«L’inchiesta ha permesso di sta bilire che l’agire degli agenti di po lizia nella particolare situazione è stato proporzionato e non ha pe raltro dimostrato singoli compor tamenti contrari ai doveri di servi zio». Così il procuratore generale Bruno Balestra nel decretare il non luogo a procedere nei con fronti dei 16 agenti della polizia cantonale e comunale intervenu ti in due manifestazioni di prote sta organizzate il 25 novembre 2007, sul lungolago a Lugano, du rante la sfilata conclusiva delle co siddette «Giornate dell’esercito» e in via Bossi. Tafferugli tradottisi in una quindicina di fermi e in al cuni ferimenti che a inizio dicem bre, avevano spinto alcuni dei contestatori patrocinati dagli av vocati Nadir Guglielmoni e Ru pen Nacaroglu , a presentare una denuncia contro ignoti in cui ve niva messa in discussione la pro porzionalità dell’operato delle for ze dell’ordine. Parallelamente, il Ministero aveva aperto un’inchie sta d’ufficio. Ebbene, a due anni dai fatti, il magistrato ha stabilito che nei confronti degli agenti (tu telati dagli avvocati Elio Brunet ti , Roberto Macconi , Andrea Ber sani e Mario Postizzi ) non può essere mosso «alcun rimprovero». I fatti: il decreto di non luogo a procedere, 12 pagine, ripercorre nel dettaglio i punti salienti dei di­sordini. Un’inchiesta non sempli ce, data la concitazione del mo mento e il numero di persone pre senti, che ha richiesto un lungo lavoro di identificazione come pu re l’acquisizione agli atti dei filma ti girati, degli esami medici e dei rapporti degli agenti. Al fine di ca pire cosa sia avvenuto sono poi state verbalizzate le deposizioni dei denuncianti e dei denunciati. Due gli interventi contestati. Il pri mo si svolse sul lungolago quan do un gruppo manifestanti anti esercito invase il campo stradale per mettere in scena una sorta di «spettacolo». In quel frangente, la polizia procedette a fermare alcu ne persone e a portarle a Palazzo civico e quindi alla centrale di via Bossi. Durante il fermo e il suc cessivo rilascio, i contestatori si trasferirono sotto la sede della Cantonale in via Bossi inscenan do nuovi atti di protesta e conti nuando le attività del cosiddetto gruppo «Clown Army». «La polizia – ricorda il decreto – decideva di intervenire nuovamente per fer mare alcuni di questi manifestan ti (5 ndr.)». Nacquero dei disordi ni, fortunatamente di breve dura ta, in cui contro la polizia venne ro lanciati alcuni oggetti (sembra, delle lattine di bibite piene). «Il clima di provocazione – osserva il PG – da parte dei manifestanti, e la tensione del pubblico verso i Clown, che c’era sul Lungolago quel pomeriggio è ben documen tato dai filmati acquisiti agli atti e risulta anche dalle dichiarazioni rese dagli agenti (…). Inoltre, ri sulta che gli stessi hanno chiesto, invitato e ordinato ai manifestan ti di lasciare il sedime stradale do ve sarebbe giunto di lì a poco il corteo». «Ciononostante una par te di essi, ed in particolare quelli della Clown Army, continuava a rientrare. Per questi motivi, la de cisione di procedere all’identifi cazione appare giustificata».
Entrando poi nel merito delle sin gole contestazioni dei denuncian ti, alcuni dei quali hanno lamen tato delle violenze durante i fer mi (la documentazione medica parla di escoriazioni, contusioni, una lesione a un dente, rispetti vamente di un trauma cranico non commotivo), il PG osserva dopo aver esaminato gli elemen ti in suo possesso, che «i certifica ti medici agli atti non evidenzia no situazioni tali da non essere compatibili con il legittimo e pro porzionato utilizzo della forza a fronte della situazione generata dalla resistenza dei denuncianti stessi». E ancora, in uno dei casi: «Le lesioni riportate (qualificabi li come semplici) sono senz’altro compatibili con le fasi concitate del fermo e poi anche dell’amma nettamento». Le parti hanno die ci giorni di tempo per ricorrere al la Camera dei ricorsi penali. Il pro cedimento risulta dunque in buo na parte chiuso. Come ricordato nel decreto, l’istruttoria prosegue per quanto concerne la denuncia di uno dei manifestanti a seguito della rottura dell’ulna imputata all’agire di un agente, poi identi ficato in un poliziotto della Comu nale. e.ga-gi.m

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