valore, che sarebbe stata ripescata nel '52 da Stalin, dopo che non se ne parlava più (da quando?). Probabilmente basterebbe rifarsi a Marx — Critica del Programma di Gotha. Resta fondamentale che la legge del valore non ha mai spiegato i prezzi di mercato (da sola) nel capitalismo, né nel socialismo i prezzi amministrati; che ciò non è possibile e nessuno (Marx men che meno) lo ha mai preteso [vedere Maurice Godelier — Razionalità e irrazionalità nell'economia — Milano 1970]. Anche su questo gli economisti di regime dicono delle fesserie. La questione di fondo è che la applicazione piena della legge del valore ai prezzi non presenta alcun "vantaggio socialista" degno di essere perseguito. Sviluppare questo e tentare di spiegare il meccanismo di formazione dei prezzi amministrati (nella sua logica economica). Su ciò, ci sono altre note.

 

O'Connor deve servire per spiegare la fenomenologia della lotta di classe negli USA, su cui poi fare qualche ragionamento "scientifico", dato che i suoi non lo sono. O meglio O'Connor dà uno spunto per la lettura di questa fenomenologia, spunto che si perde in una razionalizzazione cervellotica.

 

La densità sociale porta all'affiancamento costante e stabile di aree con regole di conflittualità convenzionate, diverse. E perciò prevede, più frequentemente, conflittualità che escono dall'area convenzionata. Sono transareali.

 

Molto tempo dopo. Quando "diventare adulti" significa "morire dentro" e così "guarire da ogni male". La faccenda non mi riguarda (ancora).

 

Molto tempo dopo. La dominante sensazione di disgusto. La ricerca della segretezza, perché può essere impunemente negata. La ricerca della pubblicità segreta: la lettera depositata dal "notaio".

 

Nello stesso tempo: la questione aperta con successo da V. nel processo (ricordarsi che gli devo 2000 Frf.). La differenza fra democrazia e fascismo non sta nel diverso grado di atrocità con cui la dittatura della borghesia si esercita. Ma nell'uso del ceto intermedio degli opinion makers. Ceto caratterizzato da una relativa libertà (comperata dal denaro) nel primo caso e "amministrata" nel secondo. Si tratta di varianti che riguardano la questione dell'"opinione pubblica" e del "protagonismo di massa" e della "gestione di quest'ultimo". È evidente il vantaggio per gli oppositori nel caso della democrazia borghese, qualora sappiano utilizzare le pieghe del meccanismo dell'opinion making. Per gli analfabeti (e per la classe nel suo insieme) non cambia molto (vedi Salvatorino). La circolarità delle soluzioni riguarda i livelli di compattamento politico della classe dirigente (con relative radici strutturali). E né democrazia borghese né fascismo hanno gli stessi aspetti formali. La questione ha a che fare solo marginalmente con la questione delle "guardie bianche".

 

Argomenti: i vestiti di casa, le ciabatte, la casa che ci contiene o che noi conteniamo.

 

Di nuovo sugli argomenti di prima — poco fa. Gli spazi di legalità della democrazia borghese (nei nostri tempi) sono molto filtrati dalla possibilità di rappresentare delle questioni come questioni individuali (il mio diritto di pensare e dire anche su questioni collettive). Il "diritto" della collettività proletaria non è previsto.

 

Stoicismo e barocco: a proposito dell'ordine sociale saintsimonismo, stoicismo barocco, i veri orrori del cosiddetto "stalinismo" — le parentele (tipo Arendt) col nazismo ecc.

 

Molto tempo dopo. Da una parte annuncio di partenza. I ragazzi sono già partiti. Altre partenze ancora si annunciano. Forse un vero cambiamento.

