Un intero quartiere – quello delle Caragne di Molino Nuovo – sta per essere demolito e, come sempre accade in casi piuttosto estremi come questi, si sono formati due partiti: da una parte quello della “ cancellazione”, che punta a intervenire subito in nome del diritto acquisito, visto che gli otto stabili del quartiere gli appartengono; dall’altra quello della “ resistenza”, che vota per il mantenimento almeno pro tempore della situazione attuale. Da una parte c’è Gianni Facchini, amministratore degli stabili di proprietà della famiglia Fabbroni; dall’altra c’è Sabrina Bianchi, dal 2001 animatrice, direttrice e quant’altro della Casa Laboratorio Inti e dell’asilo libertario Giramondo. Da una parte le ragioni razionali della praticità, dall’altra quelle del cuore. La disdetta è comunque arrivata, bella ( o brutta) e concreta: il 30 giugno bisogna liberare gli spazi. Intanto ieri è partita una petizione a difesa di asilo e laboratorio. Due idee, due punti di vista a confronto.
Le ragioni della razionalità – « Non pagano l’affitto – ci dice Gianni Facchini – e questo basterebbe a dimostrare che devono andarsene. C’è un contratto ben definito: in tre anni che sono dentro hanno pagato un solo mese di affitto e ora ho deciso di buttar giù tutto, come del resto è nel mio diritto. Chiaro che reagiscono così: un altro posto gratis non lo trovano di certo. Ma io che c’entro? Intervenga il Cantone o la Città. Ci sono strategie aziendali precise e la domanda di demolizione risale ormai a due anni fa. L’intervento era previsto in un primo tempo per luglio, durante le vacanze scolastiche, considerato che nelle vicinanze c’è una scuola: con ogni probabilità abbatteremo tutto, lasciando in piedi solo la casetta che ospita l’asilo e il laboratorio, che verranno demoliti in un secondo tempo. Nessun altro ha fatto storie: noi non facciamo pagare l’affitto a nessuno e soltanto loro hanno voluto un regolare contratto, che non hanno rispettato. Cosa faremo lì? Il sedime è in vendita: abbiamo due o tre proposte, valuteremo. Lo dico sin d’ora: non si faranno certo parcheggi. Ma sono trent’anni che i palazzi sono vuoti e adesso sono pure pericolosi: la cosa non può più andare avanti così. Mi spiace – conclude Facchini – ma i fatti sono questi » .
Le ragioni del cuore – « Il quartiere delle Caragne – ci dice Sabrina Bianchi – è uno degli ultimi spazi della vecchia Lugano, dove oltre alla Casa Laboratorio Inti e all’asilo Giramondo, fraquentati da parecchi bambini, ci sono magnifici alberi, orti e giardini: tutto ora rischia di finire sotto le ruspe. Non essendoci per il sedime alcun progetto, l’area rischia di rimanere per anni un vuoto e polveroso cumulo di macerie.
Ancora una volta un ennesimo caso di selvaggia speculazione edilizia. Sì è vero, abbiamo pagato un solo mese d’affitto, ma avevamo concordato un comodato verbale, viste le grosse spese che avevamo sostenuto per rendere vivibile la casa e non potendo realizzare il nostro iniziale progetto di cooperativa di lavoro: non avevamo entrate e allora ci siamo messi tacitamente d’accordo e non per nulla non abbiamo mai ricevuto precetti esecutivi. Non siamo per il non abbattimento: vogliamo che si intervenga soltanto quando verrà messo nero su bianco un progetto alternativo concreto. Rivendichiamo la possibilità di vivere in una città fatta di spazi verdi e di incontro, la salvaguardia del patrimonio culturale testimonianza della realtà rurale ticinese ( e la ex Casa Flaviana che ci ospita lo è) e il diritto di lottare per ottenere un cambiamento nella politica sugli spazi.
Facciamo un appello alla Città » . Due punti di vista molto diversi. A voi l’ardua sentenza. A luglio comunque si demolisce. ( GAB)

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