Il Centro sociale Il Molino prende posizione sul progetto della Città di trasformare l’ex macello in un’agorà della cultura popolare

LUGANO – Un’agorà della cultura popolare negli spazi dell’ex Macello di Lugano? «Potremmo quasi parlare di un progetto a prima vista accattivante», ma in verità si tratta della «tendenza di creare dei recinti omologati cultural-alternativi per cercare di negare e di spegnere le realtà conflittuali e autogestite sul territorio». È quanto sostiene il Centro sociale autogestito Il Molino in merito alla proposta di riconversione e valorizzazione del comparto di recente avanzata dall’Esecutivo cittadino.

Con un investimento di 26 milioni di franchi, la Città intende dare spazio a manifestazioni ed eventi multidisciplinari, coworking e costudying, ristorazione, caffè letterario, infopoint e ricezione. Oltre ad alloggi per studenti e turisti. Si tratterebbe, secondo il Municipio, di «un luogo aperto, un luogo fruibile da tutta la popolazione, per l’incontro, lo scambio di idee e la socialità». Ma non per il Centro sociale, che da oltre vent’anni in quegli spazi porta avanti un progetto, anche culturale. E in una presa di posizione parla della proposta cittadina come di «una pseudo fotocopia ufficiale, legalizzata e di haute gamme di quello che già avviene settimanalmente e gratuitamente o quasi, negli spazi del Molino».

Il Centro sociale si batte allora contro la trasformazione di una realtà già esistente in «un privilegio culturale d’élite, con prezzi non propriamente “culturali”, alloggi studenteschi da università semiprivata, caffè culturale radikal-chiccoso eccetera».

Un incontro per parlarne con le autorità? Il Centro sociale non ci sta più, a seguito degli «ultimi disastrosi incontri di due anni orsono». E conclude: «Qua siamo e qua resteremo». L’invito del Molino è dunque di «lottare e opporsi a questa visione della città dall’alto».

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