 

La questione centrale da affrontare è questa: la cosiddetta nuova sinistra nasce con un marchio culturale minoritario e ribellista. Per una serie di ragioni da esaminare (non ultima l'offuscamento dell'immagine URSS, e il fallimento delle speranze di rivoluzione del dopoguerra). Minoritarismo di qualità (la quantità non c'entra): siamo fregati, ma resistenti. Tener duro (derivato dal radicalismo borghese, sostanzialmente reazionario), testimoniare i due casi del frammento A di Hegel. Nessuna fiducia nelle proprie idee e nelle proprie capacità. Nel carattere vincente del progetto comunista. Ciò fino alla lotta armata compresa, basta leggere ora le ricostruzioni autobiografiche dei suoi protagonisti. La pretesa della strategia togliattiana al progetto ancora egemone. era già fragile e la sua fragilità ha contagiato profondamente la cosiddetta nuova sinistra che a sua volta ha influenzato fortemente il PCI di ritorno (in un senso paradossale Colajanni ha le sue ragioni). È da questa situazione che bisogna uscire. Non si tratta per niente di un caso "italiano". Anzi, fino a un certo punto, il caso italiano, nel suo carattere anomalo, sembrava esente. Ma ora è completamente omologato. In ogni caso il marcio c'era fin dall'origine e ha una capacità di espansione straordinaria. Ha prodotto la sua sovrastruttura "filosofica" con la massima facilità. Bisogna essere coraggiosamente rétro. Bisogna attaccare su tutti i fronti PCI e nuova sinistra, delegittimare l'uso volpino che ne fa la reazione vecchia e nuova (Craxi è il più sensibile, per la sua storia politica — ma anche la DC conosce bene la questione). L'attacco al movimentismo è un momento importante nel quadro delle cose da fare.

 

