“Indesiderati insetti” L’ex-Macello, ancora: immagini e nuove voci di una rottamazione dei valori democratici
Marco Züblin – Naufraghi – 19 giugno 2021 – Marco Züblin

Il bel servizio-inchiesta di Falò ha proposto alcune opportune chiarificazioni, ma soprattutto ha finalmente dato la parola a coloro che non l’avevano finora voluta prendere, non solo per sfiducia nei confronti dell’informazione ma perché ancora increduli per quanto successo; e dagli eventi resi ancora più estranei al contesto che li rifiuta, e che loro rifiutano. Testimonianze a occhio asciutto, molto lucide e partecipate, ma che nella loro fattualità (gli oggetti distrutti, i luoghi della quotidianità, il destino dei gatti) rappresentano con chiarezza che lo sconvolgimento emotivo provocato dagli eventi dello sgombero e della demolizione non ha intaccato, anzi rafforzato, il pensiero dell’alternativa rappresentata dall’autogestione. E poi, i fatti, e le immagini: che inchiodano la politica e la polizia alle loro responsabilità, mostrando lo scempio di una distruzione pianificata e dolosa, che ora si tenta di presentare en catastrophe come una scivolatina minore, il frutto di un equivoco, colpa di altri, in questo modo offendendo l’intelligenza dei destinatari di questo allucinante messaggio; odio che mi si faccia passare per imbecille, e che mi si tratti come tale. Sono curioso di sapere quali guanti la magistratura indosserà per valutare certi comportamenti, la pubblica indecenza con cui organismi dello Stato hanno ritenuto di violare non solo le leggi amministrative, ma principi fondamentali dello Stato di diritto, come quello della legalità.

Il dibattito in studio ha permesso di mettere la faccia a qualcuno che l’ha persa da tempo; mi riferisco allo stralunato rappresentante degli ex-agrari, che ci ha servito il solito confuso piatto di chiacchiere in libertà, ma anche ai socialisti sembrano ormai entrati nel “partito-azienda” borradoriano, tra riccastri e palazzinari, a fiancheggiare faraonici progetti per costruire una Lugano del futuro a misura degli interessi dell’edilizia; o se non ci sono entrati, lo sdoganano con la loro presenza ammiccante. Di fronte a quanto è successo, e alla grave ferita inflitta alle istituzioni, mi sarei aspettato un atto non di coraggio, ma di pura etica decenza, con il quale i socialisti sarebbero usciti dal Municipio; il minimo sindacale, direi, per usare le loro categorie, o un paio di attributi (per usare le mie). La deputata ha dimostrato di avere ben compreso i fatti, e le responsabilità, e di avere idonea capacità di giudizio, a difetto di umana empatia; ma il suo partito non ha capito le implicazioni, né le lezioni e le conseguenze che da questo evento avrebbe dovuto trarre, se non altro per rispetto dei suoi ideali e della sua storia. Oggi leggiamo delle intenzioni programmatiche dei liberali, e anche un abbozzo di riflessione identitaria; auguriamoci che, nel turbine degli slogan, non si dimentichino (o meglio, si riesumino) anche i vecchi e nobili valori del liberalesimo, di cui gli eventi dell’ex-Macello rappresentano una plastica e rovinosa sconfessione.

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