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Lettera al Soccorso Rosso

Lettera al Soccorso Rosso

Carcere Busto Arsizio, novembre '75

Carissimi compagni,

da quel che leggo sui giornali ("La Prealpina", "Corriere della Sera", "Giorno" — i giornali "politici" non mi vengono acquistati), vedo che vi date molto da fare. Francamente non mi aspettavo tanto. Comunque, dato che la mobilitazione c'è, mi sembra indispensabile orientarla in senso offensivo e non puramente difensivo. Dico ciò perché, stante le poche forze di cui disponiamo, mi sembra utile impiegarle nel modo più proficuo. Ne abbiamo discusso tante volte. La questione di fondo mi sembra questa: recentissimamente polizia e carabinieri italiani si sono dichiarati entusiasti dei metodi della polizia svizzera (alla conferenza sulla criminalità di Ginevra — primi di settembre scorso). In particolare dei sistemi di sequestrare segretamente gli imputati, di non consentire loro alcun contatto con la difesa e di tenerli a tempo indeterminato in isolamento assoluto. Così, ha detto, mi sembra Li Donni, le prove non vengono inquinate e la verità viene a galla — si suppone — dalla stessa confessione degli imputati. Si tratta della visione del processo penale che aveva Torquemada, il quale peraltro non manca di meriti per quanto riguarda i progressi della scienza del processo penale. Mi diceva recentemente un avvocato svizzero che anche lì qualcuno parla di riformare la procedura penale e come è noto se ne parla anche in Italia. Ma ciascuno ha i suoi maestri, e il dr. Cioffi ha i suoi. Lui è un altro ammiratore della polizia svizzera e dei suoi metodi e dell'attuale procedura penale svizzera. La sua linea è chiara: prima ti arresto e poi, quando ho tempo e voglia, ti spiego perché. Intanto resti a meditare sul tuo triste destino. Ma il dr. Cioffi non è il solo. L'uso e l'abuso della direttissima e della sommaria in Italia è ormai un fatto compiuto (specialmente per imputazioni cosiddette "politiche" e naturalmente "di sinistra") e così la vanificazione degli spazi della difesa, sia come fatto tecnico-avvocatesco, che come fatto di controllo politico da parte della opinione democratica sul processo. È questa linea poliziesco-giudiziaria che va combattuta, come un terreno reale sul quale la acutizzazione della crisi politica si manifesta. Più avanti ancora si va con la Legge Reale che stabilisce "prima ti sparo — magari alla schiena — e poi ti chiedo chi sei". Ultimo esempio di ieri: quello del compagno Pietro Bruno di Roma, di cui spero vi occupiate (ovviamente è lui che è piantonato in ospedale, e gli agenti dormono tutti nel loro letto); infatti mentre si sa che era lui a lanciare bombe molotov non si sa chi abbia sparato. Si dovrebbe presumere che, invece, chi è in grado di sapere la prima cosa, dovrebbe sapere anche la seconda. Non appena i nostri poliziotti e giudici avranno assorbito anche la lezione della Germania Federale, si faranno anche più disinvolti. Il che sta a significare che, almeno su questo terreno, l'aspetto principale della contraddizione è la forza repressiva della borghesia ed è pericoloso farsi delle illusioni in merito.

Se è vero che le lotte operaie e popolari hanno innalzato il livello della contraddizione, non hanno però ancora fatto diventare l'offensiva proletaria l'elemento principale della contraddizione stessa (come mi sembra invece stia avvenendo in Portogallo, nonostante tutto). Ogni illusione in merito è catastrofica. E il fatto che la giunta di sinistra di Milano si faccia carico dell'obbiettivo di trasformare i cittadini tutti in poliziotti (come in svizzera ed in Germania), e che Napolitano si faccia carico della "lotta" contro l'assenteismo, significano appunto ciò (l'elemento principale resta ancora la forza repressiva della borghesia) e non il suo contrario, (l'elemento principale diventa l'offensiva proletaria). La situazione non è affatto decisa ed anzi siamo ancora in netto svantaggio tattico. Il fatto che non basta alzare il livello della contraddizione per mutarne il segno è, mi sembra, la lezione di fondo del '68. E finché l'avversario saprà rispondere in modo efficace, non c'è innalzamento di livello che comporti capovolgimento del segno della contraddizione. Non c'è automatismo di sorta fra questi due movimenti.

Non credo che siano grandi novità: il problema è di applicarle alla concreta odierna società italiana, senza farsi prendere in giro dal miracolo del 15 giugno o dal miraggio del governo delle sinistre.

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