X. su "Convoy" — Qualche tempo fa osservava che il PASOK25, dopo aver occupato il governo e più parzialmente lo Stato, ha "ufficialmente" annunciato che l'installazione del popolo al potere non era cosa fattibile, e che il meglio per il suddetto popolo era che occupasse spazi di autogestione nella società (come se nella società il povero popolo prima non ci fosse stato, chissà dov'era). Il governo del PASOK avrebbe avuto cura di aprire questi spazi. A parte che — per fare un esempio — l'elementare diritto alla radiofonia libera è stato di fatto imposto dalla destra economica e politica e che la battaglia per la televisione libera se si concluderà, si concluderà sempre per opera del sindaco di Atene o di Salonicco e non di organizzazioni popolari autogestite. Ci si domanda che cosa dovrebbero autogestire queste "organizzazioni" (per lo più intese come municipi). La risposta viene appunto dalla nuova sinistra ecologista che vedrebbe (in realtà non ha visto niente, ma c'è tempo) legalizzato il suo ghetto. In fase di ritardata modernizzazione, la Grecia, su questo fronte, vedrebbe precipitare i tempi e si porrebbe all'avanguardia. Anche l'"onesto" Rokko in sostanza ha lasciato il PASOK, sulla base del disegno di gestire l'associazione degli inquilini di piazza Exarchia, per allontanare gli spacciatori di droga e i poliziotti dalla piazza e farne... un luogo di incontro, di riunione pacifica, culturale della nuova sinistra. È la sinistra perciò che offre il terreno alla ghettizzazione e al consolidamento del carattere neosultanesco del potere nello Stato e fuori, dove conta. Il che per la Grecia non è neppure una gran novità. Su questo terreno è evidente che lo scontro riguarda ND.26 e PASOK, due apparati pronti al ricambio e forse anche alla coalizione. Al KK27, che ha fatto la guerra civile, e l'ha persa, non resta che adattarsi al ruolo sociale, ciò che in sostanza sembra disposto a fare e che chiunque gli lascerebbe fare, se rinunciasse all'essenziale su questo terreno, cioè alla sua relativa forza sindacale. Su questo terreno, il movimento sindacale, il PASOK ha ben dimostrato cosa intende per autonomia popolare nella società. In questa situazione il famoso popolo, con la direzione politica che si ritrova, non ha convenienza né a un PASOK troppo forte, né a una ND troppo forte; tende, come tende, ad astenersi, o a "votare" una ipotesi di "nuova sinistra" (in effetti in costruzione), come baluardo del movimento. Non è perciò vero che il panorama politico greco sia così arretrato rispetto alla situazione europea. È la Grecia un'area di nicchizzazione fallita a mezza strada (in parte come il Sud Italia, ma anche la Yugoslavia ecc.) — e se l'operazione è fallita al livello a cui l'aveva portata la giunta e la destra, è per la resistenza passiva delle masse che non sono coreane (con licenza parlando e col rispetto dovuto alle odierne lotte delle masse coreane). Con in più reali rivalità con la Turchia e reali interessi in Medio Oriente. Il fatto che l'industria di base del paese sia il turismo, strutturalmente ha prefigurato un tipo di proletariato che tende a espandersi in tutta Europa (terziarizzazione). Niente di arretrato, piuttosto prefigurante, invece. (Si capisce a livelli di sviluppo economico relativamente bassi, e probabilmente tali destinati a rimanere, nel quadro capitalistico.) Questo rapporto ottomano: sultano-movimento è un modello molto esteso (nato per quanto riguarda i socialisti europei dal loro ruolo di assumere il potere nella fase di crisi). ND ha meno possibilità su questo terreno. Anche la DC, infatti Andreotti cerca il "suo" movimento. L'assurdo è che gli "estremisti" di tutta Europa se la sono presa con i socialdemocratici (scimmiottando le vecchie polemiche della III) invece che con se stessi! L'anticonsumismo si è affermato quando i consumi tendevano a diminuire per iniziativa del capitale. Tutta la nuova sinistra (bisogna ormai comprendervi i p.c.), compresa l'area della lotta armata, ha combattuto e combatte dal suo sotterraneo, modelli arcaici e sempiterni o avveniristici. Mai la attualità, nella quale si destreggia male, per la ragione essenziale della sua sfiducia in se stessa. Esempi italiani dell'area della l.a.: contro il neogollismo (che peraltro...) la accoppiata inintelligibile Sossi-Coco (come se un magistrato cretino e un altro magistrato criminale fossero i sostegni dello Stato); il caso Moro, realmente il punto più alto dell'attacco alla DC (e non allo Stato) e come tale intelligibile e "intelletto", presentato come attacco a un futuribile asse DC/PCI (come tale obiettivo incomprensibile). La DC in definitiva ha risentito di attacchi politici e armati (anche) e anche per questo ha lasciato spazio a coalizioni sempre piu larghe (era proprio Mao che pensava a una alternativa di opposizione!). Questo strabismo (in Germania o in Francia contro la socialdemocrazia nemico principale e diabolico) non può che condurre all'impotenza costituzionale. Il primo articolo dovrebbe riguardare "il neosinistro pentito e convertito al rétro più rigoroso".

 

Dopo. In fondo l'idea di Raimondo Lullo (la Grande Arte) non è malvagia: questa nostra umanità storica, in tutta la sua dimensione spazio-temporale conosciuta, ha pensato sempre e ovunque le stesse cose, in termini simili, e sempre con le stesse soluzioni di fondo (anche con le stesse contraddizioni di fondo). I cambiamenti nel modo di pensare più importanti riguardano i modi differenti di esprimerli in modo da servire meglio le contraddizioni storiche materiali di volta in volta emergenti. Il che vuol dire che una storia del pensiero filosofico non è poi un granché di utile (si potrebbe tornare all'espressione sistematico-dogmatica), mentre la storia dei veri cambiamenti riguarda la materia naturale e sociale, la comprensione dei quali (certo non dovuti al mutamento delle idee) effettivamente muta, in relazione al loro stesso mutare. Una storia delle scienze naturali e sociali è molto più probabile di una storia della filosofia. Naturalmente una tale storia delle scienze naturali e sociali, non mancherà di essere fatta dal punto di vista "attuale". In termini moderni una "vocazione" umanistica equivale a una vocazione politica. Bisogna poi guadagnarsi da vivere, cioè mettere in pratica i progetti di trasformazione. Qui le più intrigate ambiguità si verificano. L'asservimento alle tecniche, quella della politica compresa.

