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Amsterdam è una farfalla

presentazione del romanzo Amsterdam è una farfalla martedi 29 novembre, ore 18:30, Libreria Centofiori Piazzale Dateo, 5 Tel 02 7381670

Ne approfittiamo dell'occasione per autocitarci e per ripassare un pò di storia di bici, città e rivoluzione, grazie ad uno sfacciato copia e incolla dal sito di un grande facinociclista fiorentinoi, a sua volta copiato dallo stesso guarnaccia, che sarà presente martedi sera in libreria

Biciclette bianche e altro di Matteo Guarnaccia

. . . La patafisica, il movimento anticipatore del surrealismo creato dallo scatenato Alfred Jarry è indissolubilmente legato alla sua fiammante bicicletta da corsa. La scoperta dell'LSD da parte dello scienziato svizzero Albert Hofmann nel 1943 è tutt'uno con la sua mitica pedalata fatata per le vie di Basilea. Difficile pensare alla lotta di popolo dei vietnamiti senza lo strabiliante sistema di rifornimento condotto da sgangherate biciclette che attraversavano i sentieri nella giungla portandosi in groppa persino gli obici. Uno degli strumenti infallibili per misurare la civiltà di un paese è lo spazio che esso offre ai propri ciclisti (paesi scandinavi in testa, paesi mediterranei in coda).

In Olanda agli inizi degli anni ‘60 in pieno boom automobilistico, proprio quando tutti, ma proprio tutti, sognavano la loro bella quattroruote, si fanno notare degli strani personaggi che vanno totalmente controcorrente.

Sono i Provos, un gruppo di anarchici dadaisti e zuzzurelloni, a cui spetta la palma di avanguardia di quella contestazione giovanile che verso la fine del decennio infiammerà l'intero occidente. I Provos nutrivano un senso di frustrazione e di rigetto nei confronti della società consumista e alienante, per usare le loro parole, si sentivano in questo mondo "come ciclisti su un'autostrada". Scelsero la bicicletta come santo strumento tribale, arma comunitaria contro i comportamenti antisociali degli automobilisti che agivano (e agiscono) indisturbati contro l'ambiente coperti dalla grande industria e dalla polizia.

Gli automobilisti amorevolmente coccolati dagli spacciatori di petrolio e dai cementificatori, erano (e sono) il "braccio armato" di uno stile di vita che ormai andava inesorabilmente modellando la geografia del pianeta. Il piano era (ed è) distruggere il tessuto umano dei quartieri storici creando un mondo in cui fosse impossibile andare a scuola, al lavoro, a far la spesa, a curarsi e a divertirsi senza poggiare il culo su un autoveicolo, senza pagare il balzello all'industria e allo stato e senza devastare il territorio).

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approfondire l'organizzazione dell'ordito nel telaio a tensione

Il telaio a tensione è un congegno estremamente semplice, non ha una costruzione a se stante ma è composto dai fili di ordito mantenuti aperti e in ordine da bacchette di legno opportunamente legate. . .

http://it.m.wikipedia.org/wiki/Telaioatensione

PiRretto

seguendo le indicazioni sul Pi Shawl di Elizabeth Zimmermann provo a realizzare un berretto a foggia di basco

(16) 123(32) 456(64) 789101112(128) 131415161718192021222324(256) 252627282930313233343536373839404142434445464748 (poi proseguo lavorando in tondo le 256 m iniziando a contare alla rovescia)

  1. . . sino al 24 giro dove eseguo un calo pdg ogni due maglie

tornando così ad avere 128 m dalle quali faccio una costa 2/2 sino al giro 6 da cui proseguo con una maglia rasata che chiudo a 0

global petition for a free and open Internet

Right now, the US Congress is debating a law that would give them the power to censor the world's Internet creating a blacklist that could target YouTube, WikiLeaks and even Avaaz! Now if we stand with key members of the US Congress, we can defeat this attempt at global Internet censorship.

