Il dopo-Maglio, in queste condizioni di interventismo da una parte e di assenza di risposte dall’altra, cioè da parte delle autorità, si acuirà. E la protesta, sicuramente astuta degli autogestiti – che si sono sin qui guardati dall’occupazione di altre aree e di altri edifici – produrrà prima o poi qualche esito, se non altro per ritrovare la quiete e l’immagine perdute. Il problema è come. Quante e quali concessioni fare? E da parte di chi? Si dice e si ripete che il problema è fondamentalmente di Lugano e che al Maglio, da sei anni, era «esportato» senza contraccolpi per la città. Lo sgombero ha rotto e mosso l’inquieto alveare. E adesso Cantone, Città e Comuni del Luganese dovranno, assieme, trovare una soluzione al problema post-Maglio.
Sull’esperienza vissuta in quel di Canobbio – e protrattasi per sei anni – si incrociano pareri e critiche. E’ chiaro che la giustizia non può scendere a patteggiamenti e neppure può usare una doppia bilancia. E allora: 1) o le forze dell’ordine passano all’azione e intervengono con chi si mette fuori dalla legge, per esempio contro chi fa uso di droga o compie altre forme di violenza oppure contro chi commette abusi, per esempio nella vendita di alcolici o come disturbo della quiete pubblica; 2) o si dà per acquisito che una certa area è una zona franca, dove tutti fanno ciò che vogliono. In questo secondo caso, l’ordine all’interno di tali perimetri deve essere garantito dai responsabili interni, ai quali manca però ogni legittimazione, e non solo da parte dell’autorità costituita. A Bellinzona, qualche anno fa, con l’occupazione di Casa Cinzia andò come sappiamo: prelevamento degli occupanti, accertamenti e demolizione dello stabile.
Al punto in cui si è giunti a Lugano occorre tuttavia immaginare una qualche strada per convogliare questi giovani e per la gestione del tempo libero, anche se è discutibile che ogni e qualsiasi gruppo possa accampare motivi per ottenere uno spazio dove vivere un’esperienza di autogestione. Vi è, tra l’altro, da parte dell’autorità, un’estrema difficoltà a sapere con chi si tratta, considerando come i leader non forniscano mai il cognome; c’è da chiedersi qual è realmente il potere rappresentativo di questi timonieri degli autogestiti. Fino a quando si tratta di urlare la protesta e le rivendicazioni è facile coagulare un dissenso e fare un cartello, ma quando si deve esigere il rispetto di qualche regola, fin dove c’è sicurezza che la base seguirà?
Intorno al tavolo delle trattative, quando ci saranno per trovare un’auspicabile via d’uscita, non basteranno i girotondi: si dovrà trovare un accordo, ma anche avere la successiva garanzia dell’osservanza.

dizione del 30 ottobre 2002 – luganese

«No agli autogestiti nell’officina TPL»
Dura presa di posizione del Gruppo genitori di Trevano alla vigilia dell’incontro con il Municipio

Un no assoluto e perentorio all’eventuale insediamento del centro sociale autogestito nei locali TPL di Cornaredo. La presa di posizione arriva da un non meglio precisato “Gruppo genitori organizzati di Trevano” (non vengono forniti né nominativi né recapiti). «Siamo contrari perché lì davanti ci passano gli studenti delle scuole di Trevano, i giovani sportivi che frequentano gli impianti di Cornaredo e della Resega, quelli che vanno al Cinestar: una grande massa che si trovano sotto il tiro pubblicitario dei “molinari” e dei loro programmi». Al centro sociale – sostiene ancora il Gruppo genitori – «c’è droga e birre, si impara a rivoltarsi contro ogni autorità e contro i genitori». Ragion per cui «se le autorità concederanno l’officina della TPL faremo un tale putiferio e un tale scandalo che saranno ben peggiori dei cortei dei “molinari”».
Parallelamente, ecco invece un comunicato degli autogestiti: «Visto che anche per questa settimana il Molino non ha trovato una sede definitiva, le attività non saranno sospese ma spostate in città». Oggi, mercoledì, in piazza Dante ci saranno varie animazioni per grandi e piccini. Gli eventi culturali inizieranno alle 14 con la danza africana (angolo tra via Pessina e via Nassa); a seguire attività creative per i bambini (pittura e pennelli) e jam-session (sfileranno per le piazze e le strade i musicanti del movimento per l’autogestione). Possibilità poi di rinfocillarsi con la merenda organizzata dal Laboratorio Inti, che preparerà torte e tisane per tutti, come sempre a prezzi politici. La serata continuerà con il Cinemolino, che si svolgerà per l’occasione al parco di Villa Saroli a Lugano. Una delle proiezioni è strettamente legata al tema della rivendicazione di spazi e diritti: un documentario di 50 minuti sulle vicende dello sciopero in Ticino degli anni ’70. A seguito si terrà la riunione del Movimento dei Senza Voce, gruppo nato al Molino, che si occupa della tematica dell’immigrazione.
Ricordiamo infine che giovedì alle 16 si terrà a Palazzo Civico l’atteso incontro tra autogestiti, Municipio di Lugano e Consiglio di Stato per trovare una nuova sede del centro sociale. In serata, alle 20 probabilmente in un’aula dell’Università, assemblea straordinaria dei “molinari” per discutere su ciò che è emerso dalla seduta con le autorità.

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