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33 messaggi.
Brigata Volontaria Gianni Rodari da Varese pubblicato il 2 Giugno 2021
•• CSOA Il Molino ••

Siamo complicə e solidalə a* compagnə del Centro Sociale Occupato e Autogestito Il Molino di Lugano.

Brigata Volontaria "Gianni Rodari" sta a fianco di chi sceglie l'occupazione e l'autogestione, resistendo in difesa degli spazi liberati dall'oppressione capitalista che limita e vìola l'individualità propria di ciascunə a favore di un consumismo sfrenato.

Come singoli individui e come Brigata Volontaria, sosteniamo la rivendicazione di avere un punto di aggregazione e di ritrovo in cui potere organizzare attività politico-sociali, eventi culturali e feste, e ci opponiamo alla repressione dello stato che usa la forza armata della polizia per sgomberare e distruggere realtà come CSOA Il Molino.

La solidarietà non ha frontiere !

-> https://www.facebook.com/100378215321059/posts/186805556678324/
Giona Mattei pubblicato il 2 Giugno 2021
I due principi educativi della città di Lugano.
È ora noto il modello educativo nei confronti delle nuove generazioni da parte degli adulti che gestiscono la città di Lugano.
Lo sgombero del centro sociale autogestito è stato pensato e attuato secondo due principi.
1. “Il principio della menzogna”
Si è deciso di affermare pubblicamente che lo sgombero avvenuto stanotte non era previsto, mentre risulta del tutto evidente che l’intervento era stato pianificato da tempo.
Tra il principio della fiducia e il principio della menzogna, si è preferito cancellare quel poco di fiducia rimasta tra le generazioni.
2.: “Il principio della violenza”
Usando la forza per radere al suolo e fare piazza pulita di una storia decennale di cultura alternativa, di affetti, ricordi e relazioni, si è così spiegato alle nuove generazioni quanto l’utilizzo del principio della violenza possa essere giustificato in ambito politico ed educativo.
Tra il principio del conflitto democratico e il principio della violenza volto a zittire e distruggere storie di vita, gli adulti hanno preferito mostrare a chi spetta il monopolio del potere.
Giorgio Genetelli da Maggia pubblicato il 31 Maggio 2021
C’è qualcosa di maligno e rozzo nell’abbattimento del Macello, una legalità deformata e applicata con tutta una serie di menzogne senza pudore. In fondo è la banalità del male già evocata da Annah Arendt. Non si alzino sopracciglia, la linea è quella: la distruzione morale e fisica di un mondo alternativo. Il tutto eseguito con un paternalismo nauseante nel suo nascondere la ferocia degli intenti. Sia chiaro, tutto questo massacro potrebbe essere solo stupidità, ma chi lo sa se non sia peggio di una strategia totalitaria ben definita? Borradori dice di non essere d’accordo con chi lo chiama fascista, ma ribalta la richiesta di tolleranza con la forza e sbatte in strada un modo diverso di vedere le cose, fatto di persone e storie, cultura e inclusione. Come lo chiamiamo? Non può non sapere, lui e la fino a ieri sconosciuta Valenzano Rossi, che l’autogestione è un’intenzione e una prova di società alternativa, garantita dalla Costituzione. E che quindi non ha i crismi operativi della democrazia e nemmeno le strutture (a questo punto, per fortuna). Non può non sapere che il Molino ha altre dinamiche decisionali. Lo sa, lo sanno. Eppure hanno schiacciato il bottone. Come li chiamiamo?
Il potere politico ha deciso di abbattere nottetempo lo stabile ex-Macello, anzi, lo ha fatto abbattere perché queste signore e questi signori non hanno mai piantato un chiodo e non saprebbero come fare, che poi si suda e non sta bene. E allora avanti d’imperio, un dispositivo di polizia alla sudamericana, accuse di vandalismi agli occupatori dell’Istituto Vanoni (poche persone e per poco tempo, più un’azione dimostrativa) e tirando in ballo la famosa goccia che fa traboccare, in questo caso non il vaso ma la brocca (la sacralità di una proprietà privata abbandonata a sé stessa).
