Intanto, le attività al Molino continuano. Così come prosegue la raccolta di firme per la petizione per una sede definitiva del centro sociale. Inoltre mercoledì sera c’è stata la prima riunione del Comitato di sostegno al progetto del Molino, progetto che in sostanza chiede di restare all’ex Macello per almeno altri cinque anni. Un comitato formato da esponenti di spicco del mondo culturale ticinese, fra cui il poeta Fabio Pusterla e Dimitri, che appoggia le attività promosse e le idee che stanno alla base del centro sociale luganese. Arrivare a una soluzione praticabile è in effetti nell’interesse di tutte le parti in causa. In primis per gli autonomi che così potrebbero continuare a proporre le proprie attività senza dover scendere in piazza per rivendicare di nuovo uno spazio. Ma anche e soprattutto per la nuova Lugano, che con l’aggregazione diventa una città con più di 50 mila abitanti. E potrebbe finalmente affrontare l’esigenza espressa da una parte della popolazione non soltanto come problema di ordine pubblico, bensì proponendo soluzioni praticabili, come peraltro hanno fatto in passato altri centri urbani in Svizzera. A cominciare dalle grandi città, come Zurigo, Berna, Basilea e Ginevra, dove la rivendicazione di spazi autogestiti è nata con i movimenti di protesta del ‘ 68, ma anche dai relativamente piccoli centri urbani, come Nyon, Sion, Olten, Bienne e Neuchâtel. E pure a Lugano questa esigenza è emersa più di trent’anni or sono, ed è poi stata rivendicata senza esito fino all’ottobre del 1996, quando avvenne l’occupazione dello stabile ex Molini Bernasconi e il movimento decise di passare dalle parole ai fatti. Da quel momento il centro sociale è stato una presenza costante e vivace nel tessuto urbano luganese.
Anche dopo lo sgombero della sede al Maglio di Canobbio, ordinata il 18 ottobre 2002 dal Consiglio di Stato ( lo stesso Consiglio di Stato che due mesi dopo sottoscriveva la convenzione insieme alla città e al Molino), il movimento non si è dato per vinto. Anzi si è fatto sentire e vedere ancora di più sulle strade e sulle piazze cittadine. Cosa che potrebbe succedere ancora se non si arrivasse a una soluzione e il Consiglio comunale dovesse respingere il progetto del Molino, senza offrire alternative. A. R.

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