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22 messaggi.
Emma pubblicato il 16 Settembre 2019:
Carissimi ragazzi e ragazze abitanti al Il Molino, siete meravigliosi! Oggi 14 settembre 2019 vi ho visti sfilare alla manifestazione, ho ascoltato i vostri pensieri comunicati attraverso il vostro megafono e i vostri pensieri si ricongiungono fortemente ai miei e come ai pensieri di altri componenti della mia famiglia. Non ho potuto seguirvi camminando con voi perché ho impegni personali a cui debbo far fronte ogni giorno e mi é dispiaciuto non poterlo fare.
Sono con voi perché siete luce, oggi dopo il vostro passaggio proprio sotto le mie finestre, avete lasciato una scia molto positiva e piena di vita! In questa città praticamente non se ne sente né la si incontra così facilmente.
Qualsiasi bisogno desideriate ottenere esempio attraverso la firma per i cittadini/e su temi che vi riguardino sono pronta ad darvi supporto.

Vi auguro dal cuore ogni riuscita consapevole per Il Molino e tanta forza nei vostri intenti! Siete dei bravi ragazzi e ragazze.

Emmy
Danilo da Lugano pubblicato il 15 Settembre 2019:
(vedo che manca un testo che dovrebbe esservi arrivato il 3 settembre: eccolo qua)

I Verdi di Lugano si sono pronunciati in più occasioni a favore di un effettivo riconoscimento dell’esperienza di autogestione avviata a Lugano nel 1996. Per effettivo riconoscimento intendiamo il prendere atto che l’autogestione risponde a un reale bisogno di aggregazione sociale e di espressione culturale e politica, e che in questo senso è parte integrante – nella sua diversità e nella sua critica dirompente all’ordine delle cose – della realtà complessa e contraddittoria in cui viviamo. E intendiamo anche, di conseguenza, che questa esperienza debba trovare un luogo e un suo spazio di espressione su cui poter continuare a crescere. La recente decisione del Consiglio comunale, che esclude l’autogestione dall’ex-macello senza proporre un’alternativa reale e credibile, nega questa possibilità. Ciò ha portato a una situazione quanto mai tesa, a un preoccupante vicolo cieco.
In questo contesto i Verdi di Lugano appoggiano la manifestazione del 14 settembre con una doppia speranza:
- che permetta all’autogestione di portare pacificamente nella città, fuori dai cancelli del CSOA, la propria energia creativa e la propria urgenza di cambiamento;
- che contribuisca a introdurre nel dibattito pubblico sull’autogestione – che spesso la riduce a un problema di ordine pubblico – nuove prospettive, nuove aperture.


Risoluzione votata all’unanimità dall’Assemblea dei Verdi di Lugano il 3 settembre 2019
WadraSound pubblicato il 13 Settembre 2019:
Comunicato Wadra Sound:

Noi promuoviamo musica, musica per tutti. Abbiamo visto e conosciuto tante realtà e possiamo affermare con assoluta certezza che i centri sociali sono luoghi vissuti con passione, dove vige il rispetto, la tolleranza, l'inclusione e, anche se molti non lo pensano, la comunicazione!
In tanti anni di eventi al CSOA Il Molino a nessuna persona è mai stato negato di entrare.
Un posto dove TUTTI sono ben accetti, soprattutto i giovani, è di vitale importanza non solo a Lugano ma ovunque!
Detto questo, combatteremo per il nostro diritto di avere un luogo in cui mettere la nostra amata musica.

Per il CSOA, per la gioventù, per l'autogestione, ribadiamo....

IL MOLINO NON SI TOCCA!

WADRASOUND
Comitato di Berna pubblicato il 11 Settembre 2019:
Il Comitato di Berna sostiene la manifestazione di questo sabato a Lugano indetta dal CSOA Il Molino e critica le esternazioni dei municipali Plr luganesi Badaracco e Bertini.

