Credo che il fondamentale pomo della discordia siano stati gli schiamazzi notturni, senza i quali probabilmente un convivere sarebbe stato possibile, fatto salvo qualche controllo per l’uso di droghe e alcol e per ragioni di sicurezza. Il finanziamento di un centro sociale da parte dello Stato o della città può essere messo in discussione e soggetto a referendum se del caso. Si può essere generosi e larghi di vedute oppure pretendere che come ogni gruppo o associazione gli autogestiti si autofinanzino (a maggior ragione se è vero che molti di loro non sono più dei teenagers). Dove però la mia indifferenza o tolleranza viene meno è di fronte al fracasso notturno poiché posso immaginarmi che tormento dev’essere stato soprattutto per chi è di sonno leggero e vive nelle vicinanze. E sono allibito di leggere, tra i vari commenti, che gli autogestiti considerano che imporre loro di smetterla con i concerti la sera tardi e con gli schiamazzi «equivale ad un ordine di chiusura e che pertanto il Csoa non ha applicato».
Ma dove andiamo a finire? Non ne farei nemmeno tanto una questione di legge, bensì di convivere civile. È come se tra vicini uno continuasse a fare rumori notturni e impedisse all’altro di dormire. In un simile caso, chiedere l’intervento delle autorità sarebbe l’ultima spiaggia, però sarebbe triste dover risolvere con ricorso alla legge qualcosa per cui basterebbe semplice buon senso ed un po’ di rispetto per gli altri.
Mi sta bene che i molinari siano contro il consumismo e per una cultura alternativa alla tivù, che siano contro la moda e il lavaggio dei cervelli imposti dai cartelli pubblicitari, che siano contro falsi ideali ecc. Condivido in gran parte. Però sbagliano totalmente quando, per soddisfare queste loro legittime esigenze, non rispettano quelle degli altri, non solo ma addirittura danno l’impressione di non comprendere affatto l’entità del disturbo che arrecano. Evidentemente, accanto agli analfabeti funzionali esistono anche gli analfabeti del convivere sociale. Sarà colpa dei concerti assordanti, delle droghe, dell’educazione ricevuta o mancata, ma mi sembra che si siano un po’ annebbiate le loro facoltà di intendere e di saper soppesare i propri bisogni con quelli degli altri. Oppure, come nel caso di certi automobilisti, l’importante è fare ciò che si vuole e al diavolo gli altri. Come si fa a parlare di « smarrimento dei valori più autentici legati al calore, all’empatia, all’amicizia » se non si ha un elementare rispetto e attenzione per le esigenze giustificate degli altri? Leggo che i rappresentanti della sinistra e delle organizzazioni sindacali hanno solidarizzato con gli autogestiti. Ma « compagni » : non vi siete forse sempre battuti e non lottate tuttora per le conquiste sociali e il soddisfacimento dei bisogni primari e della dignità dei lavoratori? E tra questi non figura anche il diritto al riposo ( riduzione degli orari di lavoro, più vacanze, ma anche un bel sonno ristoratore)?

Brannwald, Manno

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