ISRAEL DAY FESTA NEGAZIONISTA!
Posted on | May 23, 2012 | Comments Off
“Se mai, al giorno d’oggi, c’è stato uno scontro chiaro e definito fra il bene e il male, fra il diritto alla difesa e l’attacco, fra la democrazia e la dittatura, fra la cultura della libertà e quella dell’odio, fra un mondo che fa capo all’Iran e agli Hezbollah, quello del terrore internazionale, e il mondo liberaldemocratico… se è rimasto nella nostra cultura il sogno di battersi contro ciò che odia la democrazia, i diritti umani, il buon senso e infine anche la pace… se ci spinge il desiderio di contrapporsi ai luoghi comuni che dilagano in Europa nel consueto segno dell’odio contro Israele, questo è il momento.”
Fiamma Nirenstein, “E’ giunto il momento per un Israele Day?”, L’occidentale, 6 gennaio 2009
Per la precisione, il momento al quale si riferisce Nirenstein è l’operazione piombo fuso, la più vigliacca campagna militare condotta dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese. Il paradigma di un conflitto asimmetrico, caratterizzato da un uso sproporzionato delle più sofisticate armi di distruzione di massa e il conseguente blocco della Striscia di Gaza, nel quale un milione e seicentomila palestinesi sono ancora oggi costretti in miseria e isolamento. E’ interessante quanto emblematico notare come la necessità di un “Israel Day” in Europa sia stata agitata proprio mentre le bombe a grappolo israeliane colpivano scuole e abitazioni, tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. Lo Stato di Israele, oltre ad essere storicamente il gendarme occidentale in Medioriente, rappresenta, nella sua pratica di dominio quotidiano nei confronti della popolazione arabo-palestinese, un autentico laboratorio del controllo e della repressione. La striscia di Gaza, in modo particolare, funge da vero e proprio lager a cielo aperto: una concentrazione urbana densamente abitata in cui sperimentare armi al fosforo bianco, tecniche di contro guerriglia e sistemi di controllo a distanza. Tuttavia, un tale dispositivo necessita di un certo consenso per poter continuare a puntellare l’impalcatura instabile della propria legittimità ad esistere assassinando. E’ un tratto storico distintivo per lo Stato di Israele: ancora prima della sua fondazione nel 1948, Israele ha sempre dovuto ricercare giustificazioni bibliche alla propria esistenza e alle proprie guerre. Con l’avvio della guerra globale al “terrorismo”, Israele e i suoi fondamentalisti hanno cavalcato con decisione l’idea di uno scontro finale tra due civiltà. Quella di un Israel Day celebrativo, in contrapposizione alla tragedia palestinese (Nakbah), è un’idea estremamente reazionaria nella sua semplicità: celebrare lo Stato di Israele, la sua legittimità a perpetrare la guerra e l’apartheid in ragione di uno scontro tra civiltà oramai ineluttabile. Una colossale mistificazione storica per negare la tragedia di un popolo, magari abbinando gli stand eno-gastronomici e le brochure turistiche sulle spiagge di Tel Aviv alle crociate umanitarie della presunta civiltà giudaico cristiana. In realtà, la scorciatoia medievale dello “scontro tra civiltà”, al quale si rifà giulianamente la “compagna” Nirenstein (ex lotta continua ora deputata PDL), serve solo a celare la nefandezza di uno stato di dominio, il prodotto storico di un progetto nazional-capitalista fondato militarmente sulla rapina dei territori, il saccheggio di risorse naturali e la segregazione razziale. Per questo Israel Day è paradossalmente una “festa” negazionista, in quanto cela l’occupazione e nega, appunto, la tragedia palestinese. Del resto, se Israele festeggia perché mai dovrebbe esistere una nakbah per chicchessia? La rinnovata festicciola bipartisan sulle sponde del Ceresio (teatro per la pagliacciata sionista dell’anno passato) si ripropone questo maggio con uno slogan sobrio e leggero: “ISRAELE SIAMO NOI”! Quasi un invito collettivo ad imbracciare le armi per Eretz Israel. Del resto, la Svizzera le armi le produce, ma soprattutto le vende e può a giusto titolo sentirsi Israele per un giorno, magari pasteggiando olive e arance in piazza Dante. Come l’anno scorso, si annuncia la presenza dei maggiori esponenti dei partiti locali, dei preti, dei sindacalisti e dei rabbini. Ospite d’onore per l’occasione la stessa Fiamma Nirenstein, ideatrice della kermesse in Italia e ispiratrice del titolo di quest’anno (Israele Siamo Noi è anche il titolo del suo ultimo libro). Facile intuire come gli stessi convenuti al compleanno dello stato assassino grideranno alla riprovevole recrudescenza dell’antisemitismo in Ticino, confondendo ancora una volta vittime e carnefici, storia e appropriazione indebita della memoria. Dal canto nostro, non possiamo che gridare il nostro rifiuto libertario all’assimilazione con qualsiasi Stato di dominio e alla vile complicità con Israele e il suo genocidio.
