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Confessione e autocritica di un movimentista pentito

Confessione e autocritica di un movimentista pentito

dattiloscritto, ottobre '87

Premessa

La categoria del movimento sociale: attività per un cambiamento che ha per argomento l'area del privato, di ciò che per definizione non è generale e non pretende di esserlo, che vuole affermarsi in quanto privato, espressione di un bisogno — in questo senso: minoritario, che lo componga sia la maggioranza numerica, sia la minoranza di uno. Categoria diversa da quella di gruppo di pressione (lobby), perché il gruppo di pressione cerca di modificare il generale. La differenza è all'incirca quella fra borghese e cittadino. Solamente che nella società contemporanea il "bourgeois" è stato sostituito, in questo ruolo, dalle diverse forme di proletariato metropolitano. Il proletario ha acquisito il diritto a essere un "privato", dal momento che il borghese si è condannato alla "cittadinanza" a tempo pieno. Tra lobby e partito non c'è una grande differenza (come vedremo, oggi e qui, ci possono essere tre tipi di partito: il partito borghese, il partito nazista e il partito comunista). Siamo sulla stessa linea di confine fra società civile e società politica, con l'avvertimento che, quando parliamo di movimenti, intendiamo quelle tensioni della società civile che non hanno alcuna ambizione a tradursi nella società politica, che oggi sono essenzialmente proletari e sono essenzialmente antiborghesi, antifascisti e anticomunisti. Essenzialmente antipolitici, corporativi nel senso più generale e meno ignobile.

Esempi

Qualche esempio. Prendiamo il movimento femminista. Donne che non vogliono essere scelte (l'aspetto sessuale è naturalmente, nella sfera del privato, fortemente simbolizzante di tutti gli altri). A loro non interessa che uomini maschi scelgano altri uomini maschi. Quello che conta è che le "movimentiste" (attraverso meccanismi di solidarietà e resistenza) non vengano — ciascuna e tutte — scelte. Cosa questo produca nel generale, non le interessa. Il generale si identifica con la scelta, con il potere. Non esiste sofisticata teorizzazione del "femminismo" che sia andata molto al di là di questo.

Prendiamo il movimento per la pace/contro la guerra/antimilitarista ecc. No ai missili, così evitiamo che quelli degli "uni" e quelli degli "altri" ci scoppino in testa. No al servizio militare, che è servitù, rischio di essere uccisi e di uccidere: vogliamo (davvero?) morire di morte naturale ecc. Cosa voglia dire, in generale, non uccidere e non essere uccisi non interessa i militanti di questo movimento. Basta che essi, per via di meccanismi di solidarietà e resistenza, non siano ridotti a uccidere o a essere uccisi.

Prendiamo ancora il movimento ecologico. I suoi militanti hanno lo scopo di difendersi dalle frane, dal veleno atmosferico, dai medicamenti patogeni ecc. Non di difendere l'umanità in generale dalla morte, perché essi consumano prodotti "genuini" frutto di lavoro mortale di altri, si deliziano di musiche riprodotte da macchine fabbricate mortalmente a Seul e Hong Kong. Invece dei prodotti Geygy, importano la radice della vita dalla Corea. Ciò che significhi in generale la loro difesa di se stessi, non li riguarda.

Prendiamo infine il movimento "prendiamoci la vita" degli extralegali. Quale è questa vita che dovremmo prenderci? L'esproprio difensivo (rubare per sopravvivere) si trasforma nella teoria dell'esproprio offensivo: la borghesia ci vuole vendere merda confezionata — noi non abbiamo i soldi per comprarla — dunque rubiamo e rapiniamo merda confezionata. La derisione del consumismo borghese si ribalta in iperconsumismo eroicizzato dalla sua extralegalità. È ridicola la moda Yves-Saint-Laurent. Ma rubare gli oggetti della moda extralegale, è eroico. Per questo è consentito morire. Ciò che in generale questo possa significare, non interessa. Il generale è la dimensione della povertà (assoluta e relativa) e della repressione.

Lode dei movimenti

Il fatto che i movimenti esprimono la logica della dissoluzione, della contraddizione infinita, in sostanza la logica del nulla, non significa che essi siano nulla. Anzi sono tutto, sono la natura. Prendiamo il singolo, il "ciascuno", i ciascuno di noi. Che rapporto vi è fra il nostro "ciascuno" e il movimento (o i movimenti) a cui prendiamo parte?