Prima, sorridendo, era stata flautatamente buttata lì l’idea che una soluzione alternativa fosse apparsa d’incanto, ovviamente senza dirlo in anticipo, cosa che avrebbe magari fatto saltare il piano. Spiegando poi che nessuna azione era stata pre-concertata, nemmeno l’arrivo di forze dell’ordine vodesi (che probabilmente erano in gita aziendale a Lugano, già) e figurarsi l’abbattimento del Macello (le ditte hanno tutte dei picchetti il sabato notte, ovvio, pagati il giusto, di sicuro). Salvo poi fare retromarcia aggiungendo, a distruzione fatta, che il tutto era un’opzione (la chiamano così) e guai a stupirsi.
Una bugia dietro l’altra, le accuse di provocazioni e vandalismi e di mancata volontà di trattare, il piagnisteo. Tutto con i volti decadenti della politica più bieca. Che, come in questo caso, non ha onta nel mentire, provocare, imporre, distruggere, tanto il dissenso quanto le idee, mortificando non solo il Molino o Lugano, ma il mondo intero.
I veri vandali sono state le autorità, i soli a mandare ruspe e a distruggere uno stabile. Confiderei nella ragione dei cuori, autogestiti senza ingerenze, dove le ruspe non entrano e dove dire basta è un sollievo.
Giuseppe da Lugano pubblicato il 31 Maggio 2021
Ho rispetto ragazzi di voi è per l'autogestione. In tutte le città piccole e grandi c'è l'autogestione. Resistete Ragazzi!!! Il simbolo a Lugano è stato DEMOLITO Vergogna!!! Io venivo a giocare a ping-pong 20 anni fà. Rispetto
Giorgio Genetelli da Maggia pubblicato il 28 Aprile 2021
C’era questa costruzione fatiscente e abbandonata in mezzo a un quartiere tra i primi a nascere quando, finite le guerre, la città si sviluppò oltre le mura. Dentro, pareti sbrecciate, scale pericolanti e porte divelte, locali con vaghi riflessi della passata operosità di fabbrica. Stesi il sacco a pelo e dormii il sonno dei chilometri. Il mattino, il quartiere mi parve assai bello, piuttosto popolare. La gente non faceva caso a me che uscivo arruffatissimo da quel portone immaginario (anche quello, sparito). Girai per la città, che nel suo nucleo ostentava una ricchezza volgare. Tornai al quartiere e dormii nella fabbrica ancora una volta. E così feci per giorni e mesi. Sono anni che sto lì, la fabbrica è aperta a chi passa e non ha un pasto o un tetto. Con alcuni amici che del rudere ne hanno fatto un ritrovo, abbiamo messo su una libreria, sistemato un salone per far musica e guardare film, una mensa. Arriva gente anche da fuori città, si ferma un po’, lascia un segno di sé e riparte.
Ieri è arrivato anche un impiegato della città che ci ha detto che lì non potevamo stare più per decisione dell’autorità. Nessuna spiegazione, nemmeno quando abbiamo chiesto se per caso era venuta a reclamarla il proprietario. Solo un secco “il proprietario è il Comune”. Ha ascoltato distrattamente le nostre spiegazioni sull’utilità di quel posto, sul rifugio di umano viaggio e sulla cultura.
Stamattina è arrivata la polizia, due agenti sono entrati e uno di loro, dopo essermi presentato come il primo occupante della casa, mi ha detto “ti faccio fare la fine degli zingari ad Auschwitz e con le tue ossa ci faccio pettini e saponi”.
Ci hanno trascinati in commissariato. Ci hanno divisi e io mi sono trovato solo con quello delle ossa e dei pettini.
Non mi ha ammazzato, ma ora sono in questo ospedale e non so se la camera abbia il soffitto o il cielo aperto. Ho chiesto all’infermiera cosa fosse successo, mi ha risposto che “è questo che succede quando ci si oppone alla legge”.
Non so cosa ne è della fabbrica, dei miei amici, delle loro storie di solidarietà e resistenza.
Ivan Toschini da Lugano pubblicato il 26 Aprile 2021
Premetto che non sono mai stato da voi, ma spero un giorno di poterlo fare.
Comunque vi voglio dare il mio completo sostegno.
Non mollate ragazzi e ragazze 👊👊
E spero un giorno di potervi incontrare di persona 🖤🏴‍☠️
CICP - Parigi pubblicato il 25 Aprile 2021
Comunicacato CICP - Il Centro Internazionale di Cultura Popolare

