Mag 172012
 

A chi ci legge: chi scrive è un gruppo di prigionieri attualmente chiusi a San Vittore.

Si dice: le carceri sono sovraffollate, perciò la condizione delle persone dentro è diventata disumana. Si arriva a chiedere un’amnistia o anche solo un indulto o comunque un atto di clemenza per riportare un po’ di umanità nelle condizioni interne. Il governo dice qualcosa di fumoso mentre nel concreto, con il sostegno del parlamento, aumenta le pene in quantità (es: oltraggio, possesso di droga, “spaccio”, recidiva ecc…ecc…) e in tempo di galera. Lo Stato insomma affolla le carceri con delle leggi che criminalizzano atti, comportamenti, scelte imposte dalla crisi ad un crescente numero di persone, immigrate comprese, colpite dal licenziamento, dall’impossibilità di trovare un lavoro, dalle tasse, dal crollo della busta paga ecc…ecc… riteniamo importante, per contribuire alla conquista di qualcosa di concreto, rivendicare un’amnistia però generalizzata a tutti i “reati”; mettiamo in secondo piano l’indulto perché, a differenza dell’amnistia, prevede in caso di ri/arresto nei successivi cinque anni il ripristino delle pene condonate. Vogliamo specificare le conseguenze che rendono ancora più importante la lotta contro la criminalizzazione e la necessità del carcere. Sovraffollamento delle carceri significa sovraffollamento delle celle, cioè, impossibilità pressoché totale in cella di movimento fisico, d’intimità, di attenzione, rispetto proprio e di chi è concellino (coinquilino strettissimo); un bagno, un rubinetto per sei o nove persone; impossibilità di lettura, studio, scrittura, riflessione; supremazia del rumore addomesticante della tv; l’igiene è un terno al lotto. Sovraffollamento vuol dire anche sovraffollamento del cortile dell’aria dove ginnastica e calcio sono difficili perché in contrasto con la densità delle persone in piccoli spazi, con l’assenza d’acqua corrente, con i cessi intasati e puzzolenti; vuole anche dire intasamento e ingiallimento spaventoso delle doccie. A questa situazione va unito, per essere completata, quanto segue: pestaggi e umiliazioni praticati dalle guardie contro chi non accetta di essere trattato come uno schiavo, come e meno di un animale; trattamento questo che colpisce in particolare le persone immigrate perché in generale mancano di sostegno diretto di famigliari e aggravato dall’assenza della lettura, della visione poiché a San Vittore vengono venduti solo giornali e riviste in italiano e la tv diffonde solo programmi in italiano (Mediaset, La7, Rai); la brutale distribuzione della colazione e degli altri pasti perché compiuta senza mestoli, pinze, recipienti con rubinetti; la riduzione delle ore d’aria dalle quattro ore al giorno ministeriali a tre, a volte ridotte perché in quelle ore è compreso il tempo della doccia; così si è chiusi in cella 2×4 metri quadrati in 5-6 persone per 21 ore al giorno; spesso i prigionieri catalogati “malati psichici” o comunque da tenere sotto stretto controllo, vengono costretti in una condizione di vero e duro isolamento, senza fornello, impossibilitati a scambiare cibo, parole, una condizione che spesso finisce nella tragedia del “suicidio” – com’è successo nel febbraio scorso anche in questo carcere ad Alessandro Gallelli. .

Del resto queste ultime “malattie” vengono generate da tensioni psicologiche proprie alla coercizione carceraria, aggravate dalla pressione fra prigionieri, fra questi e il comando. In una parola il carcere ammala, uccide; è tempo di liberarsene.

San Vittore, aprile 2012

Comunicato dei prigionieri del carcere milanese di San Vittore, aprile 2012. Ricevuto e diffuso dalla redazione di OLGa