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.
(Giorgio Gaber)

Sabato 14 settembre si terrà la manifestazione Riprendiamoci le città indetta dal CSOA Il Molino. Come riportato dai media, i municipali di Lugano Roberto Badaracco e Michele Bertini hanno rilasciato dichiarazioni evidentemente calunniose nei confronti degli organizzatori della manifestazione e dell’esperienza dell’autogestione. Hanno detto che la città è in pericolo, che gli intenti dei manifestanti sono bellicosi e che annunciare la manifestazione con mesi di anticipo equivale ad una chiamata ai rinforzi.

È grave che due municipali cerchino di incutere timore nella cittadinanza. È molto grave che due politici cerchino di delegittimare l’esercizio dei diritti democratici. E tutto ciò, evidentemente, senza presentare alcuna prova concreta.
La piazza è un luogo di libertà. Il Comitato di Berna, composto da giurist* ticinesi a tutela dei diritti fondamentali, condanna fermamente la strategia della tensione portata avanti scientemente a Lugano. Il potere politico deve ricordarsi che viviamo in uno stato di diritto, non lasceremo che il Diritto, che anzitutto tutela le nostre libertà, venga calpestato.

Il Comitato di Berna sostiene e condivide nei suoi contenuti la manifestazione del 14 settembre e ricorda che la Costituzione del Cantone Ticino conferisce alle cittadine e ai cittadini la libertà di associazione, la libertà di riunione e la libertà di manifestazione pubblica. Queste libertà sono condizioni essenziali al pieno esercizio dei diritti politici. Diritti che, sebbene ad alcuni non piaccia, sono la base fondante della nostra democrazia.

Comitato di Berna, Bellinzona 11 settembre 2019
Edoardo Aiello da Lugano pubblicato il 9 Settembre 2019:
Porcodio diocane
Carlo Zoppi, consigliere comunale pubblicato il 9 Settembre 2019:
Sbraitando di rimozione e di sgombero...

Dite che non pagano nulla e che sono dei parassiti, ma colleghi, noi qui abbiamo la memoria corta perché sappiamo benissimo che, se attualmente gli inquilini dell'autogestione non pagano nulla, è perché c'è un accordo fatto con il vecchio Municipio che prevedeva che non dovevano pagare nulla. E quindi un accordo fatto in tal senso non può essere confutato in questo modo. Voi dite che non c'è dialogo e che non si può parlare con gli autogestiti; ma guardiamoci un po' in faccia, cari colleghi, quanti di voi hanno sbraitato o parlato sui social media parlando di rimozione e di sgombero, e quanti di voi hanno riempito i vuoti politici tirando in ballo questo tema che era comodo in quel determinato momento? Quante volte il Municipio è andato scomposto ed in maniera scoordinata a parlare con queste persone senza mai dare una alternativa valida e senza mai veramente prenderle sul serio?

Carlo Zoppi, consigliere comunale
Raoul Ghisletta, consigliere comunale pubblicato il 9 Settembre 2019:
Dare diritto di cittadinanza all'autogestione

(...) si sta negando il diritto di cittadinanza al fenomeno dell'autogestione e non si offre nulla in cambio. Prima di arrivare a fare questi discorsi, qualcuno in questa Città avrebbe dovuto proporre delle alternative ed avviare delle discussioni con queste persone. Invece qui si prende una decisione che, anche se poi entrerà in vigore fra 5/6 anni, è una decisione di principio che apre una via ed un cammino di rottura.

Raoul Ghisletta, consigliere comunale
Nina Pusterla, consigliera comunale pubblicato il 9 Settembre 2019:
Camminare per l'autogestione

(...) Mi ricordo, più di vent'anni fa, di aver camminato durante una manifestazione, probabilmente illegale, come è stato ricordato prima, quando a seguito dello sgombero del Maglio si chiedeva che l'allora Termica potesse diventare uno spazio per l'autogestione. Ancora prima, avevo 5 anni, mi ricordo che avevo frequentato – evidentemente non perché ci volevo andare io ma a seguito di amici o della famiglia – gli spazi dei Mulini di Viganello. Ora che a 25 anni di distanza, la mentalità della maggioranza della popolazione di Lugano o comunque del suo Legislativo non sia cambiata di un millimetro nell'apertura e nella disponibilità a riconoscere le realtà diverse mi sembra estremamente triste oltre che preoccupante!

