La risoluzione premette che l’ex macello « non è luogo destinato all’autogestione » e stabilisce che nell’area industriale concessa al Molino nel dicembre dello scorso anno venga ripristinata la legalità « al più tardi entro il 31 dicembre 2003 » .
In futuro, precisa infine la presa di posizione, qualsiasi trattativa dovrà fondarsi sul rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti in uno Stato di diritto « affinché la parità di trattamento per tutti i cittadini onesti sia soddisfatta » .
Su questa linea di fermezza si è orientata la maggioranza del Consiglio comunale di Lugano con un voto trasversale che, ad eccezione della sinistra, ha raccolto consensi in tutti i gruppi.
L’appello a non abbandonare la via del dialogo e a ricercare un « punto d’incontro » lanciato per il PS da Nicoletta Mariolini è caduto nel vuoto. Non ha avuto miglior sorte la soluzione di compromesso suggerita dai capigruppo Ppd e Plr, che prevedeva una permanenza regolamentata del centro sociale in viale Cassarate fino al 30 giugno 2004 per permettere al Municipio di riprendere con il Cantone la ricerca di una sede alternativa e possibilmente definitiva per il Molino. A proposito del ruolo della Città, Simonetta Perucchi Borsa ( Ppd) ha sottolineato che l’ente pubblico « deve creare i presupposti affinché la politica alternativa e la cultura proposta al di fuori dei canali istituzionali possano esprimersi liberamente » . Rocco Olgiati ( Plr) ha difeso l’ipotesi di concedere un periodo transitorio di sei mesi( «durante i quali bisognerà far rispettare le leggi » ) per consentire alle parti, Cantone compreso, di individuare un’alternativa all’ex macello, destinato ad altri progetti culturali. Ma per Paolo Sanvido « il malandazzo deve finire » ed è ciò che la maggioranza ha voluto. « Andate voi a buttarli fuori » è sbottato il sindaco Giudici, commentando le conseguenze del voto pronunciato dal Consiglio comunale. La decisione di ripristinare la legalità entro il 31 dicembre potrebbe infatti significare lo sgombero immediato.

Paolo Sanvido: è questo ciò che chiede la vostra risoluzione?
« Chiediamo che venga ripristinata la legalità, ossia che l’attività del centro sociale sia conforme alle norme igieniche, a quelle edilizie, sulla sicurezza e sugli esercizi pubblici che tutti i cittadini sono tenuti ad osservare » .

Ma il 31 dicembre è un termine troppo vicino…
« Sono mesi che facciamo presente questa situazione al Municipio, il quale non ha mai voluto entrare in discussione. Comunque, la risoluzione ha carattere indicativo e in ogni caso, in presenza di un contratto che garantisce agli autogestiti l’utilizzo del macello fino alla fine di gennaio, la prospettiva di un allontamento dei molinari non è realizzabile. Il messaggio del Consiglio comunale è chiaro: bisogna agire per ripristinare la legalità » . Il Molino per ora tace. « Aspettiamo l’assemblea straordinaria che si riunisce questa sera ( ieri per chi legge) – dice un rappresentante del CSOA – ma non credo che da parte nostra ci sarà molto da aggiungere » .

LA RISPOSTA DI BORRADORI A GIUDICI
« La Città è primo attore, ma il Cantone non si è defilato »
■ È pacata la risposta del presidente del Consiglio di Stato Marco Borradori alle accuse rivolte lunedì all’autorità cantonale dai banchi del Consiglio comunale di Lugano e da quelli del Municipio dal suo più autorevole esponente, il sindaco Giorgio Giudici, in merito al presunto abbandono degli interlocutori cantonali dal fronte caldo dell’autogestione. « È vero – ammette il presidente del Governo – che dopo lo sgombero del Maglio e l’insediamento del centro sociale all’ex macello messo a disposizione dalla Città, il ruolo di primo attore è toccato al Comune di Lugano, ma non posso condividere l’accusa di un disinteresse da parte del Consiglio di Stato. I rappresentanti del Governo hanno partecipato alle sedute del gruppo di lavoro e seguito lo sviluppo della vicenda. Hanno contribuito alla ricerca di soluzioni alternative, valutando alcune ipotesi – aggiunge Borradori – anche se poi l’esito è stato negativo » . Con la presentazione del messaggio municipale per la trasformazione dell’ex macello in spazi culturali, il CdS si è messo un po’ in disparte per non influenzare le scelte di competenza comunale, afferma Borradori. « Non ci siamo defilati e siamo pronti a fare la nostra parte » conclude il presidente, che rinnova la disponibilità di Bellinzona ad una partecipazione concreta alla soluzione del problema.

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