Agli imputati, inizialmente condannati con decreto d’accusa a 3 giorni di detenzione sospesi, è stata inflitta una multa di 200 franchi per avere disatteso l’ingiunzione della polizia di sciogliere l’assembramento. ■
Avevano voluto esternare il proprio dissenso contro la politica di Silvio Berlusconi e del suo partito. Ma la manifestazione, messa in atto da una trentina di autonomi contro il convengo « Azzurri nel Mondo » , indetto l’anno scorso a Vico Morcote, non era stata autorizzata.
Per disperdere l’assembramento, che aveva bloccato per un’oretta la strada cantonale, era di conseguenza scattato il dispositivo di sicurezza con tanto di intervento degli agenti antisommossa. Una quindicina di giovani, subito identificati, era successivamente stata denunciata e condannata con decreto d’accusa a una multa e a pene detentive da3a5 giorni sospesi per due anni. Contro la decisione del procuratore pubblico
Moreno Capella avevano ricorso 8 manifestanti e il caso è finito in Pretura penale. « La vostra libertà termina dove inizia la libertà del vostro vicino – ha ricordato ieri il magistrato rivolgendosi agli imputati – e non avete nessun diritto di limitare la libertà degli altri » . Il diritto a manifestare è sacrosanto ed è ancorato alla Costituzione, ha proseguito il magistrato, cionondimeno non è assoluto ed è sorretto da regole.
Nel caso specifico, per manifestare e occupare il suolo pubblico occorre un’autorizzazione: altrimenti si commette reato. Provocando il blocco del traffico, l’assembramento aveva impedito la regolare corsa dell’autopostale, ossia di un servizio pubblico a cui tutta la comunità ha diritto. Chiedendo la conferma del decreto d’accusa, il procuratore Capella ha ricordato che la pena vuole essere un segnale: « Tutti voi sapevate che per manifestare ci voleva un permesso e dunque non si è trattata di una negligenza » . « Niente di tutto ciò » ha ribattuto il difensore, avvocato
Costantino Castelli : « Chi in realtà doveva avere un’autorizzazione era la manifestazione “ Azzurri nel Mondo” che con enorme facilità ha ottenuto una scorta di polizia dal nostro Stato e l’interruzione di una strada pubblica. La protesta é stato solo un moto spontaneo di un gruppo di persone che oltretutto non avevano nessuna volontà di occupare il suolo pubblico » . Per il legale, che ha chiesto l’assoluzione, gli imputati hanno fatto solo valere il proprio diritto di riunione nella piena legalità.
Un diritto lecito, ha premesso in sede di sentenza il giudice
Marco Kraushaar , finché non lede altre libertà. Ma se in questo senso si è allineato alle posizione dell’accusa, per contro è giunto alla conclusione che non vi fu perturbamento dei pubblici servizi: è vero che il bus fu costretto a fermarsi per circa un’ora a causa della manifestazione, ma è altrettanto vero che la Direzione dell’autopostale sostituì la corsa con un’altra. Il disservizio fu minimo; tale cioè da non giustificare una condanna. Confermata invece per gli autonomi la disobbedienza a un’ordine dell’autorità, nel caso specifico della polizia, essendosi rifiutati di sciogliere l’assembramento. Da qui la decisione di infliggere solo una multa di 200 franchi a testa.

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