Vorrei premettere che, per natura, non sono mai stato propenso alla vita comunitaria e che le esperienze di gruppo – auto o eterogestite – non mi piacciono e già non mi piacevano quando ero un adolescente. Sono semplicemente un cittadino onesto, un docente e anche un padre di famiglia: uno cioè, come molti, che si sforza di rispettare le regole, crede nell’educazione e anche nella proprietà privata, pur non possedendo alcunché. La mia impressione però è che il fervente dibattito sulle occupazioni illegali da parte dei giovani sia un dibattito fondamentalmente demagogico. Ma di una demagogia spudorata, che scivola nel ridicolo. Occuparsi con tanto fervore e strepito di episodi di illegalità isolata e poco redditizia permette senza dubbio di far passare in secondo piano, se non di tacere, forme di illegalità certo ben più gravi: di cui pochi furbi approfittano, sovente ai danni dell’intera comunità. La lista delle forme di demenza affaristica adulta, sulla cui illegalità nessuno ha nulla da ridire, sarebbe lunga da stilare.
Sarebbe ora che politici e benpensanti ( tra cui vedo fanno capolino anche docenti, forse un po’ miopi), così presi dal dibattito sulla legalità e l’illegalità di certe occupazioni, ripristinassero l’uso di questi due termini anche per giudicare il mondo in cui costringono a vivere i giovani; vorrei che prima di uno sgombero, magari armato, pensassero per un attimo alla miseria e alla corruzione che un certo mondo adulto propone come modelli, agli abusi di ogni tipo che vengono ormai affrontati con bonaria leggerezza, e che, quando va bene, vengono risolti con sentenze che sconcertano gli onesti, giovani e no: il medico era malaticcio, l’avvocato incapace di intendere e volere, il dirigente d’azienda era un cleptomane, il finanziere ha già pagato poiché era sulla via della barbonizzazione, lo psicologo era amante dell’ossimoro: mai che un ladro si definisca col suo nome, raro ormai che riceva un’adeguata condanna. Non sarebbe legale.
Credo francamente che se mia figlia fosse adolescente sarei più tranquillo se passasse le serate con fantasmi o molinari, cioè nell’illegalità, piuttosto che saperla inebetita nei bar che ho sotto casa o nelle discoteche molto legali ( dove si chiude un occhio, o tutti e due, su ciò che legale non è); credo che sarei sollevato se me la riportasse a casa un autogestito sul portapacchi della lambretta, piuttosto che uno dei tanti imbecilli omologati che, con la complicità legale, coltiva due o tre valoretti ( la palestra, lo sballo, l’automobile) e un vocabolario di dieci parole, o di sette se togliamo quelle riferite ai suoi valori.
Certo il disagio giovanile esiste, ma assomiglia sempre più a quello degli onesti, cioè di chi vorrebbe, tra altro, che non si confondessero sempre le cause con le conseguenze. Certo l’illegalità è da deplorare in tutte le sue forme ed espressioni, ma forse nello spirito di quei giovani un po’ ribelli si annida anche una saggezza che sembra scomparsa nel mondo imbesuito o corrotto di molti adulti.

Ennio Maccagno, docente, Bellinzona

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