Noi non siamo e non saremo mai uno Stato che legittima l’apartheid come prassi quotidiana, nascondendola sotto la parola “sicurezza” (tanto cara anche ai nostri governi), che costruisce un muro alto più di otto metri per impedire ai palestinesi di accedere ai propri campi, alle scuole e agli ospedali, espropriando altra terra, case, fonti di vita.
Noi non siamo e non saremo mai uno Stato che dalle alture siriane del Golan, occupate militarmente dal 1967, si appropria di 450 milioni di metri cubi di acqua all’anno, lasciandone solo 22 ai palestinesi.
Noi non siamo e non saremo mai uno Stato che nega al popolo palestinese la possibilità di muoversi (costruendo check point lungo il suo perimetro e dentro il territorio altrui) ed il diritto al ritorno per tutti coloro che sono stati costretti a lasciare le loro terre durante le guerre e l’occupazione.
Noi non siamo e non saremo mai uno Stato che viene definito “unico stato democratico del Medio Oriente”, ma che nei suoi 63 anni di storia ha continuamente alternato guerre ad alta e a bassa intensità.
Noi non siamo e non saremo mai uno Stato che tra il 27 dicembre del 2008 e il 18 gennaio 2009 ha bombardato la Striscia di Gaza portando in soli 24 giorni alla morte di oltre 1.500 persone, utilizzando su civili armi illegali persino secondo la Convenzione di Ginevra, come le cluster bombs ed il fosforo bianco.
Noi non siamo e non saremo mai uno Stato che dal 2006 condanna gli abitanti della Striscia di Gaza ad un assedio e ad un embargo totali e permanenti, impedendo l’ingresso di materiali da costruzione come di altri moltissimi beni, anche di prima necessità.
Noi non siamo e non saremo mai uno Stato che, attraverso una campagna mediatica scaltra e feroce, vorrebbe farsi scudo di uno dei maggiori scempi compiuti all’umanità, l’olocausto nazifascista, per continuare impunemente a non rispondere dei suoi sistematici attacchi alla vita quotidiana del popolo palestinese e dei suoi progettati e sistematici atti di guerra e di distruzione della storia del popolo palestinese.
Noi Restiamo Umani!
Noi Siamo la Palestina!
CS()A Il Molino
Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti
Posted on | April 29, 2012 | Comments Off
PRESIDIO CONTRO RAZZISMO E ABUSI DI POLIZIA Ennesimo pestaggio razzista delle forze
dell’ordine
Nuova violenza razzista di Stato giovedì notte a Lugano. Verso le 23.00 Bakari, cuoco senegalese con documenti italiani e regolare permesso B, si trova dalle parti del cimitero a parlare con un amico. Passa una pattuglia di polizia, si ferma e si avvicina ai due. Da subito appare evidente che gli agenti vogliono provocare. “Dammi i documenti negro di merda!” e un agente gli mette le mani al collo, stringendo con forza. Due donne si avvicinano e chiedono spiegazioni agli agenti che, di fronte alla proteste, spingono in macchina il senegalese. Protetti da occhi indiscreti partono le botte: ripetuti pugni alle costole, fino all’arrivo di un’altra pattuglia che carica l’altro ragazzo. In via Beltramina, Bakari viene di nuovo ripassato dalla “comunale di Lugano”. Nuovi pugni, insulti e la firma del verbale con la forza. Verso le 02.00 di mattina, tre ore dopo, viene rilasciato senza verbale, con un semplice bigliettino scritto a mano che lo invita a ripresentarsi l’indomani alle 20.30. Bakari è conosciuto a Lugano. Cucina per varie feste e situazioni i suoi piatti africani. Bakari ha un figlio e una moglie e parte dei poliziotti che hanno partecipato all’operazione li conosce. Ma ha la pelle nera e, di questi tempi, in Ticino come altrove, essere “diverso” non va bene. Poco importa se vieni da paesi lontani o dal confine, se viaggi in modo inconforme o se lotti contro questa società imposta, se ami diversamente o se vai allo stadio per aggregare. Con intensità di violenza diversa, la tua sicurezza è a rischio denunce, botte, scomuniche, galera, riformatorio, ospedale.