Sign the petition

I-cord

L'I-cord non è un mero cordoncino in maglia, è un cordoncino in maglia realizzato lavorando con due ferri di un gioco a due punte. Mi è capitato, nelle istruzioni di certi schemi su pubblicazioni italiane di leggere l'indicazione di fare un cordoncino tenendo una sola maglia su ognuno dei tre ferri, dal lavorare alternativamente. Faticoserrimo! Per fare un cordoncino di questo tipo, è sufficiente montare da tre a cinque maglie su un ferro a due punte, quindi si iniziano a lavorare normalmente a dritto con un altro ferro. Alla fine della piccolissima riga, anziché voltare il lavoro, lo si spinge all'altra estremità del ferro e, tirando bene il filo, si ricomincia a lavorare a dritto. Come per magia, spunterà il cordoncino. Con tecniche particolari si può lavorare un cordoncino simile per bordo direttamente sul margine del lavoro, sia in verticale che in orizzontale.

(fonte)

babbucce

http://www.inventati.org/noviglob/org/immagini/babbucce.jpg

  • lana greggia grigia
  • ferri n. 6

i-cord di 3 m per la lunghezza di una spanna; 1 f dir; sempre a punto legaccio inizio degli aumenti (intercalato ritorto) tra la prima e la seconda e tra la penultima e l'ultima maglia per ogni ferro sino ad avere 41 m; 20 ferri sempre a punto legaccio; inizio i cali: 1 pdg tra la seconda e la terza maglia e ins2dir tra la terzultima e la penultima per ogni ferro; finisco con un i-cord; cucio una spina centrale con una fettuccia ottenuta da una amera d'aria di bicicletta

Basco a maglia legaccio – uno schema in italiano

http://blog.leiweb.it/hobby-e-casa/2009/11/27/basco-a-maglia-legaccio-uno-schema-in-italiano/

In effetti, leggendo lo schema con attenzione, a me risalta una cosa: che non ci sono aumenti tra il bordo a coste e il corpo del cappello (la tesa). Il basco si basa su un bordo molto stretto e sopra una tesa morbida ae larga. Inoltre, dalla foto pare chiaro che le diminuzioni siano in linea, quindi da fare ogni 14 maglie la prima volta e poi ogni 13, ogni 12 ecc. A mente e senza aver lavorato il capo io modificherei così le istruzioni. Per prima cosa monterei 71 (e non 74) maglie per il bordo, lavorato il bordo a coste lavorerei gli aumenti così: 3 dir, 1 aumento, * 5 dir, 1 aumento * ripeti da * a * finché non ti restano 2 m, 2 dir. A questo punto dovrei avere 85 maglie (una in più, serve per le diminuzioni e la cucitura), a occhio e croce. Si prosegue a legaccio per 13 cm, terminando con un ferro dal lato rovescio (mettete un filo di colore contrastante che pensola sul davanti dopo 3-4 ferri dall'inizio, sarà facile riconoscere il dritto) quindi si prendono cinque anellini marcapunti (anche de fili di lana in colore contrastante vanno bene, chiusi a cappietto e infilati sul ferro tra le maglie). Nel ferro seguente (dritto del lavoro) lavorate 14 maglie e inserite un cappietto o anellino e così via fino a esaurire gli anellini. Avete marcato il punto in cui andrà eseguita la diminuzione. Lavorate un ferro dal lato rovescio e siete pronte a iniziare le diminuzioni. Da qui in poi a ogni ferro del lato dritto lavorate fino a 2 maglie dal cappietto e fate la diminuzione (suggerisco di farla con l'accavallata o lo SSK che si inclinano dalla parte giusta, ma essendo legaccio anche 2 dir assieme vanno bene) Alla fine del ferro avete 15 m senza cappietto, qui fate la diminuzione sulla terzultima e penultima. Andate avanti così finché non vi restano 8 maglie e chiudete il lavoro.

Finiti i giochi: si viene al dunque

[ Movimento per la Decrescita Felice ]

Sergio Cabras

Nel mezzo della comprensibile euforia per quella che sembra esser la fine della ventennale parabola politica di Berlusconi, mi sembra utile richiamare l'attenzione sull'incredibile rapidita' e facilita' con cui il premier ha dovuto stavolta, diversamente dal suo solito, rassegnarsi a lasciare il posto (e con cio' probabilmente presto ad uscire del tutto di scena).

