La legale della donna – caduta dopo uno spintone perdendo la coscienza – presenterà l’esposto nei prossimi giorni. E contesta le accuse ai fermati.

di Dino Stevanovic (La Regione 11 gennaio 2022)

Era nell’aria e ora c’è la conferma: anche da parte di una persona che ha partecipato alla manifestazione organizzata dal Centro sociale occupato autogestito (Csoa) Il Molino verrà presentata una denuncia in seguito ai brutti disordini capitati tra il 29 e il 30 dicembre scorsi all’ex Macello e nei suoi dintorni. A confermarcelo è l’avvocata Immacolata Iglio Rezzonico, che segue tra l’altro dodici dei giovani coinvolti nei fatti di fine anno: il 36enne e la 33enne arrestati il 29 e quasi tutti i fermati il giorno successivo dopo lo sgombero, che in totale erano stati undici. «La signora ha voluto prendersi alcuni giorni di tempo per valutare e deve fare ancora un’ulteriore visita medica – spiega la legale –, ma ha deciso: la denuncia verrà certamente presentata. La inoltrerò alla fine di questa settimana o al più tardi all’inizio della prossima».

‘Spinta in modo violento. E intenzionalmente’
Come già indicato dalla Polizia cantonale stessa il 30 dicembre scorso, un agente è rimasto ferito durante gli scontri e per lui sono state necessarie delle cure mediche. Tuttavia, e sebbene il comunicato ufficiale non ne faccia menzione, voci di feriti anche dalla controparte sono cominciate a girare fin da prima dello sgombero, tanto più che sul posto era effettivamente stata avvistata un’ambulanza. Voci che ora si rivelano effettivamente fondate. «Diversi dettagli, siccome stiamo preparando la denuncia, preferiamo non svelarli – premette Iglio Rezzonico –. Posso però dire che la mia assistita (una donna sui 50 anni, ndr) è stata spinta in modo molto violento, cadendo, battendo la testa e perdendo la coscienza». Spinta, e a differenza delle voci circolate in un primo momento, intenzionalmente: «Il motivo per il quale la signora ha scelto di sporgere denuncia è anche questo. L’atteggiamento della polizia era aggressivo. Si stava dirigendo verso gli agenti per chiedere loro di non caricare i ragazzi che si trovavano sul prato adiacente lo stabile. Ha creduto che si sarebbero fermati vedendo una donna non più giovane e invece un poliziotto l’ha malamente spinta facendola cadere».

Diagnosticato un trauma cranico
La donna si è successivamente recata al pronto soccorso, «dove le è stato diagnosticato un trauma cranico a causa della botta». Ma questa non sarebbe l’unica ferita fra i manifestanti. «Non ho contatti diretti, ma solo segnalazioni che stiamo raccogliendo – prosegue l’avvocata –. Ci sarebbe anche un ragazzo rivoltosi al pronto soccorso a causa di problemi respiratori causati dallo spray al peperoncino o dai lacrimogeni e poi diversi che lamentano di essere stati strattonati o spintonati gratuitamente, oltre che colpiti dai proiettili di gomma sparati dalla polizia. Molti si sono però poi dispersi e non è stato possibile risalire con certezza a quante persone sarebbero state ferite durante la serata». «Purtroppo quel giorno e quella notte c’è stato un crescendo di tensione – constata ancora la legale –. Riteniamo sbagliato l’atteggiamento della polizia, che purtroppo in situazioni come questa sta diventando tipico. Pensiamo ai fatti dell’8 marzo, al primo sgombero e alla successiva demolizione e per non parlare solo di Molino, ai fatti di Villa Saroli a Lugano a settembre o a quelli di Villa Argentina a Mendrisio a giugno. È vero, c’è stata una denuncia per violazione di domicilio (in seguito alla rioccupazione dell’ex Macello, ndr), c’era una manifestazione in corso, ma quel che è seguito, nel giro di poche ore, è stato assurdo, anche dal profilo legale».

Reclami sugli interrogatori
E a proposito di azioni giuridiche, Iglio Rezzonico si è già mossa per far valere le proprie ragioni. «Sui due arrestati (rilasciati il giorno seguente e accusati di violenza o minaccia contro i funzionari a causa dell’aggressione al poliziotto, agente che ha partecipato all’arresto dei due, ndr) preferisco non rilasciare dichiarazioni dato che l’istruttoria è ancora in corso. L’unica cosa che mi sento di dire è che la versione portata al Ministero pubblico dalla polizia è discordante rispetto ai fatti. Per quanto riguarda gli altri, mi sono rivolta alla Corte dei reclami penali per come si sono volti gli interrogatori, in particolare riguardo ad alcuni aspetti quali la presenza dell’avvocato e la raccolta delle prove. A mio avviso ci sono state delle sproporzioni nelle richieste fatte rispetto ai reati contestati». E riguardo alla denuncia penale che sta preparando, l’avvocata precisa che «probabilmente sarà contro ignoti. Quella sera, nessuno degli agenti ai quali veniva chiesto il numero di matricola l’ha rilasciato, nessuno si è quindi legittimato. La legge dovrebbe però essere uguale per tutti».

Episodio che ha riacceso la tensione
I tafferugli, ricordiamo, sono scoppiati tra autogestiti – che da mesi protestano per aver perso la propria ‘casa’ in seguito allo sgombero e alla controversa demolizione parziale dell’ex Macello a fine maggio – e forze dell’ordine, nello specifico agenti della Polizia comunale e cantonale. Durante l’episodio, gli stessi autonomi hanno, per la prima volta pubblicamente, aperto una forma di dialogo con il Municipio, in particolare con il vicesindaco Roberto Badaracco. Dialogo poi interrottosi nel giro di poche ore con il lo sgombero bis. Ore concitate, durante le quali non sono mancate discussioni interne al Municipio e azioni discordanti fra sindaco, al quale era stata data delega di azione da parte della maggioranza del Municipio, e vice, tornando a turbare gli equilibri politici luganesi. Equilibri dei quali, ha anticipato il municipale Tiziano Galeazzi, si tornerà a parlare in seduta questo giovedì.

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