Voi ricorderete la dignità, il decoro sacro, nobile, utile a tutti, dell'egoismo borghese che (ingrandendo se stesso) creava, letteralmente creava, spazi di crescita per tanti piccoli proletari, spazi di vita materiale, spazi di sogno, e insieme terribili povertà per gli "sfortunati", morti disperate. Una materia che cresceva su se stessa, senza il governo di un dio. Nelle cui pieghe ammuffiva piano piano la malinconia del relativo, lo sdegnoso voltar le spalle a un assoluto non attingibile. Nondum matura. Numquam matura. La grandezza del borghese sine nobilitate.

Voi ricorderete, a questo punto, anche la decadenza, il decadimento, il decadentismo, la muffa che copre ormai tutto. L'egoismo del borghese consumatore, raffinato e suicidiario. Il privato consumatore borghese, perché il proletario continuava a sgomitare per spazi di vita materiale, per brandelli di sogni altrui, per sfuggire alla "sfortuna" della morte disperata; a cui è negata l'eleganza del suicidio (ovviamente non il suicidio).

Il proletario è collettivo prima di essere privato (filogeneticamente). Il "privato" non è più di nessuno. Putrefatto quello borghese, mai esistito quello proletario. Nell'origine il privato del proletario è vergogna, piaga colpevole. La sua dignità nell'essere una collettività, una vaga, per la maggior parte improbabile, classe. Ma il tracollo del borghese privato (ridotto a plutocrate: con i suoi conti in banca, le sue puttane, i suoi gorilla) apre uno spazio insperato. Se il protagonismo di classe tarda a consolidarsi, la dimensione collettiva però può servire a incoraggiare una dignità del privato proletario. Ecco che gli studenti non vogliono più studiare, le donne non vogliono più fare le serve, i soldati non vogliono più andare in trincea, i morti di fame vogliono andare in moto, se non in Mercedes. Tutti insieme. Si costituiscono i movimenti. E i borghesi-plutocrati, spiazzati, affannati, questa volta sono lì a imitare vigliaccamente e angosciosamente: dietro a nuovi filosofi, a psicanalisti guru, raccolti in miserevoli clubs rotariani, in logge massoniche, in circoli "culturali". Caro il prezzo di adesione. Per il resto stinte imitazioni di un qualunque movimento studentesco (per la maggioranza); per una minoranza: mafietta con i guanti bianchi. Movimenti comunque anche questi. Movimenti dell'ennesima generazione in copia carbone, smarrimenti. (Il movimento del plutocrate è nello stesso tempo comico e tragico: il suo leader è sempre Reagan).

Allora che rapporto c'è fra il nostro "ciascuno" e il movimento (o i movimenti) a cui prende parte? È, finalmente, semplice: il nostro "ciascuno" è il nostro prendere parte al/ai movimenti.

Chi dice più (in fondo chi l'ha detto mai, tolti i Buddenbrook): sono ammalato? Chi: ho voglia di fare all'amore? Chi: ho voglia di bere, di mangiare, di dormire senza sentir sbattere le porte della prigione, del condominio, dell'ospedale? Nessuno lo dice. Tutti diciamo: gli ammalati sono un movimento; anzi ogni tipo di malattia dà luogo a un diverso movimento. I ciechi sono un movimento, così i sordi, gli handicappati di ogni tipo. I frustrati sessuali sono un forte movimento. I drogati attuali sono un movimento e così gli ex drogati e i potenziali drogati del futuro. Se i movimenti non ci fossero, sarebbe il nostro "ciascuno" a non esserci.

Dunque i movimenti sono una versione, mediata dal collettivo, del nostro essere noi stessi. Non sembrerà poco. Togliamoci di torno, nell'essere noi stessi, e non rimane nulla. Dunque i movimenti sono tutto.

La lode dei movimenti non ha mai fine

Ma altre, e più pertinenti ai conflitti ideali e materiali di tutti i giorni, sono le lodi che possono e debbono essere fatte dei movimenti.

Un ordine, un ordine criminale, quello amministrato per conto dei plutocrati da mercenari di ogni risma (dai marines ai poliziotti di quartiere), è derisoriamente messo in questione dai movimenti. In questo senso essi sono puramente e semplicemente la vita contro la morte, la morte vera, quella senza senso. Se lo studente non studia, il militare non milita, la donna non serve, e soprattutto se il morto di fame non muore di fame ma sbafa (merda in scatola fin che volete): che dirà Rambo al suo padrone? Con quale faccia andrà a ritirare il salario della paura? Insomma se il "ciascuno" movimentista non paga l'imposta, come far quadrare il bilancio delle guerre stellari? E ancora come non provare sollievo dalle franche risate rabelaisiane rimbombanti nei movimenti — cioè in ciascuno di noi — che assiste compunto, incrociando le dita, al rito noiosamente inevitabile del giudice che assolve se stesso, e quindi, a cerimonia terminata, evade dalla chiesa, dalla famiglia, dalla galera, dalla tomba dove siamo stati (noi, movimenti) prematuramente sepolti: benché qualche "ciascuno" spesso ci resti. Tutte le ritualità sono ingoiate dai movimenti.

