Nov 122017
 
L'Aquila 24/11 - Solidarietà con Nadia Lioce A FIANCO DI CHI LOTTA DENTRO LE GALERE CONTRO IL 41BIS

fonte: Pagine contro la tortura Sono passati 14 anni da quando la compagna Nadia è rinchiusa all’interno delle sezioni a regime di 41 bis. Il 24 novembre a L’Aquila ci sarà la terza udienza che la vede sotto processo per aver osato dimostrare, tramite una battitura, di non essere stata ridotta al totale silenzio dalla vendetta dello stato. Le persone rinchiuse all’interno del circuito del 41bis non hanno la possibilità di far uscire la loro […]

Nov 122017
 
Libertà per tutti i compagni e tutte le compagne coinvolt* nell'operazione "Scripta Manent"

La data d’inizio del primo grado del processo contro i compagni e le compagne coinvolt* nell’operazione “Scripta Manent” è stata fissata al prossimo 16 novembre. Il processo si basa, così come evidente dal nome dato all’operazione, in migliaia di atti ossessivamente accumulati dall’accusa, che per l’occasione ha nome Sparagna. Ossessione zelante, certo, ma anche strategia già vista in precedenza: una così enorme quantità di atti può solo significare avere in mano ben poca cosa rispetto […]

Ott 272017
 
19 novembre - Presentazione del libro "Correvo pensando ad Anna", discussione e cena benefit @ L38 Squat (Roma)

“Quando partì la protesta, iniziammo subito a battere sulle sbarre con le gavette, partecipando al concerto che si era scatenato in sezione,condito di slogan e urla alle finestre. Il rumore era assordante. La collera sembrava moltiplicarsi per mille. Le voci scavalcavano i recinti del carcere. Proprio questo era il punto. Bucare le mura. Giungere alle orecchie della gente. Rendere l’indisciplina un vettore di legame sociale” DOMENICA 19 NOVEMBRE ore 18:00 Presentazione del libro “Correvo pensando ad […]

Ott 252017
 
24 novembre processo a Nadia Lioce - Presidio davanti al Tribunale di L'Aquila ore 9.00

fonte: Pagine contro la tortura Sono passati 14 anni da quando Nadia Lioce è rinchiusa all’interno delle sezioni a regime di 41bis. Il 24 novembre a L’Aquila ci sarà la terza udienza che la vede sotto processo per aver osato dimostrare, tramite una battitura fatta con una bottiglia di plastica, di non essere stata ridotta a totale silenzio dalla vendetta dello stato che la vorrebbe, invece, annientata. Le persone rinchiuse all’interno del circuito del 41bis […]

Ago 202017
 
18 agosto a San Ferdinando: in assenza di ruspe ci pensano associazioni e sindacati

  Fonte: pagina facebook “ Comitato lavoratori e lavoratrici delle campagne” Ieri, 18 agosto, dentro la tendopoli abbiamo aspettato l’arrivo di polizia e istituzioni in modo pacifico e molto determinato. La sera prima, in un’assemblea insieme anche ai solidali di diverse parti d’Italia, avevamo scelto i nostri portavoce per esporre ancora una volta le nostre richieste. Prima di tutto l’accesso ai documenti per tutti e tutte (permesso di soggiorno, residenza e passaporto), poiché senza non […]

Ago 202017
 
AMBURGO ESTATE 2017: CI SONO, CI RESTO!

Riceviamo e diffondiamo   Fonte: https://nantes.indymedia.org/articles/38349  https://paris-luttes.info/hambourg-ete-2017-j-y- suis-j-y-8550 Lettera di un detenuto del G20 del giorno 14.08.2017, dal carcere di Billwerder ad Amburgo. È passato quasi un mese e mezzo da quando sono stato arrestato durante il dodicesimo vertice del G20, ad Amburgo, in una città assediata e presa in ostaggio dalle forze dell’ordine, ma che ha anche visto nascere per l’occasione una contestazione locale e popolare molto importante. Decine di migliaia di persone, se non di più, affluendo da tutta l’Europa, se non da più lontano, si sono incontrate, organizzate e si sono trovate insieme a discutere, sfilare per più giorni in un grande slancio di solidarietà e coscienti di poter subire in ogni momento la violenza e la repressione della polizia. Per l’occasione è stato costruito, addirittura, un immenso tribunale di polizia, in un prefabbricato, allo scopo di sanzionare nel più breve tempo possibile ogni tipo di contestazione contro questo vertice internazionale. Il mio arresto, come quello di molti/e compagni/e, si basa solo sulla sacrosanta parola della polizia, quella di una brigata addestrata per infiltrarsi, osservare e pedinare “le sue prede”(quarantacinque minuti nel mio caso, per un presupposto lancio di oggetti..), finché una volta isolate, trovano la possibilità di arrestarle mandando colleghi che intervengono velocemente, violentemente, senza lasciare nessuna scappatoia. Eccomi quindi rinchiuso in questo luogo primordiale per il buon funzionamento di un ordine sociale globale, utilizzato come strumento di controllo e di gestione della miseria, essenziale per il mantenimento della loro “pace sociale”. Il carcere agisce come spada di Damocle al di sopra di ogni individuo cosicché sia pietrificato davanti all’idea di trasgredire le regole e al diktat di un ordine stabilito “metro, lavoro, consuma, dormi”, al quale nessun dominato dovrebbe sfuggire per così essere alienato dalla propria vita, sempre in orario, senza mai battere ciglio. Così anche durante il secondo turno delle presidenziali, nel corso delle quali si aspettavano da noi che stessimo “En Marche” oppure  che morissimo, preferibilmente in maniera lenta e silenziosa. Il diritto non avendo vocazione ad assicurare il bene generale e nemmeno a essere neutro è l’espressione di una dominazione sempre più aggressiva, istituita dai potenti per garantire loro proprietà e sicurezza e quindi paralizzare, sanzionare, emarginare chi non vede le cose allo stesso modo o chi non si piega. Al di là dei casi di militanti/e detenuti/e, in genere abbastanza sostenuti/e e messi/e in primo piano in queste situazioni, perdurano anche e sopratutto i casi di uomini e donne abbandonati/e alla brutalità e alla crudeltà della reclusione carceraria. Qui il lavoro è retribuito un euro all’ora, di cui la metà è percepibile solo una volta liberati/e. Nella mia sezione i detenuti in detenzione provvisoria o per pene brevi (dai sei mesi ai quattro anni) sono principalmente rinchiusi per un motivo solo: la loro condizione e origine sociale. A parte il personale, pochissimi provengono dal paese ospite, tutti sono stranieri, rifugiati e/o precari, poveri, indeboliti dalla vita. Il loro crimine: non sottomettersi alle “loro” regole del gioco, nella maggioranza dei casi rivolgendosi alla vendita di stupefacenti o commettendo scippi, truffe, in  solitaria o in gruppi organizzati a diversi livelli. La reclusione è un pilastro primordiale di questo sistema e non si può criticarla senza attaccare la società che la produce. Il carcere, non funzionando in autarchia, è il tassello perfetto di una società basata sullo sfruttamento, la dominazione e la divisione sotto svariate forme. “Il lavoro e la prigione sono due pilastri essenziali del controllo sociale, il lavoro essendo la migliore delle polizie e il reinserimento un ricatto permanente.” Un pensiero per i compagni/e italiani/e colpiti/e da un’ennesima ondata repressiva, in particolare agli imputati nell’indagine “sull’ordigno […]