In una serata vagamente estiva di dieci ani fa – era il 12 ottobre 1996 per essere precisi -, un gruppo di giovani occupava i “Molini Bernasconi” di Viganello. Iniziava così l’esperienza sociale e politica del “Centro sociale autogestito”, che ha caratterizzato la realtà giovanile di Lugano e, più in generale, del Ticino. Dieci anni di occupazione e di traslochi più o meno forzati, che accomunano Giancarlo a Ludovica, Paola a Teo e a Francesco. Ragazzi dalle spinte ideali forti: “Riteniamo di essere una forza critica importante, all’interno di una realtà locale priva di fantasia e di sogni. Oggi come ieri combattiamo contro l’ingiustizia, l’indifferenza e l’assoggettamento al pensiero unico affermano all’unisono. Proclami più o meno simili a quelli dei giovani che si riconoscono nelle proposte dei maggiori centri autonomi svizzeri.
È soprattutto il fatto di avere uno spazio per fare cultura alternativa ad accomunare i giovani – dice lo storico bernese Simon Schweiz – e non tanto gli obiettivi filosofici o politici. Obiettivi che, in ogni caso, non si scontrano tra loro. A volte gli interessi e le aspirazioni dei singoli – spiega lo storico che ha studiato soprattutto l’evoluzione della Reithschule – sono molto particolari. C’è, per esempio, chi s’interessa quasi esclusivamente di un certo genere musicale o della protezione di una specie animale o di una pianta. Aspirazioni che però si fondono in un unico denominatore: l’autogestione. Ma anche nella cosiddetta cultura “underground” – precisa Dany Waser, operatore culturale a zurighese -. Nel tentativo di diffondere prodotti culturali, comportamenti e stili di vita, alternativi a quelli ufficiali. Questa controcultura però, non rifiuta gli strumenti più moderni della comunicazione. In Italia, per esempio, è molto diffuso “Indymedia”, una sorta di rete di produttori di informazione autogestita. Diciamo che l’underground si propone piuttosto di sviluppare una cultura popolare – osserva Waser -, ma all’interno di una società mediatizzata. Ecco perché verosimilmente, questa cultura si è sviluppata in campo musicale, nella sperimentazione cinematografica e teatrale ed anche nei fumetti. Più recentemente poi è stata la volta degli sprayer, che dipingono usando bombolette colorate i muri e gli angoli della città.
Cultura alternativa che si traduce anche in politica alternativa. Già nel 1963 i primi movimenti studenteschi all’università statunitense di Berkley – il “Free speech movement, antesignano del Sessantotto – erano in netta contrapposizione con la politica governativa. Almeno inizialmente però – spiega Simon Schweiz -, i rapporti tra underground e i movimenti sociali d’opposizione, furono difficili. Essenzialmente perché i gruppi più politicizzati, negli anni Settanta, miravano ad una vera e propria presa del potere; oggi non è più così. I movimenti “no-global” – conferma Waser -, non sono orientati verso la presa del potere. Vogliono semplicemente risolvere alcuni problemi, magari limitati. Parallelamente però, sono anche preoccupati del futuro della terra e si propongono quindi anche di stimolare un cambiamento negli stili di vita.
Anche a Lugano “la necessità di lavorare alla costruzione di un mondo diverso è molto forte”, come i giovani scrivevano già nell’agosto del 2002 sul loro organo informativo, “Il Molino, periodico antagonista di controinformazione”. E proprio con quell’ambizione festeggiano i dieci anni di attività o, meglio, di autogestione. Nella non troppo segreta speranza di riuscire, prima a poi, a farsi accettare anche da chi non crede assolutamente nella loro esperienza.
Non va, difatti, dimenticato che la Reitschule – occupata nel 1987 e mai più abbandonata – l’Usine e la Rote Fabrik, teatro di scontri già negli anni Settanta, sono oggi così radicate nel panorama culturale, che possono contare su un sostegno pubblico per le loro attività. A Zurigo, per esempio, la città mette a disposizione circa 2 milioni di franchi ogni anno, Berna ha investito oltre 14 milioni nella sola ristrutturazione di quello che era il vecchio maneggio coperto della Capitale. Mentre a Milano, Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura, sta cercando di ‘regolarizzare’ lo storico centro sociale del Leoncavallo. E a Lugano?

Pubblicato il: 29 ottobre 2006

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