Una volta era il papa cui era riservato il privilegio di non credere in Dio. Ora siamo noi, i movimenti, a non crederci. Trionfo del laicismo. Non c'è più religione.

È anche ben vero che carattere del movimento è di muoversi, e che ogni mediazione con un altro movimento paralizza il moto. È anche vero che il movimento è tale perché tutti si muovono al suo interno, e che ogni mediazione fra il moto di ciascuno e quello degli altri trasforma il movimento in immobilità rituale. Dunque che i movimenti, sfuggendo a ogni determinazione, sono nulla. Ma insieme tutto: la natura. Vogliamo chiarire che non ci interessa più quel nulla e tutto che è stato il Servo di Dio, tentato dal diavolo nel deserto; quel nulla e tutto che è stato l'oltraggioso e assassino mercante di schiavi, creatore (nonostante) di razze fini, colte, quintessenziali; quel nulla e tutto che è stato l'ammuffito tenerume del gestore anonimo delle camere a gas. Questo nulla e tutto è stato. Oggi il plutocrate, le sue puttane e i suoi gorilla, eredita i brandelli di questo nulla e tutto. Si addobba con questi stracci, si chiama forse Reagan, forse Gorbaciov. Il "ciascuno" di noi che è parte dei movimenti, ne fa una rappresentazione derisoria. Se il re fosse nudo rischierebbe anche di essere bello. Il fatto è che i movimenti gridano da tempo, insistentemente, purtroppo per lui: il re è vestito, di stracci puzzolenti.

Percorrere i movimenti

I movimenti, per definizione, non possono essere classificati, raggruppati, magari fino a trovarne il denominatore unico, un movimento unitario. Il raggruppamento dei movimenti risulta da un procedimento pseudoconcettuale, che sostituisce all'uguaglianza l'analogia e al concetto una metonimia poetica. La irriducibilità dell'uno all'altro degli individui ha lo stesso fondamento della irriducibilità di un movimento a un altro e di ciascuno a tutti. Per così dire la loro vitalità sta nella loro differenza, nella loro tracotanza, nell'improntitudine con la quale affermano un bisogno, un gusto, una moda, rifiutandosi di fare i conti con ogni genere di compatibilità sia col generale che con gli altri particolari. Ve la immaginate una femminista che si dichiari disposta ad accettare una certa dose di servitù familiare e sessuale, qualora questo sacrificio rendesse più facile l'allontanamento delle basi americane? O un pacifista militante che accetti qualche missile americano in casa, qualora ciò fosse utile alla emancipazione delle casalinghe? E badate che questi casi sono tutt'altro che ipotetici. Gli zucconi revisionisti per l'appunto questo tipo di operazioni pseudoconcettuali hanno ridicolmente tentato. Hanno tentato, con penosi effetti inquinanti, di rendere ragionevoli (cioè secondo loro "razionali") i movimenti. Per esempio in Italia hanno promosso militanti del movimento gay dirigenti comunisti, cioè responsabili dell'orientamento politico (generale) dei movimenti delle tigri rosso-nere e dei diavoli nero-azzurri ecc. Anche i cattolici romani si sono distinti — con maggiore efficacia — in siffatti esperimenti. La loro lunga esperienza in merito, gli ha consentito di promuovere la masturbazione mistica di "comunione e liberazione" in un forte puntello della politica estera dell'on. Andreotti.

Ma è chiaro che, in questi casi, i poveri movimenti o si sono ribellati o ne sono risultati snaturati e svuotati.

L'unico modo in cui la cultura (e il potere) borghese sono riusciti a collocare gli individui irriducibili (e tutti lo sono) ma poveri in una cornice unificante, è stato quello della malattia, del carcere, del manicomio. Per i movimenti: il ghetto-i ghetti.

