Una crisi economica-politica-sociale-culturale-ambientale che crea sempre maggiori disparità, che vede un incremento drastico della povertà e dalla quale solo pochi eletti ne traggono potere e vantaggi. Una crisi che inesorabilmente sta arrivando ad azzannare anche quelle nazioni che fino a pochi anni fa si potevano considerare al riparo.
In Svizzera e in particolare in Ticino il quadro che ne emerge è preoccupante: secondo un comunicato dell’UFS del 4.11.02 fino al 10% della popolazione svizzera vive sotto la soglia di povertà (13,5% in Ticino). Nello stesso Ticino, dove 1/3 della popolazione necessita di aiuti statali (il Caffè 26.10.03), risulta che il 2% della popolazione possiede ben il 49% della sostanza totale mentre il 78% unicamente l’8% (VPOD 11.9.02). Il tutto con una diminuzione notevole di posti di lavoro (5000 dal 2001 a oggi).
Evidentemente siamo di fronte a una crisi della barbaria capitalista. Una crisi che genera ribellione. In tutto il mondo infatti le manifestazioni di opposizione si moltiplicano e sempre più persone si accorgono che bisogna porre la parola fine alle campagne di sfruttamento e oppressione .
Con gioia e attenzione ci troviamo così a vivere la nuova ondata di opposizione sociale che si abbatte sul Ticino, con studenti e studentesse che scioperano ad oltranza, anticipando le lotte che i lavoratori e le lavoratrici pubblici e privati adotteranno durante l’inverno contro l’innalzamento dell’età pensionabile.

Il Potere messo alle strette decide allora di calare la mannaia della repressione.
Quasi 100 i morti in Bolivia, ripetuti bombardamenti colpiscono la Palestina prossimamente divisa da un altro ignobile muro. Due settimane di carcere senza lo straccio di una prova affibbiate a due militanti ginevrini e 50 arresti sono il risultato delle indagini del post G8 di Evian. 70 perquisizioni in Italia a seguito della manifestazione contro le politiche dell’Unione Europea dello scorso settembre a Roma, centinaia gli avvisi di garanzia a parte del movimento italiano, mentre in Svizzera si denuncia un ulteriore inasprimento delle condizioni di detenzione di Marco Camenish (sicuramente il detenuto nelle peggiori condizioni di internamento in Svizzera). In Ticino è prossimo il processo che cinque attivisti del movimento antiglobalizzazione dovranno affrontare giovedì 13 novembre a Bellinzona per i fatti di Chiasso-Genova del G8 2001. Riconosciuti sulle immagini di telecamere nascoste, filmati della TSI e foto della polizia tra centinaia di altri manifestanti dovranno rispondere di violazione di domicilio, perturbamento di pubblici servizi e impedimento di atti d’autorità con pene proposte da 5 a 10 giorni di detenzione.
L’esito delle accuse di cui dovranno rispondere potrebbe diventare una pericolosissima arma in mano agli organi della repressione per, ad esempio, proseguire con ancora più violenza la campagna di intimidazione ai danni del movimento in vista del prossimo Forum Economico Mondiale di Davos oppure per dissuadere quella parte di popolazione ticinese, dagli studenti fino ai militanti ecologisti, che tramite forme d’azioni efficaci determinate e fantasiose si oppongono alle politiche neoliberiste, a proseguire le loro lotte.
Ci sembra questo un chiaro disegno da parte delle autorità nel dare un segnale forte a chiunque intenda esprimere il proprio dissenso prossimamente. Ricordiamo inoltre che anche a seguito della manifestazione del Primo Maggio a Lugano per la libera circolazione delle persone e per il centro di prima accoglienza alcuni manifestanti sono stati denunciati per l’occupazione di quello che sarebbe dovuto diventare un ignobile centro recalcitranti.
Ci opponiamo a tutti questi processi e difendiamo il diritto al dissenso contro gli autoproclamatisi padroni del mondo.
Tutti/e a Bellinzona durante il processo, solidarietà agli studenti in lotta, a tutti/e i detenuti/e politici, agli indagati del movimento antiglobalizzazione.
Il mondo non è in vendita! Resistenza!

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