Hanno potuto finalmente avere un pasto decente e un giaciglio pulito nel rifugio della Protezione civile di Vacallo gli oltre cinquanta sudamericani «trovati» dalla polizia al Maglio di Canobbio. Vivevano in condizioni precarie sotto tendoni nel bosco e in un rudere. «Stavano peggio dei barboni, stringeva il cuore vederli così» ha detto chi è intervenuto.
Sporchi e impauriti, sono stati presi in consegna dai poliziotti.
Consapevoli del loro disagio, gli agenti sono stati del tutto garbati. Sono in prevalenza cittadini ecuadoregni, ma sull’identità di qualcuno, privo di documenti, restano dubbi. Alcuni passaporti portano il timbro «respinto» , altri i visti di soggiorno di Paesi europei. Si tratta – ha spiegato Fabrizio Comandini, responsabile dei Centri d’accoglienza della Croce Rossa svizzera – di «sans papier» . Si sapeva che alloggiavano al Maglio, ma nessuno, salvo gli autonomi, si era mai occupato di loro. Vivevano alla giornata, vendendo merce del loro artigianato in mercatini e feste regionali e all’occasione suonando strumenti etnici. Sempre sorridenti, per niente prepotenti, al limite dell’ingenuità, hanno fatalisticamente accettato la nuova situazione. Nel gruppo è da rilevare il gran numero di bambini, anche in tenerissima età. C’è anche una donna incinta che ha dovuto essere trasportata all’ospedale.
Che cosa sarà di loro? A Vacallo dovrebbero restare al massimo due- tre giorni. Nel frattempo si valuterà dove indirizzarli. In queste ore si cerca anche di organizzare attività per la piccola comunità ecuadoregna: bambini così piccoli non possono restare segregati a lungo.
LuBer

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