L’autogestione ha chiuso per sempre al Maglio di Canobbio. Ieri mattina all’alba, poco dopo le 6, un’ottantina di agenti della polizia cantonale in tenuta antisommossa ha sgomberato l’ex grotto al Piano della Stampa, eseguendo un ordine deciso mercoledì dal Consiglio di Stato.
Gli accessi dell’edificio sono stati murati, le finestre sbarrate, l’area isolata. A scanso di equivoci, il consigliere di Stato Luigi Pedrazzini, in una conferenza stampa convocata in tarda mattinata a Bellinzona, ha dichiarato che l’ «intervento segna la fine dell’autogestione al Maglio» . Lo stabile verrà demolito? L’interrogativo non ha avuto una risposta chiara da parte delle autorità cantonali, proprietarie dell’immobile.
Gli occupanti sono stati allontanati senza ricorrere all’uso della forza. Oltre ad una famiglia di ecuadoregni con un bimbo in fasce (una cinquantina di loro connazionali, fra cui 19 bambini, erano accampati nei dintorni in condizioni igienicosanitarie miserevoli), al Molino avevano trascorso la notte 31 autonomi, tutti maggiorenni: 25 svizzeri, 3 italiani, una coppia di francesi e uno scozzese. «Nessuno ha opposto resistenza» ha dichiarato il comandante della polizia cantonale, Romano Piazzini, che ha parlato di un intervento proporzionato.
Su disposizione del Consiglio di Stato, la polizia ha agito immediatamente per ridurre il rischio di scontri. Il tam- tam del Molino aveva infatti allarmato via Internet i centri sociali in Italia e oltre San Gottardo. Gli agenti hanno sfondato la porta, poi l’evacuazione si è svolta nell’ordine. Gli autogestiti hanno opposto una resistenza passiva. «Li abbiamo dovuti sollevare di peso per trasportarli nei cellulari» ha detto Piazzini. Accertata l’identità e verificati eventuali precedenti penali o conti in sospeso con la giustizia, gli occupanti sono stati rilasciati a gruppetti nel corso della giornata – chi alla stazione FFS, chi alle fermate degli autobus – per evitare assembramenti. Gli autonomi hanno dovuto firmare una lettera di diffida: viene loro proibito di fare ritorno al Maglio. Nei prossimi giorni il centro sociale verrà sorvegliato, così come altri stabili abbandonati che sono a rischio di occupazione abusiva.
Sin dalle prime ore della mattina al ponticello sul Cassarate che conduce al Maglio, si sono radunati alcuni autogestiti. La polizia non li ha lasciati proseguire: il Maglio ormai era blindato. Più tardi una decina di autonomi ha tentato di entrare a Palazzo delle Orsoline, a Bellinzona, dove era in corso la conferenza stampa, ma i cancelli, sorvegliati dagli addetti alla sicurezza, sono rimasti sbarrati.
La protesta, sul mezzogiorno, ha avuto libero sfogo in piazza Dante e in piazza della Riforma a Lugano. Un centinaio di persone ha inscenato un carosello per le strade della città. «Non ci fermerete. Il Molino vive» hanno scandito i manifestanti, che oggi alle 13.30 si sono dati appuntamento in un luogo simbolo dell’autogestione: l’ex Termica a Cornaredo. Al Maglio è stata sequestrata droga leggera, ha precisato il comandante Piazzini: funghi allucinogeni, qualche pezzetto di hascisc e mezzo chilo di canapa, verosimilmente di produzione del posto, visto che la polizia ha rinvenuto in un magazzino una cinquantina di piantine e un essiccatoio.
L’impossibilità di trovare una soluzione rispettosa della legalità per consolidare al Maglio il proseguimento dell’autogestione è una delle ragioni, indicate da Luigi Pedrazzini, per giustificare l’ordine di sgombero. Altri fattori che hanno pesato sulla decisione del Governo sono stati il rapporto Gianella, che documenta la non idoneità del Maglio (principalmente per ragioni di sicurezza) ad ospitare manifestazioni aperte al pubblico, e le pressioni della popolazione e dell’autorità di Canobbio per lo stato d’illegalità che regnava al centro sociale e per il disturbo provocato dai concerti. «Gli autogestiti – ha ammonito Pedrazzini – si assumano la responsabilità che deriva dall’inosservanza da parte loro delle nostre disposizioni» .

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