Obiettivo: la promozione di un confronto serio fra gli interlocutori sul progetto ex Macello allestito dal Csoa.
A pochi giorni dalla scadenza dell’ultima proroga della convenzione concessa dal Municipio, il Gruppo di sostegno ha deciso di presentarsi al pubblico. Lo ha fatto ieri mattina all’ex Macello, proprio perché avverte il tentativo di aggirare l’accordo sottoscritto da Municipio di Lugano, Consiglio di Stato e Molino, e di negare il riconoscimento del valore dell’autogestione. « Discutere il progetto del Molino è necessario – ha affermato Peter Schrembs – .
Altrimenti viene a mancare il confronto su ciò che si può fare e su come farlo » . E Il riconoscimento che l’autogestione risponde a un bisogno reale della società, ha ricordato il granconsigliere Giuseppe Arigoni, è stato peraltro attestato dallo stesso studio commissionato dal Consiglio di Stato nel 1997.
Ma in seguito al governo è mancato il coraggio e la volontà politica di assumersi la responsabilità di concretizzare le conclusioni dello studio. In democrazia, dove vige la libertà d’espressione, ha rincarato il deputato Giorgio Canonica, si deve trovare uno spazio anche per chi propugna una visione del mondo diversa e in contrapposizione con quella dominante.
L’artista Dargo Raimondi ha poi sottolineato l’importanza culturale del Molino, dove tanti giovani hanno avuto l’occasione di presentarsi al pubblico.
Ma la gestione di spazi culturali è impossibile nella precarietà e nello stato provvisorio in cui si trova ora il Molino.
Il gruppo è aperto ad altre adesioni. Finora hanno aderito personalità di rilievo in ambito politico e culturale, fra cui i poeti Alberto Nessi e Fabio Pusterla, i consiglieri nazionali Franco Cavalli e Fabio Pedrina, che si stanno muovendo per coinvolgere nell’appello anche i colleghi delle Camere federali.
Ma pure Jerry Beretta- Piccoli, Matteo Ferrari, Christian Marazzi e l’ex calciatore dell’Fc Lugano Edo Carrasco, ora operatore sociale. Intanto prosegue la raccolta di firme per la petizione che chiede l’ex Macello quale sede per almeno cinque anni. Finora i sostenitori sono circa tremila.

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