Nina Pusterla, consigliera comunale
Forum Alternativo pubblicato il 9 Settembre 2019:
Una galassia umana

Poiché il ForumAlternativo fa parte di questa galassia umana, e poiché ne condivide i sogni e le necessità dell'esistenza di spazi liberi e scomodi nella città governate da chi vorrebbe abitanti omologati al pensiero dominante, il 14 settembre sarà presente, invitando la cittadinanza a fare altrettanto, senza farsi spaventare o ingannare dai politicanti di turno.

Forum Alternativo
Danilo Baratti, consigliere comunale pubblicato il 9 Settembre 2019:
Il bubbone infetto

(...) La vicenda dell'autogestione a Lugano non mi è estranea, anzi. Nei primi anni Settanta, con Gerri Beretta Piccoli e tanti altri, all'epoca poco più che adolescenti, ero nelle strade a rivendicare un Centro giovanile autonomo. Venti anni dopo, ormai quasi quarantenne, ho assistito con sorpresa all'occupazione degli ex Molini Bernasconi di Viganello da parte di un gruppo di persone che neppure conoscevo. Ho poi seguito da vicino i primi due anni di quell'esperienza, partecipando spesso all'assemblea del lunedì, a Viganello e dopo il trasferimento al Maglio di Canobbio seguito all'incendio appiccato da mani ignote ai Molini Bernasconi. Ho pure redatto i verbali di alcune assemblee. Tempi interessanti, devo dire.

Si potrebbe quindi pensare che parlare del Centro sociale all'ex Macello sia per me particolarmente facile. In realtà non è così, sia per un certo coinvolgimento emotivo – anche se il CS(O)A non lo frequento da parecchi anni – sia perché la questione, da qualunque punto la si guardi (che non sia quello di chi ne fa esclusivamente una questione di ordine pubblico), è di per sé complessa. Le intransigenze incrociate (che possiamo riassumere negli slogan "Fuori i molinari dalla città!" e "Il Molino non si tocca!") rendono la situazione ancora più incancrenita e impoveriscono il dibattito sull'autogestione.

E poi, certo, il centro sociale è anche un soggetto politico piuttosto indigesto. Anch'io provo a volte fastidio di fronte allo "stile politico" del Molino – a cominciare dal linguaggio, che per me è importante e rivelatore – ma è innegabile che spesso si tratta dell'unica voce che si fa carico di situazioni inquietanti, denunciandole apertamente, e di esistenze fragili che altri attori politici preferiscono tranquillamente ignorare.

Penso che molti di voi non abbiano mai messo piede al Molino, né ce lo metterebbero se non accompagnando qualche controllo di polizia. Lì non avete mai seguito un incontro, visto un film, bevuto una birra, ascoltato un concerto, comprato un libro, chiacchierato col primo venuto. Vi posso capire: ognuno ha i propri giri, i propri punti di riferimento, le proprie abitudini, i propri valori, le proprie idiosincrasie. Si possono trovare buoni motivi per andarci e buoni motivi per non andarci. L'uniformità del resto è deprecabile e malsana. Sta di fatto che si tratta di uno spazio assai frequentato, per diversissime ragioni: c'è chi vuole seguire una precisa proposta musicale, chi si identifica con la linea politica decisa dall'assemblea, chi non ha i soldi per bere una birra ma vuole starsene un po' seduto in compagnia, chi la birra la vuol proprio bere lì, chi ama semplicemente trovarsi in un ambiente libero da logiche mercantili. C'è anche chi lo trova un luogo particolarmente tranquillo e sicuro: mi ha riferito Gerri che un'amica di suo figlio, ragazza "di buona famiglia", ha detto che il Molino è l'unico posto dove una ragazza possa andare con la certezza di "non sentirsi mettere una mano sul culo".