Parigi, Francia – 31 marzo 2021

Il Centro Sociale Occupato e Autogestito Il Molino di Lugano [1] è un luogo occupato da persone che rivendicano il proprio diritto all’autogestione e all’autodeterminazione inventare pratiche e di mettere in luce le contraddizioni, le disuguaglianze e le discriminazioni proprie del sistema neoliberale. È un luogo di incontri, organizzazione, dibattiti, azioni, cultura, che si trova ancora una volta minacciato di essere sgomberato in seguito a una manifestazione contro il patriarcato, il razzismo e l’islamofobia organizzata per l’8 marzo, giornata internazionale dei diritti della donna [2] e [3]. Un incontro non autorizzato e tuttavia necessario. Come se manifestare, esprimersi non fosse visto come un’urgenza in questo periodo ma come qualcosa da reprimere!

La repressione è avvenuta nonostante un accordo tra il comune e Il Molino che autorizza l’occupazione degli Ex-Macello fino al 2023, prima che il comune inizia la riqualificazione del luogo in uno “spazio vivo e aperto con contenuti culturali e di intrattenimento di qualità a beneficio di tutta la popolazione”. Questo è ciò che offre già il Centro Sociale Occupato e Autogestito, con la differenza che si tratta di attività proposte e allestite dagli occupanti e dalle persone che attraversano il luogo. Il comune vuole imporre il suo controllo sulle attività de Il Molino. Ma l’autogestione è una forza emancipatrice che si difende ovunque e sempre !

I luoghi di organizzazione sono indispensabile soprattutto in questo periodo d’isolamento e di distanziazione sociale che attraversiamo. Ci opponiamo ad una dimostrazione di potere in quanto autorità locale con l’unica via della repressione e della censura permanente dei luoghi di sociabilità che sono laboratori di pratiche alternative e di mutuo soccorso necessarie per lottare contro il sistema generalizzato e impanato che limita le interazioni fra le persone. Sono luoghi che difendono le nostre libertà di espressione, di pensiero e d’azione.

Il Centro Internazionale di Cultura Popolare di Parigi, membro fondatore della Rete Internazionale dei luoghi autogestiti di creazione e di solidarietà, creata nel 2015 durante il Forum Sociale Mondiale (FSM) di Tunisi, in quanto luogo di accoglienza e di organizzazione che fornisce risorse materiali e umane alle associazioni di solidarietà internazionale, desidera esprimere il proprio sostegno al Centro Sociale Occupato e Autogestito Il Molino di Lugano, per il suo ennesimo avviso di sfratto e rimane vigile per il proseguimento.

“È la goccia che fa traboccare il vaso !” [4] ha dichiarato il comune dopo la manifestazione dell’8 Marzo ma è in realtà un oceano che si scatenerà a forza di volersi riappropriare di tutto e di controllare anche l’autogestione.

Le solidarité è la nostra forza !

Parigi, il 31 Marzo 2021

Il Centro Internazionale di Cultura Popolare – CICP

http://www.cicp21ter.org/communiques/article/communique-de-solidarite-du-cicp-avec-le-centre-social-occupe-et-autogere-il
Le mie lotte qui, a napoli, le nostre autogestione, i nostri tentativi di costruire relazioni sociali non basate sulla gerarchia, sul dominio, sul potere e sul denaro, creano un filo comune con il Molino. I molini hanno sempre prodotto la farina, che è servita per fare il è la pasta, gli alimenti principali di tutti i gruppi umani della terra, il Molino continuerà a produrre vita, e anche quando lo stato gliel'ho impedirà rimarrà nella storia umana il lavoro fatto, sarà compito di tutt* quell* che vogliono il cambiamento, e che combattono la conservazione, far diventare quella storia memoria viva. Nicola, un compagno di Napoli pubblicato il 23 Aprile 2021
nmarrazzo@libero.it
Piattaforma LA PIRATA pubblicato il 17 Aprile 2021
1 aprile 2021

Comunicato in solidarietà con il CSOA il Molino

Quando una tempesta colpisce un mulino alcunx vedono solo delle pale difendersi dal vento che si abbatte sulla struttura.
Nel frattempo al suo interno un meccanismo virtuoso utilizza quella forza per costruire qualcosa di realmente importante, un mondo diverso, possibile e necessario.