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I cambiamenti climatici disegnano nuove mappe del globo <2011-11-14 lun>

[ Movimento per la Decrescita Felice ]

Andrea Bertaglio

Centomila abitanti da traslocare nei prossimi trent'anni su un'isola artificiale, una piattaforma galleggiante da due miliardi di dollari, per sfuggire all'innalzamento del livello del mare dovuto ai cambiamenti climatici: ipotesi ormai presa in seria considerazione dal presidente dello Stato insulare di Kiribati, in Oceania.

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Accesso alla terra: una proposta concreta

[ Movimento per la Decrescita Felice ]

Campiaperti, Bologna

All'interno di Campiaperti è nato un gruppo di lavoro sull'accesso alla terra che attraverso la rete nazionale di "Genuino Clandestino" si è collegato ad altre persone e realtà che in tutta Italia condividono questioni pratiche e una visione comune.

(continua)

video musicali che usano la maglia

http://vimeo.com/moogaloop.swf?clipid=31424892&amp;server=vimeo.com&amp;showtitle=1&amp;showbyline=1&amp;showportrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1

Knit One Knit All, il libro postumo di Elizabeth Zimmermann

Elizabeth Zimmermann oltre ai libri pubblicati nel corso della sua vita ha lasciato un autentico tesoro di modelli pubblicati solo nelle sue newsletter periodiche o rimasti negli appunti. Sono questi materiali che il nipote Cully Swansen ha raccolto per comporre Knit One Knit All. Elizabeth Zimmermann's Garter Stitch Designs, una raccolta di pattern basati sulla maglia legaccio o, quantomeno, che non prevedono maglie lavorate a rovescio.

Mitered Cardigan lavorato da MonikaZ in Felted Tweed Dk di Rowan ©MonikaZ

I modelli comprendono, come si nota dalla gallery di Ravelry, molti cappelli, tra cui il particolarissimo Nautilus che campeggia anche in copertina, numerose variazioni della classica Baby Surprise Jacket, e soprattutto una serie di maglioni, gilet e cardigan caratterizzati da costruzioni insolite, da classici ispirati al folklore tedesco (come il Ribbed Drindl Top in costa brioche o la classica giacca tirolese) fino a capi decisamente modernisti come il Mitered Cardigan o lo Yoked Top.

Spesso i modelli derivano da appunti trascritti in fretta quando non da schemi schizzati a penna o a matita su foglietti volanti, bella la decisione di Cully, in questi casi, di inserire il disegno o l'appunto originale. Questo significa comunque che le istruzioni sono fornite lello stile tipico di EZ, sintetiche e aperte a numerose opzioni di personalizzazione.

Knit One Knit All è disponibile su Amazon.com o al sito della casa editrice Schoolhouse Press. Aderisce agli standard Green Circle – Eco-friendly Books.

Per chi tinge la lana

Oggi stavo parlando con il titolare del mio LYS e mi ha detto che una volta faceva tingere della lana in base ad un suo campionaria di colori

non lo fa più ma ha della bellissima lana grezza, pettinata 4/10 (classico sport) matasse di 100g e la vende a 3 euro/matassa di 100g

ne ha tantissima (ha parlato di più di 100kg)

se qualcuna è interessata, contattami via messaggio privato qui su ravelry

Come usare, adattare e progettare cartamodelli per lavori a maglia

Il titolo è piuttosto verboso, invero, ma riprende letteralmente il titolo in inglese How to Use, Adapt and Design Knitting Patterns. Si tratta di un manuale che approccia la creazione di capispalla dal punto di vista sartoriale, usando cartamodelli e toiles come guida per la realizzazione dei capi. Un approccio piuttosto professionale ma reso approcciabile da una scrittura semplice e scorrevole e da una notevolissima chiarezza esplicativa. Particolarmente interessanti poi sono i capitoli in cui vengono spiegate le costruzioni di svariati tipi di scollo o di manica, sempre articolando la spiegazione sui principi generali anziché focalizzandosi su dettagli troppo stringenti.

