LA DOMENICA 17 ottobre 2021

Ex Macello: il tetto dell’edificio che la notte del 29 maggio è stato abbattuto non era quello veramente pericolante

Abbattuto perché pericolante. Per evitare che qualcuno – gli autogestiti – potessero salirci e farsi del male. Sono passate poche ore dalla demolizione dell’ex Macello di Lugano avvenuta nel cuore della notte del 29 maggio. Poche ore e il Municipio di Lugano convoca la stampa. Perché invece del tetto è stato distrutto uno degli edifici degli autogestiti. Le macerie sono ancora fumanti, domenica 30 maggio. Il Municipio chiarisce subito. L’ok alla demolizione è stato dato solo per il tetto. Su indicazione della polizia. Perché pericolante. Oggi, a cinque mesi di distanza, come e perché all’una e mezza di quella notte si sia arrivati a distruggere una parte dell’ex Macello è ancora un mistero. A indagare è la Magistratura. Ma il tetto dell’edificio che la notte del 29 maggio è stato abbattuto non era quello veramente pericolante. Anche perché il soffitto era stato puntellato. Proprio dalla Città. E il tetto era anche isolato. Del resto, già nel 2001 il Consiglio comunale aveva ragionato sulla sistemazione dell’ex Macello. Tanto che nel 2002 era stato anche presentato un messaggio, poi ritirato, che prevedeva una ristrutturazione di oltre 9 milioni di franchi. L’idea, mai abbandonata, era di recuperare la struttura per ricavarci attività culturali e artistiche. Attività che fino al 29 maggio hanno in effetti convissuto insieme a quelle del Molino.

Un tetto pericolante però c’è davvero nell’area dell’ex Macello. Ma è ancora in piedi. Perché nemmeno sfiorato dalle ruspe. C’è davvero. Tanto che il 13 maggio 2019 l’allora sindaco Marco Borradori parla al Consiglio comunale. Si stava votando un credito di 450mila franchi per dare il via al concorso di architettura che nel frattempo ha incoronato un vincitore per ripensare l’area. Ma il discorso cade sui Molinari. «Dobbiamo intervenire e rimettere a posto un tetto sotto il quale ci sono gli autogestiti – dice Borradori – quindi non un tetto che serve a noi ma un tetto che serve a loro perché altrimenti qualche rischio ci sarebbe. Adesso non voglio dire che c’è un rischio di caduta del soffitto però, insomma, qualche rischio c’è». Tutto questo, quando la Città, si fa presente nel rapporto di maggioranza per il concorso di architettura, «per la sistemazione e messa in sicurezza delle strutture (tetti e padiglioni) dell’ex Macello ha speso fino a oggi a circa 540mila franchi».

Un tetto pericolante dunque c’è davvero. Tanto che gli autogestiti da tempo non occupavano più gli spazi di quell’edificio. Sovrasta il blocco A. Il corpo centrale della struttura. È lungo e stretto e ha anche un nome indicato dalle planimetrie: A3. Dall’alto è riconoscibile perché puntellato da finestrelle. A differenza dell’edificio distrutto dalle ruspe, che qualche intervento l’ha avuto, ha veri problemi di sicurezza. Inoltre, è protetto. Mentre sotto le macerie c’è finito l’unico non protetto – riconoscibile come blocco F – e perciò ritenuto sacrificabile. Talmente sacrificabile che il vincitore del concorso aveva previsto di abbatterlo per ricavarci gli alloggi per gli studenti.

Per ora ancora nessuna domanda di costruzione
Domenica 30 maggio. Le macerie sono ancora fumanti. Una parte del centro sociale autogestito il Molino è stato abbattuto. Un’operazione veloce. Portata a termine senza domanda di costruzione. A cinque mesi dalla demolizione, la domanda di costruzione in sanatoria o a posteriori non è ancora stata presentata. Anche se il perimetro nel quale si sono mosse le ruspe confina con dei privati. «Il mio Dicastero – si limita a dire Cristina Zanini Barzaghi, responsabile del Dicastero Immobili della Città – non è stato coinvolto».

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