Più in generale, e guardando oltre Lugano: le esperienze di autogestione, pur generando qualche situazione problematica e qualche momento di tensione, sono ormai una componente riconosciuta delle realtà urbane. Basti pensare a quante volte la popolazione bernese ha deciso di tenere aperta la Reitschuhle, nonostante le ricorrenti iniziative di chi la vorrebbe chiudere. E quelli della Reitschuhle non sono degli angioletti accomodanti. A Lugano, per vari motivi, non riconducibili alle sole autorità comunali, non si è mai trovata una via che portasse a considerare l'autogestione come parte di una realtà urbana aperta, multiforme, composita. Anziché recepirla come un corpo diverso ma appartenente alla città, la si percepisce come un corpo estraneo, disconoscendone le funzioni culturali e sociali, enfatizzandone l'antagonismo politico e riducendo questa presenza a un problema di ordine pubblico. Nel determinare questa percezione anche le scelte degli autogestiti hanno avuto la loro parte.

Tornando, per chiudere, al detto e al non detto, il messaggio sulla ristrutturazione dell'ex Macello, nonostante il suo carattere apparentemente tecnico, agli occhi di molti si presenta come una resa dei conti, come l'occasione per estirpare ciò che appare un bubbone infetto nel cuore della città. Si immaginano asetticamente nuovi spazi dal richiamo certamente "trendy": coworking, costudying eccetera. Ma si propongono contenitori senza contenuti e si espunge l'unico contenuto reale di quello spazio – contenuto sociale e culturale, per quanto problematico, fastidioso e arrogante possa essere. (...)

Danilo Baratti, consigliere comunale
Collettivo Scintilla pubblicato il 9 Settembre 2019:
Una città condivisa, collettiva, meticcia!

Alle nostre latitudini, la città non è mai stata concepita dalle autorità come un qualcosa di funzionale per i propri abitanti, poiché sono sempre stati sempre altri interessi, opposti ai nostri, a spingerne le variazioni morfologiche e concettuali.

Ora ad esempio, quest'idea di Grande Lugano che spinge verso la riqualifica strizzando l'occhio all'arte e alle scienze, ma a patto che sia appannaggio suo e sotto il suo controllo, e che dall'altro lato permette che i meccanismi di esclusione, sulla base del reddito, della provenienza, dell'età si ingigantiscano. La città, in alcuni casi anzi è addirittura diretta promotrice di quest'esclusione (si pensi alle condizioni dei migranti richiedenti l'asilo): una città che quindi non ci rappresenta, in quanto ignora le nostre esigenze e i nostri desideri.

È un modello, un'idea di città piuttosto grottesca, che rimanda, per alcuni aspetti, a concezioni medievali di città. Per non parlare del primato del capitale sotto i suoi innumerevoli aspetti.

Gli investimenti immobiliari che stanno facendo sparire gradualmente gli affitti accessibili proponendo nuove costruzioni impenetrabili a chi ha un reddito inferiore ai sei zeri, i tempi di consegna delle opere edili che spremono, addirittura uccidono, gli operai, che non possono a loro volta permettersi di abitare ciò che hanno contribuito a costruire.

Le braccia aperte a imprese che non hanno il minimo riguardo nei confronti delle vite dei propri dipendenti e che di per sé non hanno il minimo interesse di contribuire alla collettività, riuscendo a ottenere regalie varie da parte delle istituzioni (si pensi ad esempio la foga con cui la politica nostrana sostiene gli sgravi fiscali alle aziende). Gli stessi che una volta esaurito il mercato, delocalizzano, lasciando intere famiglie in difficoltà, depositano i bilanci lasciando scoperti salari e contributi sociali, di cui si farà carico, nuovamente, la collettività.