Da li nasce quella farina che serve a fare il pane, che è vita e
autonomia.
Di certo non pretendiamo che l’ottuso potere politico lo capisca e ci
interessa poco.
Ma è importante raccontarlo.
E non parliamo solo per metafore e poesia.
Nel Molino di Lugano che è diventato una delle case naturali della
“sagra del peperoncino rebelde” ci siamo riconosciute-i da subito.
Abbiamo iniziato quel percorso che per noi è diventato complicità
globale.
Abbiamo ballato, fatto assemblee, giocato con le bimbe ed i bimbi alla
pignatta, letto favole, cucinato.
Abbiamo in questo modo finanziato tanti progetti in Messico.
Abbiamo costruito collettivamente forni per il pane nelle scuole
autonome zapatiste in Chiapas.
Come dicevamo all’inizio? La tormenta, il lavoro collettivo, la farina e
poi il pane.
Come un cerchio meraviglioso che si chiude.
Portiamo tutti i giorni nei nostri cuori e nelle nostre lotte gli
insegnamenti di questo lavoro.
Abbiamo fatto tutte queste cose al Molino e continueremo a farle!

PIRATA – Piattaforma Internazionalista per la Resistenza e l’Autogestione Tessendo Autonomie
Hamza pubblicato il 15 Aprile 2021
15 aprile 2021

Questa decisione mi ha ricordato la storia di “Juha” e l’asino..

C’era una volta un uomo di nome Juha. Un giorno con suo figlio decisero di viaggiare in un paese lontano. Il mezzo di trasporto a quel tempo era l’asino. Lui e suo figlio lo cavalcarono e dopo una breve passeggiata entrarono in un villaggio e la loro gente disse: che spietati sono, cavalcano insieme su un asino senza compassione per le condizioni di questo povero asino! Quando Juha sentì queste parole, decise di cavalcare l’asino con suo figlio, in maniera alternata. Juha fu il primo. Cavalcò e suo figlio scese, guidando l’asino. Entrarono in un altro villaggio e quando videro Juha che cavalcava l’asino e suo figlio che camminava a piedi, dissero: che padre ingiusto, cavalca e lascia il figlio esausto! Così Juha scese e lasciò cavalcare suo figlio. Dopo una piccola passeggiata, entrarono in un terzo villaggio. Quando la gente del villaggio vide il figlio che cavalcava un asino e il padre che camminava, dissero: che figlio sterile, poteva camminare e lasciare che suo padre cavalcasse! Allora figlio e padre scesero dall’asino, lo guidarono e camminarono assieme. Entrarono in un nuovo villaggio e la gente disse: che sciocchi! E perché hanno comprato l’asino se volevano camminare e lasciare che l’asino camminasse senza che nessuno lo cavalcasse?

La lezione di questa storia è che i molinari e le molinare qualunque cosa facciano, non andrà mai bene. E i razzisti che si arrogano il diritto di prendere delle decisioni in Ticino, non saranno mai soddisfatti.

Vivo in questo paese, il canton Ticino, da più di diciassette anni e sono un seguace della questione svizzera in generale e in particolare del canton Ticino. Anno dopo anno vedo che, negli altri cantoni svizzeri, la povertà è in declino, la disoccupazione diminuisce e la percentuale di genitori che hanno figli, è in aumento. Solo in questa cantone la povertà è in aumento, la disoccupazione è in aumento, il tasso di discorsi razzisti e di odio è in aumento. Mentre la fertilità può essere contata sulle dita di una mano. E il responsabile di tutto questo? Il Molino chiaramente. Mica i partiti che governano questo cantone. Succeda quel che succeda l’importante è sgomberare il Molino, negando all’autogestione la sua legittimità nel proporre un’altra maniera di vedere e camminare il mondo. Un po’ come l’asino Juha.

