Il leader del gruppo di estrema destra Forza Nuova, Roberto Fiore, condannato a nove anni per banda armata, rappresenterà l’Italia al parlamento europeo grazie alla poltrona lasciata libera da Alessandra Mussolini, nipote del Duce, eletta alla Camera grazie all’alleanza con Silvio Berlusconi. A Verona, nella notte del primo maggio un ragazzo, Nicola Tomasoli, viene pestato a morte da cinque giovani neonazisti. Il contesto è una città il cui capogruppo in Consiglio comunale della lista del sindaco Flavio Tosi è l’ex membro del Fronte veneto skinhead Andrea Miglioranzi.
Altro dato importante, l’Italia è un paese dove nel 2006 un’alleanza politica si è imposta sull’altra con 25mila voti di scarto. La rincorsa ai serbatoi di voti di qualsiasi genere è diventata legittima, arrivando a banalizzare anche quella di gruppi dai valori dichiaratamente fascisti.
Per capire cosa stia succedendo all’Italia odierna, comprendere e riflettere su chi siano questi ragazzi che si avvicinano ai valori fascisti e come questi siano “sdoganati” dal potere politico facendoli entrare di diritto nei palazzi istituzionali, viene in aiuto “Nazirock”, film-documentario uscito nell’aprile del 2008. Il suo autore è Claudio Lazzaro, da 30 anni giornalista della carta stampata di cui gli ultimi dieci passati al Corriere della Sera e regista del film “Camicie verdi”, documentario sulla Lega Nord, premiato dalla critica indipendente al Festival del cinema di Locarno nel 2006 come “film civilmente più significativo”. In questa sua seconda opera, Nazirock, il giornalista Lazzaro vuole «raccontare dall’interno la destra radicale, soprattutto i giovani, ma anche i cattivi maestri, quelli che stanno entrando nelle stanze del potere o ci sono già entrati, quelli che mostrano due facce, una istituzionale e una eversiva, quelli che lavorano in collegamento con l’estrema destra nazifascista europea. Uso come filo conduttore la musica rock perché voglio parlare soprattutto ai ragazzi. In questo viaggio ne ho incontrati tanti che non sanno nulla. Non hanno occhi cattivi, ma sono pronti a fare – a “rifare” – cose molto cattive. Perché non conoscono la storia. Oppure credono di conoscerla, ma è solo un falso, spacciato nel caos mediatico di internet».
Visti i temi trattati, nell’Italia di oggi, non sono state poche le difficoltà conosciute dal film per essere proiettato. Malgrado sia distribuito nelle librerie Feltrinelli nella sua versione Dvd e libro allegato, il film è stato vittima di censure sia nelle sale cinematografiche private che nei luoghi pubblici destinati ai dibattiti e riflessioni quali l’Università di Bologna o la Casa della Memoria della storia di Roma. In quel caso il promotore era l’Associazione nazionale dei partigiani italiani (Anpi), che intendeva proiettarlo il 25 aprile, giorno della commemorazione della liberazione dal fascismo in Italia. Il comune di Roma, proprietario dello stabile, lo ha vietato. I motivi degli annullamenti nel caso delle strutture private sono le minacce di causa dei legali di Forza Nuova, gruppo di estrema destra di cui si parla nel film, la paura di missioni punitive di militanti neofascisti, ma nel caso degli spazi pubblici una psicosi della parcondicio che invade la politica italiana. Viste le difficoltà, Nazirock ha trovato un suo percorso alternativo di visibilità pubblica costituito soprattutto da circoli arci o centri sociali. «Da moderato, mi sto rendendo conto che i centri sociali, sono diventati l’ultimo radicamento della sinistra nella società civile» dice l’autore Lazzaro. Nella Svizzera italiana sarà possibile vedere il film questo sabato 10 maggio ore 20.30 al Centro sociale autogestito il Molino di Lugano alla presenza del regista.

Claudio Lazzaro, è stato difficile avvicinarsi a questa realtà?
Sì, perché sono gruppi che suonano in un circuito particolare in tutta Europa, seguendo un calendario di appuntamenti interni ai movimenti di destra radicale. Quando li ho contattati, ho ricevuto delle risposte negative. Non volevano essere raccontati da un estraneo. In seguito ho visto che c’era un raduno di Forza Nuova vicino a Viterbo durante il quale avrebbero suonato diversi gruppi del genere nazirock. In fretta e furia, ho organizzato una troupe e siamo rimasti 3 giorni sul posto del raduno. C’erano anche altri giornalisti che però restavano il tempo necessario per allestire un servizio televisivo, mentre io ho potuto cogliere aspetti sconcertanti che altri giornalisti non hanno potuto vedere, come la presenza di Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna o Andrea Insabato condannato a sei anni per la bomba al giornale il Manifesto.
