A distanza di qualche giorno, senza alcuna necessità di rincorrere tempi e logiche da campagna elettorale, vogliamo esprimerci riguardo al momento d’ informAzione visiva avvenuto per le vie di Lugano lo scorso venerdì.

L’imbiancamento di un cartellone e la pubblica proiezione di una docu-fiction sulle pratiche di rimpatrio forzato in Svizzera, realizzato dal collettivo svizzero Augenauf, non ci fanno certo sentire incivili, vandali o intolleranti. Consideriamo bensi tali coloro i quali quotidianamente attaccano e sfregiano VITE UMANE (e non beceri cartelloni) attraverso la mistificazione e la strumentalizzazione di una libertà d’espressione nella quale opinione e razzismo diventano un tutt’uno. Una sistematica banalizzazione di ogni forma di razzismo presente nelle propagande elettorali, nei dibattiti televisivi, sui quotidiani, sui domenicali e nelle strade.

Un continuo utilizzo della menzogna che vuole far credere, ad esempio, che a ridurre i popoli nativi d’America (gli indiani) in riserva sia stata l’immigrazione di massa e NON l’invasione colonizzatrice e imperialista alla ricerca di dominazione, ricchezze e schiavi, di cui oggi Lega e Udc sono alla ricerca, sfruttando i lavoratori nei loro cantieri, arricchendosi con appalti e affarucci vari e ghettizzando intere popolazioni.

Libertà d’espressione non significa certo tappezzare, grazie alla disponibilità di immensi capitali, un intero territorio con messaggi intesi ad alimentare i piu bassi istinti dell’uomo. In questi tempi che ci dicono di crisi, è un insulto verso la popolazione alle prese con continui licenziamenti, disoccupazione, aumenti d’affitto e cassa malati, spendere 7 milioni di franchi per una campagna elettorale i cui unici contenuti sono la violenza di razzismo ed esclusione.

Da parte nostra rivendichiamo l’azione collettiva d’imbiancatura-abbellimento, consapevoli che non solo le nostre coscienze si sono scosse e mosse dinanzi a tanta demagogia xenofoba. In Ticino come nel resto della Svizzera, chi sul tragitto casa-scuola, chi portando a spasso il cane, chi in attesa alla fermata del bus, chi recandosi al lavoro, chi organizzandosi collettivamente, ognuno a modo suo ha deciso di dire basta a una campagna che istiga all’odio e al razzismo. Denigrare, prevaricare, rimpatriare, spostare, sgomberare le parole d’ordine. Indubbiamente una campagna degna dello stesso Go(e)bbi(ls), che in Ticino assume le sembianze dal nuovo consigliere di stato leghista che, dall’alto della sua carica, propone ora nuovi campi d’internamento per i migranti.
Non siamo soli, continueremo a lottare e a partecipare all’abbellimento paesaggistico, assieme a quella parte di popolazione che si sente toccata e non vuole più rimanere a guardare dinanzi all’avanzata di questa massa d’ignoranza che sta invadendo le nostre vite.

Che l’indignazione diventi azione.

Centro Sociale Occupato Autogestito il Molino

> Su indymedia le fotografie dell’azione

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