La ghettizzazione dei movimenti, corrisponde strettamente alla criminalizzazione degli individui. E ogni forma di collegamento-unificazione dei movimenti, corrisponde a una fase del loro processo di ghettizzazione. Come l'unico modo di "mettere insieme" gli individui irriducibili è quello di metterli in galera o in manicomio. Assai pericoloso è dunque l'intento di coloro che vorrebbero unificare i movimenti in un unico movimento alternativo. Essi, volendolo o no, aprono la strada alla ghettizzazione, alla criminalizzazione, alla psichiatrizzazione dei movimenti.

I movimenti non possono essere unificati, possono solo essere percorsi. Il fatto che possiamo passare da un movimento all'altro, attraverso una sorte di catastrofe rituale, implica che i movimenti abbiano un modo misterioso di essere in contatto gli uni con gli altri, un modo diverso da quell'"avere qualcosa in comune" che, come abbiamo detto, non sussiste. Torniamo al caso degli individui. Qualcuno si presenta a noi: "permette che mi presenti...", una volta fatta conoscenza, costui ci presenterà qualcun'altro ("permette che Le presenti...") di cui, così, faremo conoscenza. Noi facciamo dunque conoscenza di qualcuno che ci è presente. Questo modo particolare di essere — essere presente — e questo modo particolare di conoscere — conoscere ciò che è presente — è una categoria fondamentale dell'esperienza, che non può nullamente essere confusa con la conoscenza razionale, e ancora meno con quel rapporto particolare che nasce dalla valutazione morale. Si tratta invece del contatto sensibile ("superficiale" in senso positivo) con ciò che è presente in quanto altro, in quanto dissimile. Qualcosa abbiamo in effetti in comune con l'altro: il fatto di essere altro per lui, come lui è altro per noi. È un autentico mistero come le cose diverse siano presenti le une alle altre, avendo ciò solo in comune: di non essere l'una l'altra. Si tratta del mistero della natura in generale, il quale può essere sondato razionalmente o compreso eticamente, ma innanzitutto e al di fuori di ogni sondaggio e comprensione, esiste e si pone come problema.

I movimenti sono fenomeni naturali

Dunque i movimenti — e gli individui che li compongono e che esprimono — vengono prima di ogni ragionamento, prima di ogni scelta morale. Se essi non ci fossero ogni ragionamento sarebbe privo di oggetto, ogni scelta priva di direzione. È vano pretendere di giudicare della loro legittimità. Essi sono legittimi prima che qualsiasi problema di legittimità venga posto.

Da ciò il carattere di ipocrita tartufismo del movimentismo.

I movimentisti ragionano di movimenti, pongono ogni loro speranza, la massima fiducia nei movimenti. Con volto serio, e con allure scientifica, essi dicono: come sono avanti i movimenti, se si impongono ancora un po', un po' di più, il mondo cambierà. Oppure: come sono indietro i movimenti, non sono capaci di imporsi. Speriamo nel futuro. Nel primo caso corrono velocemente da un movimento all'altro, urtando e spingendo i militanti dei movimenti, agitandoli e sconcertandoli. Vecchi satiri, allievi del divino marchese, si muniscono di tenera sensibilità femminile, per infastidire le femministe, e generali a riposo, con tipico gergo da caserma, tuonano a favore dell'obiezione di coscienza.

Nel secondo caso, i movimentisti assumono un atteggiamento malinconico. Con un movimento extralegale così debole, non si può incoraggiare l'illegalità di qualcuno: meglio essere prudenti e aspettare il verde per attraversare la strada. Figlio mio, il movimento è così debole che ti conviene studiare il sanscrito, piuttosto che fantasticare di scienze alternative. Non abbiamo tutti esperienza della compresenza perenne dei due tipi di movimentisti, in qualsiasi fase dei movimenti? In generale si usa dire che i movimenti sono stati e saranno forti, ma che per ora sono deboli. In molti altri casi si usa dire che i movimenti sono fortissimi sempre e comunque, basta capirne la qualità rinnovata. Non siamo stati tutti (molti comunque) movimentisti di questa vaglia? Naturalmente la verità è che questi discorsi non hanno senso alcuno. Cosa vuol dire che i movimenti sono avanti o indietro? Avanti o indietro rispetto a che cosa? Il mondo non cambia per l'imporsi dei movimenti; rispetto a questo obbiettivo essi non sono mai né forti, né deboli. Il mondo semplicemente esiste perché esistono i movimenti e gli individui che li costituiscono e vi si esprimono. Altrimenti sarebbe come dire che ci auguriamo dei potenti terremoti, così la faccia della terra cambierà. Oppure: girando il caleidoscopio l'immagine muta all'infinito, ma dopo qualche giro il caleidoscopio si lascia riporre nella sua custodia. E nulla è cambiato: il caleidoscopio è sempre là.

