“ a causa dell’intransigenza dei
manifestanti” sostengono le autorità. Qualunque sia la
spiegazione, il risultato è che la protesta contro la
globalizzazione e la guerra in Iraq si è trasformata in un
estenuante confronto ( e in scontri) con le forze dell’ordine. I
problemi erano cominciati in mattinata quando i dimostranti sono
stati fermati ai posti di blocco di Landquart e Fideris e
sorvegliati dagli agenti in tenuta antisommossa. Soltanto la
delegazione ufficiale del Partito socialista ( in tutto duecento
persone con alla testa la presidente Christiane Brunner) ha
potuto raggiungere rapidamente Davos. Le delegazioni
dell’Alleanza di Olten e del Sindacato edilizia e industria ( Sei)
hanno invece chiesto l’abolizione dei controlli, giudicati indegni
di uno stato di diritto, e hanno bloccato la strada e i binari. «
Dopo due ore di negoziati con il comandante della polizia
Albertini e il vice landamano di Davos Hans Peter Michel,
è stato raggiunto un compromesso » , spiega Rita Schiavi,
vicepresidente del Sei: « È stato stabilito che i poliziotti
sarebbero saliti sui convogli per esaminare i bagagli ma
senza effettuare perquisizioni personali ».« Michel –
prosegue Schiavi – ha dichiarato ufficialmente davanti ai
giornalisti che questo trattamento sarebbe stato riservato a
tutti i treni » . In realtà però, all’arrivo del secondo convoglio
la polizia « si era già rimangiata la parola » . Secondo un
esponente dei “ Giuristi democratici”, il comandante Albertini
quindici minuti dopo il primo passaggio avrebbe affermato che
nessun altro treno sarebbe transitato senza subire i controlli
previsti in origine.
Detto e fatto: i manifestanti giunti a Fideris con i treni successivi
sono stati invitati dagli agenti a scendere dai convogli – giudicati
troppo affollati –ea sottoporsi ai severi controlli personali. I
dimostranti, che si sono rifiutati, sono dunque stati rinviati verso
Landquart, dove sono stati scaricati 800 metri prima della
stazione e costretti a proseguire a piedi « in mezzo alla neve
alta e al fango » , racconta il consigliere nazionale Franco
Cavalli, presente sul posto. Lì si sono verificati i primi scontri
con le forze dell’ordine, che hanno fatto uso di gas lacrimogeni
e idranti per costringere i “ disobbedienti” a riguadagnare la
stazione e a salire sui treni diretti a Zurigo. Treni con cui sono
ripartiti nel tardo pomeriggio. Una parte dei manifestanti
respinti, in serata ha dunque raggiunto Berna, dove la tensione
ha toccato l’apice ( vedi articolo a parte).
Controlli non per tutti
Non tutti però hanno subito lo stesso trattamento: a Davos, oltre
a coloro che hanno accettato i controlli e al primo treno ( che ha
beneficiato dell’accordo temporaneo), è infatti giunta la
delegazione del sindacato e i sei pullman provenienti dal Ticino (
circa duecento mili- tanti del Centro sociale il Molino e un
centinaio di italiani), che non sono nemmeno stati controllati. «
La polizia non è neppure salita sugli autobus, siamo
passati senza problemi » , ci conferma Francesco
Bonsaver, rappresentante ticinese dell’Alleanza di Olten, che
condanna tuttavia l’atteggiamento della polizia: « Non ha
rispettato i patti e dunque è responsabile per quanto
accaduto a Landquart e a Berna ».« In realtà – prosegue
Bonsaver – hanno voluto impedire che a Davos si tenesse
una manifestazione imponente con 6- 7 mila persone ».«
La colpa è esclusivamente della polizia » , gli fa eco il
parlamentare socialista Franco Cavalli, che racconta così la
sua giornata di sabato: « Io venivo da Ginevra: sul treno
c’erano mille persone e l’ambiente era davvero rilassato,
sembrava una passeggiata scolastica: si cantava, si
ballava.
Dopo ore di viaggio siamo arrivati a Landquart proprio
mentre erano in corso le trattative: siamo rimasti tre ore al
freddo di fronte ad un dispositivo di polizia che faceva
paura. Poi l’accordo, seguito dal voltafaccia della polizia
e dalla pioggia di lacrimogeni. Alla fine i manifestanti
erano esauriti e arrabbiatissimi, tanto che alcuni di loro a
Berna hanno dato sfogo alla frustrazione compiendo atti di
violenza » .
Ancora più netto è il giudizio della vicepresidente del Sei: «
Quello che è successo a Landquart e soprattutto a Berna lo
hanno voluto la polizia e le autorità » , afferma senza mezzi
termini Rita Schiavi, che denuncia i « tentativi di dividere
il movimento in buoni e cattivi ».« Del resto – spiega – ci
avevano già provato nelle settimane passate, promettendo
ai sindacati il libero accesso a Davos. Ma noi non abbiamo
accettato questo genere di discriminazione ». « Nella
trappola – conclude Schiavi – è caduto invece il Partito
socialista, che in questa vicenda ha giocato un ruolo “
scandaloso” » .
Socialisti divisi sull’Alleanza di
Olten
Il riferimento è alle dure critiche espresse in settimana e
ribadite sabato dalla direzione del Ps all’indirizzo dell’Alleanza
di Olten per il suo atteggiamento « antidemocratico » sulla
questione dei controlli di sicurezza. « Bloccando l’accesso a
Davos – afferma il Ps un comunicato – si è impedito a
migliaia di manifestanti non violenti di dimostrare contro la
globalizzazione e la guerra in Iraq ».«Isoli a trarre
profitto dal fallimento della manifestazione sono i “ global
leaders” presenti a Davos per il Forum economico
mondiale » , aggiunge il comunicato. La presidente
Christiane Brunner ha anche dichiarato che « l’Alleanza di
Olten è più autoritaria della polizia » . Il consigliere
nazionale sociali- sta grigionese Andrea Hämmerle ( uno dei
cinque osservatori neutrali inviati sabato sul posto) ha dal canto
suo definito il check- point di Fideris « per niente inquietante
» .
Esternazioni queste che sono destinate ad acuire la polemica
interna al Partito socialista: già oggi i consiglieri nazionali Franco
Cavalli e Nils de Dardel prenderanno le distanze dalla
direzione attraverso un comunicato. E sempre oggi è prevista a
Berna una conferenza stampa di Sei, Flmo e Giuristi
democratici, che illustreranno le loro critiche a polizia e autorità
grigionesi per quanto accaduto sabato.
C. C.