In questo cantone giorno dopo giorno e anno dopo anno, non c’è altro che l’escalation della retorica e dell’odio razzisti. Il motivo è ben noto a tutti. Troviamo il figlio dell’immigrato che, in precedenza aveva assistito suo padre nel suo paese di origine, scadere in questi discorsi razzisti. Oggi, lo stesso figlio, spesso, vota a favore del partiti razzisti in Ticino. E la ragione di questo non è il principio o l’idea di chi lo ha convinto a votare per loro, ma questo avviene per ottenere attraverso questi partiti e questi personaggi un’opportunità di lavoro per sostenere i propri figli…

Chi pensa che la decisione di sgombero dell’autogestione sia contro i quattro muri del Molino, si illude. La decisione non è nient’altro che contro un certo pensiero: quello che crede nei veri valori democratici. Che si tratti di una manifestazione non autorizzata o di un festival musicale non accolto dai partiti razzisti in Ticino, l’obiettivo è spazzare via chiunque disobbedisce e si ribella ai partiti fanatici di destra. La costituzione svizzera, sanziona chiunque lede la dignità umana in Svizzera – sia esso individuo o gruppo – o oltrepassi la linea di istigazione e propagandi odio. Gli autori di questi propositi dovrebbero essere sottoposti a vie legali, ma la legge nel canton Ticino è ormai nelle mani dei partiti razzisti – i famosi loro interessi – e la controllano a modo loro…

Un’ultima cosa devo dire: chi pensa che il sequestro di quattro mura, definite a torto fatiscenti, possa sopprimere una delle poche voci di dignità in Ticino, si sbaglia di grosso. E se i muri possono sempre servire come rifugio per permettere ai vigliacchi di nascondersi, per chi combatte, lotta e sogna i muri non interessano: perch’è nel cuore, nella mente e nei corpi che l’idea di autogestione si nutre e si alimenta. Muri o non muri, in una maniera o nell’altra, questa pratica – come l’asino Juha insegna – non può smettere di camminare.

Ismail Hamza
Dia da Lugano pubblicato il 13 Novembre 2020
Bella people,
il molino è e sarà sempre il mio posto preferito per trascorrere la mia serata, gente presa bene, quando c’è festa sound presa benissimo, insomma tutto al molino è una presa bene. La gente non ti giudica per come sei, sanno cosa è il rispetto verso le persone e verso l’ambiente, sanno cosa vuol dire educazione...
Ho vissuto delle serate indimenticabili e spero tanto di poterle rivivere presto..
Tutte le attività di solidarietà e informazione del molino sono una cosa che manca in Ticino, pochi si espongono o si interessano della realtà dei fatti, al molino lo si espone tramite riunioni, discussioni, presidi, blog e tanto altro...
Grazie molino! Resisti! IL MOLINO NON SI TOCCA!
Emma pubblicato il 16 Settembre 2019
Carissimi ragazzi e ragazze abitanti al Il Molino, siete meravigliosi! Oggi 14 settembre 2019 vi ho visti sfilare alla manifestazione, ho ascoltato i vostri pensieri comunicati attraverso il vostro megafono e i vostri pensieri si ricongiungono fortemente ai miei e come ai pensieri di altri componenti della mia famiglia. Non ho potuto seguirvi camminando con voi perché ho impegni personali a cui debbo far fronte ogni giorno e mi é dispiaciuto non poterlo fare.
Sono con voi perché siete luce, oggi dopo il vostro passaggio proprio sotto le mie finestre, avete lasciato una scia molto positiva e piena di vita! In questa città praticamente non se ne sente né la si incontra così facilmente.
Qualsiasi bisogno desideriate ottenere esempio attraverso la firma per i cittadini/e su temi che vi riguardino sono pronta ad darvi supporto.

Vi auguro dal cuore ogni riuscita consapevole per Il Molino e tanta forza nei vostri intenti! Siete dei bravi ragazzi e ragazze.

