Occupazione dettata dall’intenzione di creare “ il Centro sociale Soave”, a mo’ di “ costola” del collettivo per l’autogestione ticinese che riunisce le esperienze di Lugano, Bellinzona, Mendrisio e Locarno. Un’avventura chiusa alle 16.30 di sabato, quando i rappresentanti dei proprietari dello stabile ( il presidente della Sa Francesco Soave, Fausto Casella, ed Enea Mina) affiancati da una decina di agenti della Polizia comunale ( col comandante Ivano Beltraminelli) e cantonale si sono presentati con tanto di denuncia per violazione di proprietà e danneggiamenti ( presentata ovviamente dai proprietari, l’ordine italiano dei Padri somaschi) hanno intimato ai giovani di sgomberare entro un’ora. Detto fatto, questi ultimi dopo essersi consultati hanno preso armi e bagagli lasciando gli spazi dell’ex collegio. Così, invece della prevista serata musicale è stato piantonamento dello stabile da parte degli agenti di sicurezza privati chiamati dai proprietari mentre i poliziotti tenevano ( e tengono) d’occhio le palazzine “ a rischio d’okkupazione” della capitale ( una decina quelle appetibili, da via Lugano a via al Portone solo per citarne alcune).
Ora, per i folletti urbani, si profila la ricerca di nuovi spazi visto che la Casetta, il centro giovanile cittadino che riaprirà a febbraio dopo una parziale risistemazione, non soddisfa le loro necessità. I giovani chiedono infatti un centro sociale aperto a tutti, senza limiti d’età. Ieri sera, dopo essersi riuniti, hanno emanato una presa di posizione che riportiamo integralmente. Poveri folletti urbani, ancora una volta siamo sulla strada dopo una Soave parentesi nella quale abbiamo cercato di continuare il discorso dell’autogestione attiva in questo piccolo bosco che è Bellinzona. Abbiamo dato vita per 24 ore a questo edificio vuoto da 5 anni, poi, con benedetta carità cristiana, i proprietari ci hanno intimato di sgomberare il Soave denunciandoci per violazione di domicilio e scasso. Hanno prestato attenzione solo ora a quest’edificio quando da molto tempo la porta d’entrata era aperta; prima di noi sono entrate diverse persone, ma i folletti urbani danno fastidio e così hanno deciso di negarci questi spazi vuoti e desolati che avevamo ravvivato con il nostro calore. Ora l’autorità forse pensa che dopo averci sgomberato da questo edificio noi ce ne torniamo alle nostre case a guardare lo Spaccatredici alla televisione, ma si sbaglia; noi siamo folletti, non possiamo vagare a vuoto per le tristi strade e i deprimenti bar di questa microcittà: noi vogliamo una struttura dove creare la nostra ( e vostra!) cultura, dove un folletto senza casa possa trovare rifugio, dove i teatri, i concerti, le mostre, le proiezioni siano alla portata di tutti e non solo di chi ha i soldi per permetterselo.
Siamo alla fine del 2002 e in Ticino si pensa che un centro autogestito e mezzo sia abbastanza per le esigenze del Cantone, ci auguriamo che nel 2003 si capisca con i fatti che ogni agglomerato ( Chiasso, Mendrisio, Lugano, Bellinzona e Locarno) debba avere un centro socioculturale autogestito, se necessario occupato.
Saluti fiabeschi: Folletti urbani.

la regione 23 12 02

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