Noi siamo dei chierici traditori

Il modo in cui gli individui, e i movimenti che li esprimono, esistono, come misteriosa compresenza del diverso, dell'altro all'altro, per via del suo carattere misterioso, costituisce un problema. Non vale interrogare i movimenti per risolverlo, non vale a questo scopo valutarli. Non c'è nulla da chiedere, nulla da giudicare. Con quale improntitudine posso realmente chiedere a una donna perché è stufa di fare la serva, o a un soldato come mai non si diverta alla vita di caserma, o infine a un morto di fame come mai non trovi attraente la trinità métro-boulot-dodo1? Che cosa c'è da indagare? Con quale ridicola presunzione savonarolesca potrei dare la linea: priorità alla lotta contro la droga, in secondo luogo la lotta per la liberalizzazione dell'hascisc, in terzo luogo riforma della circolazione nel centro urbano ecc.? Che cosa c'è da mettere in ordine?

Nella nostra adolescenza avevamo avuto sentore di un altro modo di procedere.

Esiste un lavoro che ha per scopo di svelare il mistero della compresenza dei movimenti e la cui pratica è oggetto di libera scelta (e dunque ha senso morale). Questo lavoro ha per oggetto il senso di trasformazione dei movimenti. Ciò non è evidente. Se la trasformazione dei movimenti non avesse senso (come del resto spesso viene detto), questo lavoro stesso non avrebbe senso e si tratterebbe della libera scelta dell'arbitrario fantastico, cioè del niente. Ma se questa trasformazione ha un senso (per quanto recondito) allora in questo senso si trova lo svelamento del mistero della loro compresenza. E questa trasformazione non può avere per oggetto nulla se non la loro propria essenza, cioè la loro diversità e complessità. E tale trasformazione non può avvenire se non nella direzione dell'aumento della diversità e complessità o nella direzione della riduzione della diversità e complessità.

Avevamo sentito dire che le due direzioni debbono essere prese in considerazione insieme.

Avevamo sentito dire, per esempio, che la società comunista sarà nello stesso tempo molto più semplificata e molto più complicata dell'attuale.

Magari porteremo tutti le stesse scarpe, ma saremo ciascuno capace di amare persone e cose, ciascuno a modo proprio e anche di scoprirne le verità più difficili da scoprire secondo procedimenti propri a ciascuno di noi. Le nostre case, che avremo comunque, saranno forse molto simili le une alle altre, ma fra quelle pareti così simili, ognuno di noi organizzerà il suo tempo profano nel modo che gli sarà più proprio. Le individualità e i movimenti che le esprimono, esisteranno in forma più complicata per i bisogni più complicati, e in forma più semplificata per i bisogni più semplici.

Che ci sono dei passaggi obbligati per arrivarci.

Che ne vale la pena.

Ma anche che la natura dei movimenti aveva un suo essenziale bisogno di comprendersi nel senso della trasformazione. Ed infine che la nostra libera scelta fosse quella di lavorare per questa comprensione. Abbiamo tradito questa vocazione. Abbiamo percorso i movimenti, senza piegarci sulla questione del senso della loro trasformazione. Abbiamo in primo luogo tradito i movimenti stessi, nella loro esigenza di capire il senso della loro trasformazione. Abbiamo tradito infine la nostra libertà di scelta del nostro lavoro, tartufescamente trasformandoci in competenti delle presunte legittimità e priorità del reale, che legittimo e prioritario lo è sempre stato, senza bisogno della nostra autorizzazione.

Siamo pentiti e dissociati. Vorremmo che ci fosse dato almeno il tempo di non lasciare un cattivo esempio.

La suprema laicità dei movimenti è affascinante e ci ha affascinato. Ma ora dobbiamo trovare le parole per correggere quel disprezzo radicale del ruolo dei chierici che abbiamo contribuito a consolidare. Esiste un "bisogno" e questo "bisogno" è "bisogna capire". L'oggetto di questo capire è il senso della trasformazione. Nulla garantisce che la trasformazione si verificherà. Se si verificherà, però, sarà solo nel suo senso. Perché si verifichi è necessario che la materia sociale ne acquisisca coscienza. Perché ne acquisisca coscienza è necessario che i chierici non tradiscano, che svolgano fino in fondo il loro ruolo, che scelgano liberamente il loro ruolo. I chierici non si riconoscono per la loro bella coscienza, ma per la efficacia del loro intervento organizzato. Per il fatto di costituire un partito, ai nostri giorni il partito dei comunisti.

