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Lettera per opuscolo Soccorso Rosso

Lettera per opuscolo Soccorso Rosso

Milano '77

Cari compagni,

nonostante che molte volte lo si ritenga scontato e superfluo, a me non sembra né sbagliato né inutile iniziare col ringraziarvi per il decisivo vostro impegno in occasione della mia ultima detenzione (maggio/agosto '77) tanto più che la mia scarcerazione a fine agosto è in grande parte il risultato della vostra mobilitazione.

Ma questa non vuole essere solo una lettera di ringraziamento. Vorrebbe essere anche un tentativo di bilancio del nostro comune lavoro di questi ultimi tempi e contenere qualche concreta proposta per l'immediato futuro.

Partiamo dal mio arresto, il 12 maggio scorso.

La imputazione più grave, quella che giustificava l'emissione dell'ordine di cattura, era quella di promozione di un associazione sovversiva: il Soccorso Rosso. Lascio perdere la confusione fatta dal dr. Deliguori (autore dell'ordine di cattura) fra Soccorso Rosso Militante e Soccorso Rosso Milanese: si tratta in sostanza di una questione secondaria.

Pochi giorni prima del mio arresto era stato arrestato il compagno Saverio Senese l'avvocato del Soccorso Rosso Napoletano. Nello stesso giorno del mio arresto veniva arrestato anche il compagno avvocato Giovanni Cappelli, la compagna Maria Elisa Benati e il compagno Gianni Morlacchi con le mie stesse imputazioni.

Non mi sembra improprio ricordare che negli stessi giorni inizia la discussione sulla abolizione (in pratica) dei permessi ai detenuti (5 maggio, prima deliberazione della Commissione giustizia della Camera) e sulla costituzione delle carceri speciali (Decreto interministeriale 4 maggio). Ci troviamo al centro della ondata controriformatoria. Gli arresti di Senese, mio, di Cappelli e degli altri compagni costituiscono un evidente tentativo di intimidazione nei confronti di tutti coloro che si occupano, da posizioni democratiche o di classe, del carcere. Nello stesso momento in cui i pochi spazi aperti dalle riforme all'interno del carcere vengono rigorosamente chiusi.

La battaglia comune contro il carcere come istituzione e le tante singole, ma collegate battaglie per alleviare anche di poco e temporaneamente le condizioni di detenzione di tanti compagni, di tanti proletari e sottoproletari reclusi si fa più difficile.

Certamente ci troviamo di fronte a una ridefinizione strategica del ruolo del carcere da parte del potere, nei confronti della quale noi stessi dobbiamo ridefinire le coordinate del nostro lavoro. Grosso modo io credo che possiamo analizzare in tre punti la nuova strategia carceraria del potere:

1. riconquistare il governo terroristico del carcere, attraverso la istituzione delle carceri speciali, bloccando il processo di risocializzazione (nel senso di politicizzazione nel conflitto sociale) che stava largamente investendo la popolazione detenuta;

2. sperimentare una tecnica di annientamento "pulito" dei detenuti ritenuti politicamente irrecuperabili;

3. costruire un vasto laboratorio di sperimentazione, di tecniche, di militarizzazione ed isolamento nei rapporti sociali, applicabile con varie modalità sia alla fabbrica che al territorio, nella previsione di un ulteriore crollo del consenso popolare al potere.

Gli avvenimenti in corso dopo l'estate '77 sembrano non troppo importanti per i disegni del potere.

Le caratteristiche sociali della popolazione detenuta sono state verosimilmente sottovalutate dagli "scienziati" del ministero.

Dopo le incertezze dell'agosto '77, nell'autunno/inverno si è diffusa una vasta protesta ("gli scioperi della fame") che ha avuto come primo obiettivo la abolizione delle carceri speciali. Paradossalmente la polemica sulle carceri speciali rischia di divenire un nuovo tema di aggregazione e di politicizzazione all'interno delle carceri normali.

In più, i detenuti delle carceri speciali hanno finora dimostrato una grande capacità di resistere e di reagire al "trattamento speciale". Non possiamo nasconderci che questo fatto potrebbe spingere il potere a soluzioni più direttamente omicide, tipo Stammheim.

Va ascritto a merito della compagna Franca Rame di aver aperto, nel mese di agosto, una vasta campagna di stampa sulle carceri speciali con una clamorosa visita e reportage (su "La repubblica") sul carcere dell'Asinara.

Nel contempo sia Medicina Democratica che Magistratura Democratica hanno preso iniziative importanti contro le carceri speciali. Il fronte preconizzato da Bonifacio è stato così scompaginato.

Nello stesso tempo una serie di iniziative internazionali di cui il S.R. si è posto promotore (compagna Krause, compagna Moller ecc.) hanno sufficientemente evidenziato, trovando discreta eco nella stampa, il carattere internazionale del disegno controrivoluzionario nel quale si inserisce appieno la politica carceraria italiana.

In questo contesto, ho cercato e cercherò anche io di continuare a dare il mio contributo.

Come sapete, da più di due anni sono sospeso dallo insegnamento (unica mia fonte di sostentamento, dato che il lavoro di avvocato oramai lo svolgo solo a titolo gratuito) e se non fosse stato per l'aiuto dei compagni del S.R. non solo non avrei potuto continuare il mio lavoro sul carcere, ma non avrei avuto neanche di che mangiare. Comunque, grazie a questo aiuto, dopo la scarcerazione (fine agosto '77) ho ripreso a visitare le carceri e a difendere in processi politici e relativi a c.d. "reati carcerari" (sommosse, oltraggi ecc.).

Attraverso il contatto con i detenuti ("politici" e non) e con le istanze esterne (democratiche e di classe) che si occupano del carcere, spero di poter contribuire a rifondare le coordinate del nostro comune lavoro.

Resto dell'idea che, anche nella nuova situazione, la battaglia di fondo da condurre è quella per la abolizione del carcere come istituzione. E che strumento di questa battaglia sia lo sfruttamento di ogni spazio esistente o creabile per rompere quell'essenziale isolamento di cui il carcere è fatto.

Da ciò lo sforzo di mantenere una rete di medici, avvocati ed operatori sociali che possono tenere contatti costanti con l'interno del carcere. Da ciò lo sforzo di sensibilizzare le istanze dell'area democratica ed i momenti del movimento di classe al problema cruciale del carcere.

Il potere ha voluto arricchire la mia esperienza facendomi trascorrere "all'interno" qualche mese nel '75, qualche mese nel '76 e qualche mese nel '77.

Vedremo come si metterà nel '78.

Cari compagni, sono certo che il nostro lavoro comune darà i suoi frutti, anche se ci vorrà ancora molta pazienza. Vi ringrazio ancora della solidarietà morale e materiale che avete dimostrato nei miei confronti e auguro a noi tutti buon lavoro.

Saluti comunisti.

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