La serie di non verità del Municipio sui fatti della demolizione, prima e dopo l’abbattimento: amianto compreso

Naufraghi –  11 giugno 2021 – Aldo Sofia

Non è affatto vero che le bugie hanno sempre le gambe corte. Possono averle lunghe, anzi lunghissime. Per scappare veloci, dissimulare rapidamente il vero, schizzare in tutta fretta una narrazione irreale. Ed è quello che da un paio di settimane tenta di fare il Municipio di Lugano. Con risultati che potrebbero definirsi risibili, se non fosse che in questa vicenda c’è di mezzo una concretezza politica che va ben oltre: va alla sostanza di quel minimo di trasparenza dovuta in democrazia.

Già dalla sera e la notte del 29 maggio.

Si disse che no, nulla era stato pianificato, quando anche ad un credulone patentato sarebbe stato difficile anche solo immaginare che lo schieramento di polizia immediatamente intervenuto al Vanoni fosse opera di un veggente aruspice dell’ultimo minuto, anzi dell’ultimo secondo. Si disse che no, che quei rinforzi di polizia in tuta anti-sommossa provenienti dalle lontane terre romande distribuite in abbondanza nei punti strategici non fossero sulle rive del Ceresio per dar manforte alla polizia cantonale, e si fece artificialmente girare la voce che fossero in trasferta per dirigere il traffico nelle poche ore di passaggio nel locarnese del giro ciclistico d’Italia.

Si disse che no, che fino all’ultimo fra i municipali operativi non si avesse idea alcuna dell’epilogo che doveva demolire il ‘simbolo’ dell’autogestione (perché capisco quanto un simbolo del genere sia importante, ripeté poi in automatico la ministra cittadina della sicurezza). Che no, che il Municipio non si trovò che una manciata di minuti a disposizione per dare al comando di polizia la propria adesione alla proposta di passare all’azione, naturalmente per ‘evitare il peggio’, e cioè ipotetici scontri fisici e feriti. Che no, non era affatto il caso di ritelefonare ai due municipali dissidenti, che tanto si erano già espressi contro la stessa evacuazione forzata dell’ex Macello figurarsi sulla demolizione.

Che no, che il Municipio, preoccupato che ‘venisse giù tutto’, aveva concordato con la polizia solo l’abbattimento del tetto e non dell’intero edificio, e che, accidenti, un evento tecnico imprevedibile aveva rovinato il buon proposito di quella semplice messa in sicurezza. Che no, l’ordine di muovere le ruspe era stato dato solo a sera inoltrata, mentre una e-mail nelle mani del sindacato Unia già poteva certificare che l’ordine di scaldare i motori era già stato dato alle 17.50.

Che no, che non c’era da preoccuparsi perché la perizia di una società specializzata, la Econs SA, interpellata dal Municipio per esaminare le macerie (con l’autorizzazione della magistratura?) aveva escluso che vi fossero tracce di amianto; certo si specificava ‘in base a una prima parziale perizia’, ma intanto l’annuncio aveva già l’aria di una furbesca auto-assoluzione.

Ed è qui che ricasca il povero asino. L’amianto in realtà c’è, ha comunicato ora la procura, e ci sono anche idrocarburi policiclici aromatici, anche se il tutto non è presente in quantitativi importanti ‘rispetto alla massa delle macerie e dei rifiuti’. E adesso quale risposta miracolosa verrà dalle bugie con le gambe lunghe? Che in fondo si tratta di micro e innocenti dosi di quelle dannate fibre? Che quindi non c’è proprio nulla da temere?

Nemmeno per il continuo balletto delle non verità?

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