I partiti dei nostri tempi

Come abbiamo già accennato, ai nostri tempi si danno tre possibili partiti: il partito borghese, il partito nazista e il partito comunista. Il loro carattere "clericale" e la loro netta distinzione rispetto al laicismo movimentista, li rende simili, ma per il resto sono quanto di più diverso si possa immaginare. Il partito borghese ha fatto della decadenza della società borghese una scienza sofisticata. Esso è precisamente il partito di quelli che sostengono che le trasformazioni dei movimenti non hanno senso. E che ogni mutamento non tende ad altro che a ricomporre un equilibrio statico, turbato da increspature di superficie, necessariamente prodotte da deviazioni marginali della struttura atomica del reale, che subisce il ritmico, continuo, inarrestabile impulso della vita e della morte. Il suo essenziale conservatorismo lo rende poco propenso all'intervento governante nella dinamica dei movimenti, considerati in sostanza addendi a somma zero. Rispetto ai movimenti assume in genere un atteggiamento cinicamente "liberale". In un certo senso di sprezzante tolleranza.

Il partito nazista è invece un partito rivoluzionario. Esso nasce fra i funzionari della borghesia, non rassegnati a marcire in compagnia dei loro padroni. I nazisti ritengono che il partito della borghesia si sia attestato in modo rassegnato alla stagnazione di un equilibrio sociale più o meno immobile, perché non hanno capito che l'uso della tecnica da parte di uomini di carattere, di dedizione assoluta, fanatica, di competenza professionale indiscutibile, può trasformare, quasi a piacimento, i movimenti sociali, manipolando bisogni e soddisfacimento degli stessi, quasi senza limiti. Questi nazisti esaltano il loro ruolo professionale (corporativo di funzionari, tecnici, scienziati, militari ecc.) e si immaginano eredi dell'aristocrazia precapitalistica, detentrice di un potere carismatico. Le esperienze lugubri di questo partito (che in gran parte gli sono state consentite dalla sua alleanza con il partito borghese contro i comunisti) non ne hanno in realtà diminuito la consistenza. Orientamenti fascisti e nazisti sono ben presenti nel nostro oggi e qui non è sempre facile depistarli a causa del loro naturale atteggiamento demagogico nei confronti dei movimenti. I nazisti sono presenti nei movimenti, con una tecnica manipolatrice non priva di efficacia. Essi credono nella trasformazione dei movimenti, benché in un'unica direzione: l'appiattimento delle differenze e l'incanalamento della forza naturale che ne risulta verso la conquista di un olimpo immaginario. Le più o meno stabili alleanze fra il partito borghese e quello nazista, ai nostri giorni, portano ai frutti più catastrofici e disperanti possibile.

Il partito comunista, infine, cioè il nostro partito, è il partito del senso della trasformazione dei movimenti verso una differenziazione sempre più grande delle differenze più sofisticate, radicata su una semplificazione delle differenze più elementari. È il partito dei proletari, quello dell'unico senso possibile (anche se non necessario) della trasformazione dei movimenti. Malauguratamente ci siamo spesso persi nella sfida dei movimentismi contro l'ipotesi di un equilibrio statico del partito borghese. Anche peggio, abbiamo spesso avuto paura di identificarci o essere identificati con la manipolazione nazista dei movimenti e ci siamo dispersi nell'infinito particolare essere altro e contro, perché volevamo essere sicuri di non cadere nelle repliche delle sfilate delle camicie brune. Siamo stati di palato delicato con i sabati comunisti2 e con le guardie rosse. Molto del nostro patrimonio è stato fatto sfumare ai margini del discutibile e dell'ambiguo. Abbiamo tradito il nostro ruolo di "chierici" della trasformazione comunista del mondo.

Poiché abbiamo deciso che non vogliamo perseverare nel cattivo esempio, anche per noi più di una semplice speranza resta aperta. Il nostro partito, dove già non c'è, può e deve essere ricostituito. La lode dei movimenti, cioè della realtà, non sarà l'ultimo dei nostri argomenti.

NOTE

1 Modo di dire francese: metrò-lavoro-dormire [n.d.r.].

2 Il sabato del lavoro volontario. Proposto e attuato nel 1919 da un gruppo di operai delle ferrovie di Mosca, viene sostenuto da Lenin e introdotto in tutta l'unione delle repubbliche il 1° Maggio 1920 [n.d.r.].

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