Emmy
Danilo da Lugano pubblicato il 15 Settembre 2019
(vedo che manca un testo che dovrebbe esservi arrivato il 3 settembre: eccolo qua)

I Verdi di Lugano si sono pronunciati in più occasioni a favore di un effettivo riconoscimento dell’esperienza di autogestione avviata a Lugano nel 1996. Per effettivo riconoscimento intendiamo il prendere atto che l’autogestione risponde a un reale bisogno di aggregazione sociale e di espressione culturale e politica, e che in questo senso è parte integrante – nella sua diversità e nella sua critica dirompente all’ordine delle cose – della realtà complessa e contraddittoria in cui viviamo. E intendiamo anche, di conseguenza, che questa esperienza debba trovare un luogo e un suo spazio di espressione su cui poter continuare a crescere. La recente decisione del Consiglio comunale, che esclude l’autogestione dall’ex-macello senza proporre un’alternativa reale e credibile, nega questa possibilità. Ciò ha portato a una situazione quanto mai tesa, a un preoccupante vicolo cieco.
In questo contesto i Verdi di Lugano appoggiano la manifestazione del 14 settembre con una doppia speranza:
- che permetta all’autogestione di portare pacificamente nella città, fuori dai cancelli del CSOA, la propria energia creativa e la propria urgenza di cambiamento;
- che contribuisca a introdurre nel dibattito pubblico sull’autogestione – che spesso la riduce a un problema di ordine pubblico – nuove prospettive, nuove aperture.


Risoluzione votata all’unanimità dall’Assemblea dei Verdi di Lugano il 3 settembre 2019
WadraSound pubblicato il 13 Settembre 2019
Comunicato Wadra Sound:

Noi promuoviamo musica, musica per tutti. Abbiamo visto e conosciuto tante realtà e possiamo affermare con assoluta certezza che i centri sociali sono luoghi vissuti con passione, dove vige il rispetto, la tolleranza, l'inclusione e, anche se molti non lo pensano, la comunicazione!
In tanti anni di eventi al CSOA Il Molino a nessuna persona è mai stato negato di entrare.
Un posto dove TUTTI sono ben accetti, soprattutto i giovani, è di vitale importanza non solo a Lugano ma ovunque!
Detto questo, combatteremo per il nostro diritto di avere un luogo in cui mettere la nostra amata musica.

Per il CSOA, per la gioventù, per l'autogestione, ribadiamo....

IL MOLINO NON SI TOCCA!

WADRASOUND
Comitato di Berna pubblicato il 11 Settembre 2019
Il Comitato di Berna sostiene la manifestazione di questo sabato a Lugano indetta dal CSOA Il Molino e critica le esternazioni dei municipali Plr luganesi Badaracco e Bertini.

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.
(Giorgio Gaber)

Sabato 14 settembre si terrà la manifestazione Riprendiamoci le città indetta dal CSOA Il Molino. Come riportato dai media, i municipali di Lugano Roberto Badaracco e Michele Bertini hanno rilasciato dichiarazioni evidentemente calunniose nei confronti degli organizzatori della manifestazione e dell’esperienza dell’autogestione. Hanno detto che la città è in pericolo, che gli intenti dei manifestanti sono bellicosi e che annunciare la manifestazione con mesi di anticipo equivale ad una chiamata ai rinforzi.

È grave che due municipali cerchino di incutere timore nella cittadinanza. È molto grave che due politici cerchino di delegittimare l’esercizio dei diritti democratici. E tutto ciò, evidentemente, senza presentare alcuna prova concreta.
La piazza è un luogo di libertà. Il Comitato di Berna, composto da giurist* ticinesi a tutela dei diritti fondamentali, condanna fermamente la strategia della tensione portata avanti scientemente a Lugano. Il potere politico deve ricordarsi che viviamo in uno stato di diritto, non lasceremo che il Diritto, che anzitutto tutela le nostre libertà, venga calpestato.

Il Comitato di Berna sostiene e condivide nei suoi contenuti la manifestazione del 14 settembre e ricorda che la Costituzione del Cantone Ticino conferisce alle cittadine e ai cittadini la libertà di associazione, la libertà di riunione e la libertà di manifestazione pubblica. Queste libertà sono condizioni essenziali al pieno esercizio dei diritti politici. Diritti che, sebbene ad alcuni non piaccia, sono la base fondante della nostra democrazia.

Comitato di Berna, Bellinzona 11 settembre 2019
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