Nel complesso è un interessante libro di maglia per magliste avanzate e già autonome nella lavorazione di capi di grandi dimensioni seguendo un modello e che vogliono rendersi più autonome per "costruire" capi di loro gusto o per adattare i modelli delle riviste italiane, sempre in taglia unica, do solito la 42, in capi indossabili dal proprio fisico. Meno interessante, mi pare, per chi aspira a diventare designer e a creare modelli da distribuire.

Sam Elliot e Sidney Bryan, Come usare, adattare e progettare cartamodelli per lavori a maglia (Cucito, ricamo, tessitura), Il castello, 19,50 (How to Use, Adapt and Design Knitting Patterns: How to Knit Eactly What You Want, Every Time – with Confidence, 14.99 £)

Salviamo il paesaggio e Prepariamoci a detestare il buono che avanza

[ La Terra Trema ] Il 29 ottobre 2011, nel nostro territorio, a Cassinetta di Lugagnano, è stato presentato il Forum Nazionale "Salviamo il paesaggio, difendiamo il territorio", assemblea a cui hanno aderito e partecipato oltre 500 persone, centinaia di associazioni e movimenti provenienti da 17 regioni italiane.

Il Forum vuole sviluppare sensibilizzazione in merito al consumo di territorio agricolo e fermare l'avanzata di cemento e asfalto. La prima azione concreta vuole essere l'elaborazione di una proposta di legge di iniziativa popolare che arresti lo scempio e tuteli paesaggio, suoli e territori. Da subito abbiamo accolto questo Forum positivamente.

Su media e all'assemblea di presentazione abbiamo saputo della presenza di Slow Food e del suo fondatore Carlo Petrini. Una presenza per noi fuori luogo. Consideriamo Slow Food veicolo di una visione di agricoltura gravemente elitaria, che si apre solo alle belle forme di un pubblico agiato e poco dialoga con i forzati dell'hard discount; veicolo di un'Expo ancora poco trasparente, che a tutt'oggi e malgrado tutto puzza ancora di cemento, appalti e affari poco chiari. Slow Food nel nostro territorio, anche se sollecitata, non ha mai preso posizione contro quei progetti infrastrutturali che minano queste terre, come la Milano-Malpensa, o il progetto per l'inceneritore. Malgrado abbiano eletto Abbiategrasso a Città Slow ci hanno risposto in più occasioni di "non voler far politica". Con queste premesse oggi Petrini e Slow Food vogliono effigiarsi a paladini della tutela del paesaggio e della difesa dei territori del paese intero!?!

Siamo intervenuti durante il forum in modo determinato per chiarire le nostre ragioni e quelle di altri partecipanti, tra i promotori, gli agricoltori del territorio e non solo. La nostra idea di paesaggio è frutto di un percorso lungo 10 anni e ha a che vedere con il lavoro dei contadini del nostro territorio e di tutta Italia, con i movimenti di cittadini che qui si sono uniti contro tangenziali e inceneritori, ha a che vedere con le lotte che abbiamo attraversato in Val Susa. Abbiamo un'idea di paesaggio che è indissolubile dalle persone che il paesaggio lo attraversano, lo vivono e lo determinano; e collochiamo l'idea astratta di un bel paesaggio al centro concreto di un luogo che ha anzitutto imparato ad accogliere e ascoltare. Tutti.

Pensiamo che la tutela del paesaggio, quando è concreta ed efficace è atto rivoluzionario, è rivolta, ma che è concreta ed efficace solo quando smuove la terra, quando vive e freme nei territori, quando crea nuove modalità di confronto, nuovi canoni sociali, nuovi modi di vivere la comunità. Pensiamo di dovere imparare dalla Valsusa, dalle persone della Valsusa, dai loro sguardi, dai volti dei vecchi e dei figli, non dagli evanescenti pacchetti preconfezionati dai "brand" di settore, dalle tessere associative o di partito. Pensiamo che siano quelle lotte, anche aspre, difficili che bisogna supportare, che queste siano argomento di tutti, e che altrimenti sarà feuilleton, esercizio di stile, azione effimera ed inefficace.