31.03 SEMPRE E OVUNQUE NO TAV!
Posted on | March 22, 2012 | Comments Off
DAL TICINO ALLA VAL SUSA IL TERRITORIO È DI CHI LO ABITA
Probabilmente in molti si chiedono perché stiamo portando la nostra solidarietà a una Valle che si batte contro la costruzione della linea del treno ad alta velocità (TAV) tra Torino e Lione. Innanzitutto pensiamo che questa lotta di donne, uomini, bambini e anziani ha qualcosa d’incredibile. Un cammino cominciato più di 20 anni fa che ha saputo intrecciare esperienze, vite e provenienze diverse. Un esempio concreto di come ci si possa opporre alle imposizioni e agli interessi di politici, multinazionali e banche. Una perfetta dimostrazione di come si possano rifiutare collettivamente le grandi opere devastatrici, imposteci sotto il nome di Sviluppo.
> Leggi tutto e guarda le foto dell’azione alla stazione FFS di Lugano
Libertà per tutti e tutte gli arrestati/e!
CSOA il Molino
ATELIER SOLIDALE, CENA POPOLARE, DOCUMENTARI, DIBATTITI E CONCERTI
A SARA’ DüRA: LA VAL SUSA NON S’ARRENDE!
Impiccateci più in alto!
Posted on | February 8, 2012 | Comments Off
Martedì scorso presso l’addomesticata università della Svizzera italiana, davanti a una platea orfana di studenti, si consumava l’ulteriore, insopportabile, gesto della marmaglia black block, eversiva e terrorista.
All’interno della sedicente università di comunione e genuflessione, baluardo semi privato del pensiero unico dominante, abbiamo partecipato a un pubblico gesto per smascherare il recente autore dell’arresto di 41 persone, colpevoli di lottare contro l’imposizione del Treno ad Alta Velocità in Val Susa. Dagli anni settanta ai “suicidi” in carcere di Sole e Baleno, dal movimento studentesco del 2009 ai No tav di oggi la caccia al nemico dell’ordine borghese è stata senza tregua. E oggi come ieri, la “giustizia” di Caselli incarcera il dissenso, criminalizza la protesta e difende gli interessi di speculatori, grandi aziende e mafie degli appalti.
CultTV – Un Molino contro corrente
Posted on | November 14, 2011 | Comments Off
CULT TV 35 della RSI dedica un mini documentario di Danilo Catti all’attività culturale del CSOA il Molino e di altri due centri sociali elvetici: la Reitschule di Berna e l’Usine di Ginevra. Un’occasione per capire qual è, oggi, il ruolo di questi centri e in che misura rappresentano ancora un’alternativa alla cultura ufficiale e istituzionale.
Bene o male comune? Il lavoro tra lotte di difesa e necessità di sabotaggio
Posted on | November 5, 2011 | Comments Off
Incontro-Proiezione-Dibattito
“La democrazia divide gli uomini in lavoratori e fannulloni. Non è attrezzata per chi non ha tempo per lavorare”. Karl Kraus
“Noi scateneremo il gatto del sabotaggio se non avremo quel che ci spetta”. The harvest song Ralph Chaplin
La lotta delle Officine di Bellinzona ha segnato uno dei punti più alti della conflittualità sociale nella storia di questo Cantone, provincia dell’Impero. Le maestranze che hanno scioperato per più di un mese nella primavera del 2008 hanno spezzato l’incantesimo della pace sociale svizzera, anticipando la critica ai managers e alla tirannia del mercato finanziario, palesata di li a poco con l’esplosione della “bolla” speculativa dei sub-primes e con l’inizio di una crisi divenuta ormai permanente. Un lotta per difendere il proprio lavoro ma in grado di riconnettersi, nei suoi momenti più alti, alla generale insostenibilità di questo sistema, regolato dal precariato e dalle esternalizzazioni, votato al profitto e alla devastazione sociale e territoriale.
> 24.11.2011 – Incontro e proiezione con Danilo Catti
> Il programma della rassegna
Cartellonistica Invasiva di massa
Posted on | October 19, 2011 | Comments Off
A distanza di qualche giorno, senza alcuna necessità di rincorrere tempi e logiche da campagna elettorale, vogliamo esprimerci riguardo al momento d’ informAzione visiva avvenuto per le vie di Lugano lo scorso venerdì.
L’imbiancamento di un cartellone e la pubblica proiezione di una docu-fiction sulle pratiche di rimpatrio forzato in Svizzera, realizzato dal collettivo svizzero Augenauf, non ci fanno certo sentire incivili, vandali o intolleranti. Consideriamo bensi tali coloro i quali quotidianamente attaccano e sfregiano VITE UMANE (e non beceri cartelloni) attraverso la mistificazione e la strumentalizzazione di una libertà d’espressione nella quale opinione e razzismo diventano un tutt’uno. Una sistematica banalizzazione di ogni forma di razzismo presente nelle propagande elettorali, nei dibattiti televisivi, sui quotidiani, sui domenicali e nelle strade. Read more
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