“Tenere libere le rive dei laghi e dei fiumi e
d agevolarne il pubblico accesso e percorso
”
Legge federale sulla pianificazione del territorio, 22 giugno 1979.

“Un cantone che non ha, fin dall’inizio, fatto interamente uso del proprio potere di regolamentazione,
lasciando ai privati godimento di una parte della riva, non perde successivamente la propria competenza.
”
Sentenza del Tribunale federale 123 III 454ss.

“Il numero e l’estensione delle aree a lago accessibili al pubblico sia liberamente sia mediante un titolo d’entrata sono insufficienti, tanto per la popolazione residente quanto per quella turistica”.
Scheda piano direttore cantonale ticinese, 1990.

Il Consiglio di Stato invoca le leggi solo quando gli serve, vedi sgomberare un centro sociale, e se ne dimentica completamente in altri casi?
Si fanno leggi, studi, pianificazioni, ma intanto gli anni passano e la situazione peggiora. Le rive del Ceresio sono inaccessibili nella misura del 57%. Sono invece liberamente fruibili il 22%, la maggioranza delle quali è occupata da attrezzature turistiche (campeggi, lidi) o sono delle passeggiate. Ben il 44% sono rive private.

Noi non ci stiamo e non li riveriamo!
Anche gli spazi che dovrebbero essere a disposizione dei cittadini come per esempio la foce nel parco Ciani, sono sempre più spesso pattugliate da agenti di sicurezza privati che invitano più o meno gentilmente gli allibiti bagnanti ad uscire dall’acqua. Pare che per rinfrescarsi sia più salubre l’aria condizionata dei grandi magazzini rispetto alle acque del lago, utili soltanto per illustrare le reclam del casinò o al massimo per farci transitare nobili decaduti in cerca di copule facile attorno al mostro edilizio progettato dall’onniscente Botta.

Sei milioni di scheletri nell’armadio della famiglia Thyssen
Per questo oggi, partendo dalla foce del Cassarate (fiume che da sempre accompagna l’autogestione a Lugano nei suoi vari spostamenti), ripercorrendo le gesta di antichi bucabieri, rivendichiamo l’occupazione della riva di Villa Favorita dei Von Thyssen-Bornemisza. Non abbiamo dimenticato come abbia fatto i soldi August Thyssen che comprò la villa negli anni 20 e ci abitò con il primogenito Fritz che si unì ai nazisti nel 23. La loro ricchezza proviene dalle acciaierie che producevano a pieno ritmo durante il riarmo nazista e dalle miniere di carbone in cui gli ebrei erano utilizzati come schiavi. Vi sono sei milioni di scheletri nell’armadio della famiglia Thyssen. Non c’è nulla da riverire.

L’acqua è bagnata e il lago è di tutt*!.
L’accesso deve essere garantito. Riprendiamocelo.

CS()A Il Molino

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