Giovedi’ 27 ottobre 2005 (21’00)
entrata libera
cena popolare alle 19’00

Regia: Giuseppe Tornatore
Italia, 1995

E’ di Tornatore il bellissimo soggetto de ‘L’uomo delle stelle’, un’idea profonda e piena di potenzialità nel suo sviluppo: la storia di un buono a nulla che per fare qualche soldo s’improvvisa cercatore di talenti cinematografico. Girovagando per i paesini più poveri della Sicilia post bellica, promette fama e fortuna accanto alle star del glorioso mondo del cinema in cambio di sole 1500 lire – costo per lo sviluppo della pellicola di un provino. Naturalmente nessuno sa che la pellicola è scaduta e che nessuno vedrà mai quei volti ‘straordinari’.
Oltre che essere una metafora sul cinema, è anche un bel modo di raccontare parte della nostra storia, e soprattutto della storia della Sicilia, da sempre illusa, e sfruttata e tradita. Ci vuole del talento per creare dei buoni soggetti, così come ci vuole del talento per drigere un film come Tornatore sa fare. Oltre la conoscenza tecnica del cinema, Tornatore dimostra una disinvoltura notevole (quale aveva già fatto vedere in ‘Nuovo Cinema Paradiso’) nella messa in scena delle inquadrature, nella scelta delle ambientazioni, nella fluidità delle transizioni, nell’aspetto plastico delle immagini, e anche – cosa assai rara nel ‘nuovo’ cinema italiano nel casting e nella direzione degli attori.
Purtroppo però questi elementi non sono sufficienti per rendere ‘L’uomo delle stelle’ un buon film, la cui maggiore debolezza, riteniamo, risieda in una sceneggiatura mal concepita. Seppure la prima metà del film è la più suggestiva, è forse anche il tallone d’achille del film. Perché, a ragion veduta, ci si rende conto che nell’esporre il personaggio del protagonista, nel mostrarci questa Sicilia quasi da cartolina con i suoi abitanti pittoreschi che ci incantano e ci divertono mentre si accingono a farsi inquadrare dalla cinepresa delle illusioni, Tornatore si è innamorato delle sue idee tanto da dimenticarsi che in realtà, in quella prima ora di film, drammaturgicamente non è successo nulla più che un’esposizione del protagonista e del periodo storico.
E allo scadere del primo tempo (purtroppo ‘bisogna’ vendere gelati e popcorn) viene da domandarsi quand’è che entreremo nel vivo della storia.
Per fortuna la seconda parte del film introduce i veri conflitti, quelli che potrebbero rendere questo film un grande film, ma Tornatore però non ce li racconta veramente, e questo perché non è ha più il tempo o forse anche perché ritiene più importante l’averci mostrato la sua bravura tecnica e la sua poetica.
L’incontro con la giovane ragazza, la ‘figlia della madonna’, orfana allevata dalle suore, il cui sogno di diventare un’attrice famosa è alimentato dal nostro venditore di illusioni, porta, dopo varie peripezie, ad una presa di coscienza del protagonista e questa coincide fatalmente con lo svelarsi del suo imbroglio. Lui finisce in prigione e quando dopo due anni ritorna alla libertà, un uomo nuovo, mettendosi alla ricerca del suo amore perduto, scopre che è ricoverata in un ospedale, che ha perduto la ragione e che lui ne è stato la causa.
Ma nel poco tempo rimasto, tutte queste vicende da film epico quale questo doveva essere fino in fondo, sono raccontate in modo approssimativo, con dei salti drammatici sconcertanti che fanno si che non crediamo alla storia d’amore, non crediamo alla presa di coscienza del personaggio e dunque non partecipiamo più di tanto alla sua disfatta esistenziale quando alla fine del film, se ne torna nel continente ascoltando le voci di quelle facce ‘vere’ che Tornatore fa apparire in successione, tra l’altro autocitando il finale di ‘Nuovo Cinema Paradiso’.
E’ paradossale che questo narcismo d’autore che impedisce a Tornatore di sviluppare meglio le proprie buone idee di partenza non costituisca quasi mai l’oggetto di critica dei suoi detrattori. I quali preferiscono soffermarsi arbitrariamente sull’idea globale che Tornatore ha del cinema e della vita. Questo approccio alla critica cinematografica, non solo crea delle fazioni la dove questa parola non dovrebbe esistere, ma probabilmente contribuisce ad allontanare Tornatore da una più profonda autocritica.

> Il programma ottobre-novembre 2005
> La locandina da stampare e diffondere (.pdf)

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