E tutto ciò che non è funzionale al capitale, in questa logica, deve per forza di cose auto-isolarsi, o sopravvivere a fatica, che si tratti di persone o progetti, di proposte culturali o contro-culturali. Meccanismi che sfaldano il tessuto sociale, che si atomizza. Che pian piano toglie terreno alle esperienze aggregative, ad eccezione di quelle in qualche modo utili alle istituzioni stesse. Un'atomizzazione delle nostre vite, tale da scongiurare il confronto necessario a una presa di coscienza collettiva, che faccia saltare i meccanismi di paure percepite, che si esprimono in diffidenza (odio) verso chi è in qualche modo differente da sé e il senso di concorrenza con chi è più simile a noi stessi.

I luoghi d'aggregazione, liberi dalle dinamiche del profitto, sono necessari come il pane per far sì che tutti e tutte possano elaborare e realizzare sotto varie forme le soluzioni alle proprie necessità e i propri desideri, spinti da dinamiche collaborative e solidali e da processi decisionali condivisi. Oppure per poter conoscere altre esperienze e altri mondi, uscire dalla scatoletta dentro cui siamo stati ficcati. I luoghi come il Molino sono necessari e in una città dovrebbero esserci molti più spazi in cui sperimentare l'autogestione, uno dei pochi anticorpi al primato del profitto e della sua discriminazione. La città che vorremmo deve partire prima dalle persone che l'abitano, senza escludere nessuno in base alla provenienza, classe sociale, genere, sessualità, età. Che sia inclusiva perché le necessità e i desideri dei più deboli (in fondo siamo di più) abbiano un'importanza centrale, poiché un diritto conquistato è un diritto per tutti.

La vorremmo condivisa, collettiva, meticcia, la vorremmo discussa e vissuta.

Il 14.9.2019 scenderemo nelle strade per fare un passo in più verso ciò che vogliamo.

Collettivo Scintilla
Cristina Zanini Barzaghi, municipale di Lugano pubblicato il 9 Settembre 2019:
È grazie al CSOA che l'ex Macello si è conservato fino ad oggi!

(...) Questo vale per ogni casa, palazzo pubblico o privato: se i luoghi non sono abitati deperiscono ancora più velocemente. Non so se senza l'autogestione - anche con tutti i problemi del caso - noi potremmo essere ancora qui oggi a parlare dell'ex Macello. Non si può disconoscere che, il fatto che questi spazi siano in parte abitati, abbia permesso di conservare l'edificio.

Cristina Zanini Barzaghi, municipale di Lugano
Collettivo Morel pubblicato il 9 Settembre 2019:
Contenitori senza contenuti

Nonostante la grande quantità di luoghi vuoti o sottoutilizzati a Lugano, le attenzioni dell'amministrazione cittadina si sono tutte concentrate sull'ex-Macello. La fretta della città di liberarsi del centro sociale è malcelata sotto una serie di idee accattivanti per la conversione dello stabile, che comprenderebbe alloggi per studenti, un ristorante, un caffè letterario, spazi per il coworking e aule studio, un infopoint, spazi per manifestazioni ed eventi e altre fantasie tenute insieme dalla strana idea che questo progetto sarà uno spazio culturale per tutta la popolazione, per le associazioni indipendenti e la cultura "dal basso". Queste proposte peraltro non solo sono già in parte presenti e attive all'interno dell'ex-Macello grazie al Molino, ma anche in spazi che la città già possiede e gestisce, pensiamo ad esempio allo Studio, al Foyer ed al Teatro Foce, al Palazzo dei Congressi, alla parte dell'ex-Macello già gestita dalla città e alle altre strutture pubbliche presenti a Lugano (Darsena Ciani, Lab Comacina, Agorateca, per citarne alcune)

Quando sono state pubblicate le prime dichiarazioni del Municipio riguardo ad un progetto per rilanciare il sedime dell'ex-Macello ci siamo chiesti subito di quali associazioni, realtà o categoria sociale il Comune si sarebbe servito per legittimare questo attacco contro il Molino, promettendo proprio quello stabile – come se non ce ne fossero altri.