Ci sta a cuore perché è nella nostra storia e nelle nostre corde, ma non ci basta più essere solo coproduttori, non è più sufficiente, non siamo gli acquirenti onesti e coscienziosi della decrescita felice, siamo gli incazzati, siamo gli stravolti da politiche insulse che ci hanno portato fino a qui. Di tutto questo difficilmente troverete traccia su giornali e televisioni. Le rivoluzioni, i bei cambiamenti, le svolte storiche non passeranno dalle testate dei giornali, e dalle televisioni. Per questo saranno per noi più belle e reali. Comunque vadano a finire. Se ritenete continuate a guardar bella televisione di sinistra e a leggere i professionisti dell'antipolitica, dell'anticasta, dell'antiberlusconismo. Continuate. Noi vi suggeriamo di preparvi a detestare il buono che avanza.

Folletto 25603 / La Terra Trema

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LANGHE DOC Storie di eretici nell'Italia dei capannoni

[ La Terra Trema ] Un documentario di Paolo Casalis

"Un pastore, un produttore di pasta, una produttrice di vino. Tre storie di eretici, perché pensano e agiscono in modo diverso, per raccontare il degrado sociale culturale e paesaggistico dell'Italia dei capannoni, secondo la definizione data nel film da Giorgio Bocca. Quelle di Maria Teresa, Silvio e Mauro sono storie di chi ha intravisto un futuro che non gli piaceva e lo ha rifiutato. Sfide ancora aperte che forse non saranno mai vinte: loro si muovono in una direzione, il mondo in un'altra, del tutto opposta"

http://www.langhedoc.it

un altro paio di maniche

filato 1

filato 2

esecuzione

monto 60+1 m e le lavoro per 3 f a mt

1 f a mr d

monto sul gf e proseguo per 10 cm a costa 2/2, poi faccio un aumento ir al centro di ogni coppia di m diritte (20, 20, 15, 20)

passo al filato 2 e faccio 2 giri a mr facendo un ir per portare a (20, 20, 16, 20) m

inizio un punto traforato (ins2dir, g)

a 39 cm faccio due ultimi giri con il filato 2 (non facendo l'ultima g per avere nuovamente (20, 20, 15, 20) m) e un giro con il filato 1, poi reinizio la costa 2/2 realizzando un calo in una costa 3/2

legenda

  • d: diritto

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HacKnitting

le note che avevo preso prima di passare all'utilizzo di "org" per la realizzazione del sito possono essere consultate alla pagina HacKnitting

In The Loop: Knitting Now

Just when you thought you had read them all, here comes another book on knitting. This one however has a unique approach. Instead of listing quirky artists and modish projects, In the Loop unravels knitting through disciplines as different from each other as taxonomy, psychoanalysis, history and literature (more precisely 'knit lit'). Each of the contributors of the book, whether they are artists, tapestry maker, scholars, costume designer or fashion designers, is challenging any expectation and perspectives we might have on knitting.

The book is divided into four main sections: Rethinking Knitting, Narrative Knits, Site and Sight: Activist Knitting and Progress: Looking Back. . .

http://we-make-money-not-art.com/archives/2010/06/in-the-loop-knitting-now.php

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Elizabeth Zimmermann: Pi Shawl

Elizabeth Zimmermann (August 9, 1910 – November 30, 1999) was a British-born knitter known for revolutionizing the modern practice of knitting through her books and instructional series on American public television.

Though knitting back and forth on rigid straight needles was the norm, she advocated knitting in the round using flexible circular needles to produce seamless garments and to make it easier to knit intricate patterns. She also advocated the Continental knitting method, claiming that it is the most efficient and quickest way to knit. . .

