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Una storia tormentata alme­no in certi periodi, quella del Molino. Tutto comincia il 12 ot­tobre 1996 dopo una manifesta­zione che si conclude con l’oc­cupazione dello stabile ex Moli­ni Bernasconi nell’allora Co­mune di Viganello. In realtà le rivendicazioni per un centro autogestito risalgono agli anni Settanta e all’inizio dei Novan­ta si formalizzano con la costi­tuzione del Gas (Gruppo per l’autogestione socioculturale). Tuttavia l’autorità politica non ne vuole sentire parlare. In nove mesi nell’edificio in via Molinazzo, nonostante le prote­ste di una parte della popolazio­ne del quartiere, si organizzano parecchie attività e si consoli­dano le esperienze che divente­ranno fondamentali per gli anni successivi. Fino all’inizio di giugno del 1997, quando du­rante una notte divampa un in­cendio. Un incendio doloso, come appurerà in seguito la po­lizia, che però non riuscirà a scovare i responsabili. Il fattac­cio obbliga gli occupanti a la­sciare l’immobile. Ora quello stabile non esiste nemmeno più. Al suo posto è sorto un su­permercato.
A questo punto interviene il Consiglio di Stato che propone quale soluzione provvisoria la sede del Maglio di Canobbio. Nonostante le proteste del Co­mune, il Molino si insedia al Piano della Stampa, dove re­sterà per oltre cinque anni. Un periodo durante il quale il Can­tone stipula un contratto con l’associazione Alba, costituita nel frattempo dagli autonomi, ma dopo nove mesi li sfratta. La disdetta intimata nel marzo 1998 contiene però vizi di forma e non verrà mai attuata. L’espe­rienza continua, sempre tra le proteste dell’autorità comunale di Canobbio e di una parte della popolazione. La svolta avviene a pochi mesi dalle elezioni can­tonali della primavera del 2003. È il 18 ottobre dell’anno prece­dente, quando il Consiglio di Stato ordina lo sgombero.
L’autogestione si sposta nelle piazze e nelle strade di Lugano fino a quando la Città concede, sempre a titolo provvisorio ma stipulando una convenzione con il Cantone e i rappresentan­ti del centro, alcuni spazi del­l’ex macello. L’obiettivo degli incontri successivi fra le parti era quello di trovare una desti­nazione definitiva. Era atteso per gennaio 2003 l’elenco delle proposte. Interrotte le trattative con le autorità, l’esperienza prosegue nella provvisorietà. Fino a oggi. Domani chissà. A.R.

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