Un'idea più precisa ce la siamo fatta quando la nostra associazione, così come altre, è stata contattata per sondare l'interesse a partecipare insieme alla città a questo nuovo progetto.

Come allora, la nostra posizione rimane oggi assolutamente contraria a questa operazione e a qualunque altra proposta calata dall'alto, che sfrutti la precarietà di associazioni culturali, artisti, musicisti, teatranti e altre realtà, per legittimare l'ennesimo tentativo di soffocare le esperienze di spazi indipendenti e autonomi, riproponendo versioni costosissime, lucidate e istituzionalizzate.

È anche vero, purtroppo, che le idee della città difficilmente avrebbero potuto coesistere con l'ideale di autogestione che anima le attiviste e gli attivisti del centro sociale. Il motivo è semplicissimo: creare dall'alto, attraverso grossi progetti pubblici, contenitori senza contenuti, con l'irreale pretesa di esprimere la cultura "dal basso", vuol dire progettare spazi morti in partenza, mentre l'autogestione è cosa viva e in costante sviluppo!

Siamo tutti e tutte solidali con il Molino in questo momento di pressioni e non possiamo che condannare i toni e le posizioni che parte della stampa e alcuni politici stanno assumendo nei confronti della questione.
Il Molino non si tocca!

Collettivo Morel (comunicato di maggio 2019)
AIDA, Associazione Idea Autogestione pubblicato il 9 Settembre 2019:
Un vero dibattito pubblico sull'autogestione

Aida prende atto della volontà del CSOA di fare una manifestazione per promuovere un vero dibattito pubblico sull'autogestione. Siamo convinti che fino ad ora non ci sia stata una riflessione sentita sull'argomento. Molte esternazioni e proclami e tanta disinformazione a partire dal municipio e dal consiglio comunale non hanno fatto nient'altro che disorientare l'opinione pubblica.

Echeggiano pure ridondanti le litanie di sindaco e vice sul non dialogo da parte degli autogestiti, senza peraltro proporre qualcosa di nuovo, incaponendosi sul fatto di voler uno o più rappresentanti e omologando questa importante realtà socio culturale al pari di qualsiasi altra associazione.

Noi parteciperemo alla manifestazione con l'augurio che non vi siano provocazioni per giustificare l'intervento di poliziotti in tenuta antisommossa e che tutti possano vivere una giornata gioiosa all'insegna della comunicazione e al riconoscimento di forme di aggregazione autonome! Invitiamo in seguito le parti a intraprendere una discussione aperta e pubblica sul futuro dell'autogestione a Lugano città e nel cantone, come del resto è avvenuto nelle principali città svizzere.

AIDA, Associazione Idea Autogestione
Niccolò Castelli pubblicato il 9 Settembre 2019:
Un luogo "altro"

Sorpassare quel cancello sulla soglia del CSOA il Molino è sempre stato entrare in un piccolo mondo mutevole e ogni volta sconosciuto. Là dove ciò che conosco apparentemente mi rassicura e protegge, è nei luoghi dove si sofferma brevemente ciò che non mi aspetto, dove arriva chi non conosco, dove sono a contatto con lingue, suoni, forme, colori e pietanze libere da logiche istituzionali o di mercato che confronto me stesso, sviluppo gusto, critica, osservazione e idee. Compiere quei primi passi al di là del banchetto dell'entrata del centro autogestito ricamato di arte urbana è ogni volta entrare in un luogo "altro" rispetto a ciò che già conosco e per questo mi permette di partecipare in modo attivo alla definizione di ciò che sono.

Niccolò Castelli, regista
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