Original patterns

Other patterns and techniques for which she is well known are the so-called "Pi Shawl" a circular shawl that Zimmermann claimed was formed by regularly spaced increases based on Pi – as she said in her book Knitter's Almanac, "the geometry of the circle hing[es] on the mysterious relationship of the circumference of a circle to its radius. A circle will double its circumference in infinitely themselves-doubling distances, or, in knitters' terms, the distance between the increase-rounds, in which you double the number of stitches, goes 3, 6, 12, 24 and so on." The shawl is not, however, based on Pi in any special way, but only on the property common to all two-dimensional shapes in Euclidean geometry that all dimensions increase by the same factor at the same rate; the circular shape is simply created by regularly spacing the increases). . .

http://en.wikipedia.org/wiki/Elizabeth_Zimmermann

The history of guerilla knitting [24th Chaos Communication Congress]

"Guerrilla knitting" has a couple of meanings in the knitting community - to some, it merely means knitting in public, while to others, it means creating public art by knitted means.

Contemporary knitters feel very clever for coming up with edgy language to describe their knitting, but the truth is that. . .

http://events.ccc.de/congress/2007/Fahrplan/events/2358.en.html

KnitKnit: Profiles + Projects from Knitting's New Wave

KnitKnit, an artist's publication dedicated to the intersection of traditional craft and contemporary art, was founded in 2002 by artist Sabrina Gschwandtner.

KnitKnit issues 1-7 with their limited edition covers are now included in the permanent collections of the Fine Arts Library, Fogg Art Museum at Harvard University, the New York Public Library, and The Museum of Modern Art, New York- anyone can make an appointment with those institutions to read the KnitKnits there.

Table of contents for each issue, and information about contributors and events (KnitKnit receptions, film and video screenings, art shows) can be found here.

http://www.knitknit.net/

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The Omnius Manifesto

A Program for the Occupy Movement Something to Be For

In order for change to happen it is not enough to be against greed or even for stricter government regulation and corporate accountability, you have to have a program, a plan to make this change. And this program has to be well thought out, rooted in a deep understanding of the present system and a high but also practical vision of the changes that have to be made. The whole systems economics paradigm of the Omnius Manifesto is that vision and is a true plan of action to change the system that forms not only our economy, but also our very consciousness.

Over two decades ago, Dr. Jeff Eisen started to develop his ideas and techniques to shift human consciousness. In time these crystallized into Omnius and PsychoNoetics, and in the past year have been embodied into the PsychoNoetic Science Institute (PSI). Two years ago Jeff drafted the Omnius Manifesto, his proposal for a way of shifting human consciousness by shifting the present economic paradigm, but it is not until now, with the birth of the Occupy Movement, that the energy has arisen that could make it become a reality. As the Occupy Movement well understands, now is the time for humans to realize their oneness and their unity with earth. In our fragile world that threatens to break apart in so many ways, it is crucial to recognize our common enemies that can only be conquered if we pool our resources and proceed as "everybody-all-at-once."

The Omnius Manifesto not only details what needs to be done, but also explains how to do it and why it must be done that way. It is a true integral solution, one that will completely revise the economic paradigm and benefit the 99% of humanity being represented by the occupy movement, including the billions of people employed by the national and multinational corporations. But the solution is larger than the Occupy Movement presently imagines. Shifts in consciousness do not come about without serious intervention and as long as we are ruled by a system which is incompatible with the well-being of humanity and the ecosystem which supports it, we will be at psychological odds with ourselves.

We can try to change human consciousness, but the truth is we are not going to succeed very well if we neglect to change the system that forms it. In fact, for the most part the very people who are trying to change things eventually face the choice of either bucking the system and being made powerless by it, or joining and being corrupted by it. Truly the only hope is to change the system itself.

There are many proposals on how to fix the capitalist system and the corporations it spawns, but most are looking to either elevate the consciousness of management (with the idea that an increase there would trickle down the ladder of corporate practices), or elevate the consciousness of consumers (with the idea that informed buying would influence corporate practices from the bottom up.) Despite the considerable merits of these initiatives, we fear they are doomed to only a moderate success, so long as the way that the corporations profit does not reflect their consumption of resources, both natural and human.

Instead, the idea of profit must be redefined

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