 

Molto, molto tempo dopo. Nessuna partenza. Salvo, forse, il programma della mia.

 

Ritornando alle date: l'ultimo di maggio '90. La vergogna di non aver neppure pensato di andare a Corfù. La vergogna di non aver mai capito che lo sciopero della fame serviva a evitare la fucilazione. La vergogna di non aver capito che la reciprocità delle ferite non è una forma di guarigione. La vera importanza del nesso Befehl -> Stock28 e il rapporto di questo nesso con quello di irreversibilità. Tutto è parecchio più chiaro e freddo.

 

Oltre a 2000 Frf. che devo a V1 (e che non ho reso), devo ancora 1200 Frf. a V2 (fatto recente).

NOTE

1 Renato Curcio, Wkhy, Roma 1984. [n.d.r.].

2 Questa è la scoperta di Curcio (?).

3 A parità di condizioni [n.d.r.].

4 Mediazione-composizione [n.d.r.].

5 "Comincio con il chiamare movimento ogni desiderio; e più strettamente unito alla realizzazione pura del pensiero, esamino ogni tensione fino al suo esaurirsi..." [n.d.r.].

6 "l'essere fatto per essere dimenticato" [n.d.r.].

7 Nota a margine: queste stesse tendenze spingono le sue contraddizioni interne ad assumere la forma di guerre (coinvolgimento dello Stato) mondiali (dato il livello internazionale della pianificazione).

8 Nota a margine: fare divagazione sulla base sociale del fascismo.

9 Nota a margine: il secondo dopoguerra ha dato alla Francia l'esistenzialismo da cave, all'Italia il "Politecnico" ed il neorealismo. Dovevano averne di sensi di colpa, i francesi. Per non parlare dei tedeschi. Che cosa ha dato il secondo dopoguerra, ai tedeschi?

10Ogni determinazione è una negazione [n.d.r.].

11 Agamennone 38-39: "mi piace parlare a coloro che sanno e, per quelli che non sanno, dimenticare" [n.d.r.].

12 Ag. 36-37: "sulla lingua mi è salito un grosso bue" [n.d.r.].

13 Ag. 138: "fa orrore quel banchetto di aquile" [n.d.r.].

14 "so che gli uomini in fuga (seguono?) le speranze" [n.d.r.].

15 Ag. 140: "ma vinca il bene" [n.d.r.].

16 Ag. 177: "conoscenza attraverso il dolore" [n.d.r.].

17 Stirpe, famiglia. [n.d.r.].

18 Istinto, dolore ecc. [n.d.r.].

19 Non rimato — insensato. [n.d.r.].

20 Pratica sociale del proletariato [n.d.r.].

21 La rivendicazione di autonomia della classe operaia indipendente [n.d.r.].

22 La pratica sociale alla fine determina il grado di estrazione del plusvalore, il grado di crescita del capitale; oggi lo sviluppo capitalista è subordinato alle lotte della gente [n.d.r.].

23 Ricominciare da qui: il soggettivismo è riferito a (B) e solo a (B) — tutti i diversi tipi. La teoria della forma è quanto di più diverso e opposto a ogni soggettivismo. Questo va sviluppato.

24 Nota a margine: questo riguarderebbe la situazione economica. Debito T.M.: 700 miliardi $. Debito gov. USA: 1.400 miliardi $. Debito 1 anno (1984) USA: 100 miliardi $.

25 Panilinikò Socialistikò Kòma, partito socialista panellenico fondato e diretto da A.Papandreu [n.d.r.].

26 Nea Dhimokratia, partito della destra greca [n.d.r.].

27 Komunistiko Koma, partito comunista greco [n.d.r.].

28 Comando->bastone [n.d.r.].

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