Nel suo film racconta come si svolgono questi raduni?
Il film non si limita al raduno di Viterbo, ma fa un quadro della destra estrema nazifascista e dello “sdoganamento” in corso dal sistema politico istituzionale che in qualche modo coopta per avere quel mezzo milione di voti che questi movimenti possono rappresentare, facendoli poi entrare nel sistema di potere parlamentare.
Gianni Alemanno, neosindaco di Roma, porta la celtica al collo. Il suo film, girato prima delle elezioni, è stato premonitore di quanto poi avveratosi?
Era un risultato nell’aria. Non solo in Italia, ma in tutta Europa c’è una crescita di questi movimenti neofascisti. È una risposta impaurita alla globalizzazione, all’immigrazione, a tutto ciò che comporta la modernità intesa come sviluppo e cambiamento rapidissimo di tutto ciò che ci circonda. Spesso le persone meno attrezzate nel cavalcare l’onda del cambiamento, si ritirano spaventate cascando nella trappola di ideologie che dovrebbero restare nella pattumiera della storia. Quello che però caratterizza l’Italia è che con il pensiero “italiani brava gente” sempre pronti a perdonarci, non abbiamo fatto i conti con il nostro passato. La Germania invece questo lavoro lo ha fatto, ed esiste una vigilanza su quello che è stato il passato, ad esempio proibendo alcuni comportamenti quale il saluto romano. In Italia invece, saluti fascisti e striscioni “più nazifascismo per tutti” vengono esposti nella normalità più assoluta. Addirittura, persone che si richiamano apertamente a questi valori entrano nel parlamento italiano o vanno a quello europeo a rappresentare l’Italia.
Può fare qualche esempio?
Grazie all’alleanza con Forza Italia di Silvio Berlusconi, Alessandra Mussolini è stata eletta alla Camera. Ora lascerà la sua poltrona di europarlamentare a Roberto Fiore, segretario di Forza nuova. L’Italia dunque sarà rappresentata nel parlamento europeo da Fiore. C’è un’auto-indulgenza italiana che è molto colpevole di tutto ciò.
Quali potrebbero essere gli anticorpi?
L’unico modo per difendersi sono l’istruzione e l’informazione. La prima in Italia non esiste. Parlando con diversi professori, ho scoperto che il ventennio fascista non viene praticamente insegnato. Ciò spiega perché l’intervistato con Mussolini tatuato non sa nulla della deportazione degli ebrei in Italia o della shoa, dimostrando di avere idee confuse. Il sistema Italia non è riuscito a fornire ai giovani gli strumenti necessari per affrontare il cambiamento imposto dalla globalizzazione. Se come giovane la tua prospettiva di vita è quella di fare l’idraulico e arriva un extracomunitario a fare il tuo lavoro d’idraulico a metà prezzo, è chiaro che diventi contrario all’immigrazione e vedi gli stranieri solo come dei nemici.
Proviamo con l’informazione allora…
Questo dell’informazione è il problema centrale. Nelle classifiche internazionali, a livello di informazione libera, l’Italia è alla pari dei paesi centroafricani. Il centro-sinistra quando era al potere non ha affrontato il problema. Il perdurare della situazione produce una forma di assuefazione per cui nessuno si scandalizza più che ad un film venga impedito di essere proiettato nei cinema. Prendiamo il caso concreto del documentario. Al momento dell’uscita di Nazirock era prevista una doppia distribuzione: una in libreria con la Feltrinelli, l’altra in alcuni cinema come il Fandango di Roma e l’Anteo di Milano. Ai gestori dei cinema sono arrivate le diffide dei legali di Forza Nuova con la minaccia di causa in caso di proiezione. In realtà sanno bene di non avere nessuna possibilità di vittoria legale in caso di denuncia. I gestori però, intimoriti, hanno annullato le proiezioni. Poiché alcuni elementi di Forza nuova hanno dato l’assalto a delle caserme di carabinieri di Roma, si può ben capire la paura dei gestori di cinema. Oltre alle minacce di denuncia legali, ha contato anche la paura di rappresaglie punitive. I media che avrebbero dovuto reagire a questi attacchi non lo hanno fatto, salvo qualche eccezione.
