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Movimenti e partiti

Movimenti e partiti

dattiloscritto, nvembre '88

Il movimento è tutto e niente, movimento molecolare della società civile, il senso generale appartiene invece a partiti politici. Separazione concettualmente indiscutibile. È il rapporto fra questi diversi campi dell'umana attività che non convince per nulla e per dirla franca è sbagliato.

1. Non esiste un muro tra vita sociale e vita politica: contraddizioni della vita sociale diventano problemi politici, così come decisioni politiche influenzano e determinano dinamiche sociali. D'altronde anche opporre in maniera assoluta particolare e generale è idealistico.

2. Tutta la vita sociale e il suo "movimento molecolare" può essere omogeneizzato solo per opposizione alla politica. Cioè il classico al buio tutte le vacche sono nere. (p. es. ciò significherebbe che si può riunire sotto la stessa categoria i tifosi della Juventus con il movimento per la pace; gli amatori di camicette Lacoste e il movimento per l'uguaglianza di diritti dei lavoratori immigrati).

3. È quindi necessario (ai nostri scopi) distinguere nel disequilibrio che crea il magmatico movimento societario quello che "in nuce", "per sua natura" contiene sviluppi possibili nel campo della politica (cioè la qualità delle contraddizioni) e la sua possibile incidenza politica (in termini di quantità)1, da quegli altri segmenti movimenti che comunque non avranno sviluppi politici.

In fondo non è un problema nuovo per i comunisti, quello del rapporto fra politico e movimento spontaneo del proletariato, sintetizzato nel "che fare". I "movimentisti" di oggi sono gli economicisti di ieri. Si sono solo allargate le frontiere di manifestazione e rivendicazione, che non sono solo più di natura economica ma toccano altri aspetti importanti della vita. La problematica è la stessa: come la rivendicazione economica tende spontaneamente al riformismo, così è per ogni altro movimento.

Tra l'altro questo fenomeno abbiamo potuto vederlo sotto i nostri occhi dal '68 in avanti. Contro gli economicisti Lenin sosteneva che bisogna portare il movimento operaio a fare politica e a non confinarlo nel suo rivendicazionismo economico (sua specificità). Lo stesso discorso è valido diretto ad altri movimenti, proprio perché spontaneamente anche loro tendono al riformismo. Se l'obbiettivo di far partecipare alla vita politica il proletariato metropolitano è un obbiettivo valido, esso non può essere raggiunto che con il lavoro politico all'interno dei movimenti del proletariato metropolitano perché è in questa forma che esso si manifesta.

È vero che la dinamica che presiede alla fondazione di un Partito è diversa qualitativamente dalle dinamiche che percorrono i movimenti; è anche vero che la ricerca di un rapporto corretto per far partecipare il proletariato metropolitano alla politica è questione fondamentale che non si può liquidare sostenendo appunto che sono cose diverse. Che ciascuno faccia la sua strada e poi si vedrà. Come se potesse esistere una politica rivoluzionaria che possa fare a meno della conquista dell'egemonia nei movimenti del proletariato metropolitano.

* Per l'autore sono possibili tre tipi di partiti: il borghese, il borghese radicale cioè fascista e il partito comunista rivoluzionario2. La svista dei partiti riformisti e/o revisionisti ha una certa logica se la si confronta alla conclusione. Cioè se il riformismo e il revisionismo non esistessero non si dovrebbe nemmeno lottare per conquistare egemonia e direzione politica nei movimenti del proletariato metropolitano.

* Una curiosa interpretazione del rapporto tra specifico e generale, tra particolare e universale, secondo cui poiché i movimenti partono dallo specifico-particolare l'unico modo di non tradirli sarebbe quello di esacerbare il loro carattere di "diversità", "alterità". Come se la radicalizzazione fosse possibile attraverso la menomazione delle diverse determinazioni formali a cui qualunque militante di un qualsiasi movimento non può non partecipare. Il militante antinucleare dovrebbe cioè (dimenticare) fare astrazione da qualunque altro momento, rapporto umano culturale politico lavorativo familiare. Chissà poi perché sarebbe tradire i movimenti agendo per una loro trasformazione dal particolare al generale, come se questo rapporto non esistesse nella realtà e quindi sia inutile cercare di farlo esistere come coscienza soggettiva.

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