Csoa il Molino: colpito l’intero
movimento
« Libertà per i compagni arrestati, solidarietà con il centro
sociale “ Reithalle” e con i compagni bloccati a Landquart.
Senza giustizia nessuna pace » . Così recita un comunicato del
Centro sociale il Molino di Lugano, diffuso ieri pomeriggio in
seguito ai fatti verificatisi sabato a margine della manifestazione
anti- Wef di Davos. I molinari ribadiscono il diritto di
manifestare il dissenso. I controlli predisposti a Fideris vengono
definiti « umilianti » e paragonabili ai « check- point
israeliani » . Il Molino denuncia pure il tentativo di dividere i
manifestanti “ buoni” da quelli “ cattivi”, sottolineando che
governo e polizia grigionesi con il loro operato hanno colpito «
l’intero movimento antiglobalizzazione ».( Nella foto
Morello/ Ti- Press l’azione di protesta di ieri pomeriggio).

La violenza di alcuni autonomi causa ingenti
danni
Devastato il centro di Berna
Berna – Tre poliziotti feriti, decine di arresti e danni ingentissimi
sono il bilancio degli scontri avvenuti sabato sera a Berna fra le
forze dell’ordine e oppositori al Forum economico mondiale (
Wef) di Davos, di ritorno dai Grigioni. I circa 1’ 300 dimostranti
sono giunti a Berna verso le 20.50 a bordo di due treni speciali.
Dopo essere rimasti bloccati in giornata a Landquart, si erano
diretti dapprima a Zurigo, dove la polizia ha però impedito loro di
raggiungere la stazione centrale e li ha bloccati a Wollishofen.
Una parte ha allora deciso si dirigersi a Berna. Ad attenderli
c’erano circa 400 agenti provenienti anche da Bienne e dai
cantoni di Soletta, Argovia e Basilea Città. La polizia ha fatto
uso di idranti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma per impedire
ai dimostranti di entrare nel centro storico. I primi scontri sono
scoppiati pochi minuti dopo nei pressi della stazione quando
parte dei manifestanti tentava di raggiungere il Palazzo
federale. I dimostranti si sono poi suddivisi in piccoli gruppi e
alcuni di loro hanno compiuto atti di devastazione: praticamente
tutte le vetrine di banche, negozi, uffici e ristoranti attorno alla
stazione, dove si trova anche l’albergo a cinque stelle
Schweizerhof, sono state rotte. Anche diverse automobili
parcheggiate nei dintorni sono state danneggiate: fra esse (
come riferito dalla Radio svizzera di lingua italiana) pure quella
di un accompagnatore del cantante italiano Zucchero che
sabato sera alloggiava proprio allo “ Schweizerhof”. Prese di
mira anche cabine telefoniche e fermate degli autobus. Obiettivi
questi che simboleggiano quel servizio pubblico che i no- global
vorrebbero difendere dagli « attacchi neoliberisti » . Segno
che all’interno del movimento qualcuno non ha le idee in chiaro.
Non è ancora stata stabilita una stima esatta dei danni, ma
secondo le autorità cittadine si situano tra i 100 e i 200 mila
franchi.
Verso le 23 parte dei dimostranti, raggruppati al centro
alternativo “ Reithalle”, si è scontrata con 200 agenti. I gas
lacrimogeni utilizzati dagli agenti hanno causato scene di panico
fra gli spettatori di un cinema nelle vicinanze. Dopo un’ora la
polizia ha lasciato partire diverse persone dal centro autonomo.
Il municipale Alexander Tschäppät ha fatto da mediatore per
evitare un’ulteriore escalation della violenza. La situazione è
tornata alla normalità verso le 2 di notte. I lavori di sgombero si
sono iniziati verso le 4 si sono conclusi ieri a mezzogiorno. La
polizia comunica che trenta persone sono state arrestate ( tra
cui nove donne) e altre 150 controllate.
Per l’Alleanza di Olten gli scontri sono stati « un errore
politico ».« Le cose non sarebbero dovute andare in
questo modo » , ha detto Walter Angst. « Volevamo
terminare la manifestazione a Berna nella calma » , ma la
frustrazione per non essere potuti andare a Davos era troppo
grande. In queste condizioni non era più possibile dimostrare
normalmente.
ATS/ C. C.
Preso di mira anche un simbolo del servizio pubblico

la regione 27 gennaio 03

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