28 maggio 2014

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DAL TICINO AL MESSICO: BASTA GUERRA ALLE COMUNITA ZAPATISTE

“Il nostro dilemma non era tra negoziare e combattere, ma tra morire o vivere.
Abbiamo scelto di guardarci e di ascoltarci, essendo il Votán collettivo che siamo.
Abbiamo scelto la ribellione, sarebbe a dire, la vita.
Questo non vuol dire che non sapevamo che la guerra di quelli sopra avrebbe cercato e cerca di imporre nuovamente il suo dominio su di noi.
Sapevamo e sappiamo che ancora una volta dovremo difendere quello che siamo e come siamo.
Sapevamo e sappiamo che continuerà a esserci morte perchè ci sia la vita.
Sapevamo e sappiamo che per vivere, moriamo”.
(Subcomandante Marcos, Tra la luce e l’ombra, maggio 014)

Una scuola distrutta, una clinica, quindici feriti e Galeano assassinato. È il bilancio dell’aggressione del 2 maggio a La Realidad, uno dei cinque Caracol dei territori zapatisti in Chiapas, sud del Messico. Un proiettile alla gamba, uno al petto e uno alla testa hanno tolto la vita a Galeano, compagno zapatista. A sparare sono stati dei paramilitari, armati e foraggiati dai centri di potere messicani. Un vile assassinio che ricorda al mondo quel che accade nei territori zapatisti ogni giorno da venti anni. Una quotidianità fatta di violenza, menzogna e corruzione, le tecniche predicate nei manuali di contro insurgenza. Una guerra neoliberista eufemisticametne detta a bassa intensità che dura da quel primo gennaio 1994 quando l’Esercito zapatista di liberazione nazionale si mostrò al mondo rivendicando “Giustizia, pace e libertà”. Da quel giorno iniziò il percorso zapatista verso un’autonomia reale, con una partecipazione dal basso e a sinistra. Proprio quanto erano venuti ad apprendere lo scorso inverno i cinquemila alunni dell’Escuelita de la libertad segun los zapatistas”. Fra quei cinquemila, anche dei militanti del Collettivo Zapatista di Lugano.

E ora hanno ammazzato un maestro, uno dei nostri maestri. Galeano era un “Votan”, un maestro dell’escuelita zapatista. Rabbia e dolore ci uniscono a tutte quelle realtà planetarie che in questi giorni esprimono la loro vicinanza al movimento zapatista. Tra la luce e l’ombra abbracciamo complici le migliaia di basi d’appoggio zapatiste e gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona che domenica hanno reso omaggio al compa Galeano. Omaggio nel quale il Subcomandante Insurgente Marcos, dal 1994 portaparola dell’EZLN, ha smesso d’esistere, lasciando il posto al Subcomandante Insurgente Galeano: mi hanno detto che quando sarei tornato a nascere lo avrei fatto in collettivo.

Una realtà per nulla lontana, come spesso fa comodo credere. Un filo diretto collega i mandanti del vile assassinio nella selva Lacandona alla lussuosa via Nassa di Lugano. All’angolo con via Vecchia Dogana 2, per precisione, nel dorato studio di avvocatura di Marco Gambazzi e Giampiero Berra. In quello studio ha sede il consolato onorario del Messico.
Chi meglio di Berra e il suo storico socio d’affari Gambazzi, possono rappresentare una corte d’ evasori, corrotti e assassini, al potere in Messico? La trentina di società panamensi a Berra intestate, la biografia dello studio, segnata dai più grossi scandali di mazzette italiane riciclate in terra elvetica, costituiscono il loro miglior biglietto da visita. L’ineffabile “sommergibile” Marco Gambazzi, l’uomo che agli esordi della carriera fu beccato con i calzini straripanti di milioni di lire, colui che gestì il lavaggio delle mazzette della Madre di tutte le tangenti (Enimont), colui che vanta amicizie del calibro di Micheli, Ligresti e Diego Curtò, ha un curriculum davanti al quale il consigliere comunale PLRT ora in carcere in Italia, Davide Enderlin, diventa un semplice pivello. Gambazzi e il console onorario Giampiero Berra sono due maestri del lavaggio, i migliori sulla piazza per i potenti messicani. Chissà quali servigi offre quella sede consolare ai suoi clienti.
Ne siamo certi. Dietro quella facciata di perbenismo, d’ipocrita signorilità, le pareti di quello studio, le loro ville, sono state costruite sull’ingiustizia, lo sfruttamento, la fame, la guerra, la morte.

Hasta la victoria siempre, compa Galeano!
Que te vaya bien compañero Subcomandante Marcos!
NON UN PASSO INDIETRO! BASTA GUERRA CONTRO LE COMUNITÀ ZAPATISTE!

Collettivo Zapatista Lugano / C.S.O.A. Il Molino

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