Ma se Feltrinelli lo distribuisce vuol dire che giuridicamente il film non è attaccabile, o sbaglio?
Esatto. Ma un conto è impedire ad alcuni gestori di cinema di proiettarlo, un altro è farlo con una grossa casa editrice come la Feltrinelli. Va detto che il clima pesante si è ripercosso anche in alcune librerie della Feltrinelli dove il libro e dvd non venivano esposti. In Italia si è creato un clima di autocensura dove qualsiasi cosa può dar fastidio, si preferisce ignorarla.
Ho letto che anche nei luoghi pubblici ci sono state delle difficoltà …
È vero. Nell’università di Bologna, la più antica d’Italia, ad un’ora dalla proiezione il Magnifico rettore ha annullato la visione. Vista la vicinanza con le elezioni non si voleva dare l’impressione che l’Università fosse vicina ad una parte politica. Lo stesso argomento lo ha invocato il comune di Roma, vietando alla Casa della memoria della Storia, gestita dall’Associazione nazionale partigiani italiani (Anpi) di proiettare Nazirock il 25 aprile, giorno del ballottaggio per il posto di sindaco. In tutti i paesi democratici prima delle elezioni c’è l’assoluta libertà di sottoporre dove si vuole al vaglio critico dell’informazione i candidati e le forze politiche, in Italia no.
C’è un pericolo di ritorno del fascismo in Italia?
C’è una latenza di fascismo in Italia dovuta ad un’assuefazione di informazione manipolata che produce un’abitudine all’autocensura. In questo clima, può succedere di tutto. Che poi lo si chiami fascismo oppure no, o che avrà un nome nuovo e un volto nuovo, fondamentalmente è la stessa cosa.
“Camicie verdi” era stato proiettato al Festival del Cinema di Locarno. Lo stesso avverrà per Nazirock?
Se lo vorranno inserire nel programma sarò ben felice. Devo dire però che, nonostante il clima pesante descritto, per il documentario Nazirock vengo continuamente sollecitato. In tutta Italia sono previste numerose proiezioni pubbliche.
Vi è dunque una parte del paese che reagisce al clima pesante?
Vengo invitato da associazioni studentesche, da circoli arci, organizzazioni di partigiani e centri sociali. Mi sto rendendo conto che i centri sociali in Italia sono forse diventati l’ultimo radicamento della sinistra nella società civile. C’è una tale disaffezione per la politica che i centri sociali, con tutti i loro limiti, rappresentano l’unico luogo dove i giovani possono scambiarsi delle idee e sottrarsi a quelle trappole ideologiche di cui parlavamo prima. Tenga presente che glielo dice uno che è un moderato di sinistra, ma devo riconoscere che i centri sociali svolgono una funzione molto importante nell’Italia di oggi.

L’autore

Claudio Lazzaro fa il giornalista da trent’anni. Ha sempre lavorato per la carta stampata, a parte qualche sporadica incursione nel mondo della televisione, in Rai e a Mediaset, come autore e conduttore, o in quello del cinema, come sceneggiatore. Ha cominciato all’Europeo, quando era il settimanale delle grandi inchieste. Gli ultimi dieci anni li ha passati al Corriere della Sera, dove si è occupato prevalentemente di cronaca e di esteri (inviato di guerra in Kossovo e Iraq).
Nel 2006 per la prima volta si è cimentato come regista nel film “Camice verdi”, un’inchiesta sulla Lega Nord. Al Festival del cinema di Locarno “Camice verdi” riceve il premio della critica indipendente come “film civilmente più significativo”. Due anni fa ha lasciato il Corriere e ha costituito una società, la Nobu Productions, per realizzare documentari a basso costo, sfruttando la potenzialità delle nuove tecnologie e dei nuovi canali distributivi. «Non l’ho chiamata Nobu per rendere omaggio al famoso cuoco giapponese Nobu Matsushita. Nobu è una contrazione di “no budget”, che significa “i soldi non ci sono”. Ma il film si fa lo stesso. Come? Lavorando con chi sia disponibile a non guadagnare nell’immediato, scommettendo su progetti che cercano la loro forza, anche commerciale, nella totale libertà con cui vengono realizzati» racconta Lazzar

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