« L’imbiancamento di un cartellone e la pubblica proiezione di una docu-fiction sul rimpatrio forzato in Svizzera non ci fanno certo sentire incivili, vandali o intolleranti. Consideriamo bensì tali coloro che quotidianamente attaccano e sfregiano vite umane (e non beceri cartelloni) », scrivono gli autonomi del Molino in una nota nella quale si rivendica « l’azione collettiva d’imbiancatura-abbellimento » dei manifesti elettorali Udc. Contro « una sistematica banalizzazione di ogni forma di razzismo presente in propagande elettorali, dibattiti televisivi, quotidiani, domenicali e nelle strade ». Per i ‘molinari’ « libertà d’espressione non significa tappezzare, grazie alla disponibilità di immensi capitali, un intero territorio con messaggi tesi ad alimentare i piu bassi istinti dell’uomo ». Ancor più in tempo di crisi, « è un insulto alla popolazione alle prese con continui licenziamenti, disoccupazione, aumenti d’affitto e cassa malati, spendere 7 milioni per una campagna elettorale i cui unici contenuti sono la violenza di razzismo ed esclusione ».

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