Alle porte della fortezza Europa infuria una guerra. Una battaglia che ogni anno produce migliaia di morti, in cui vengono impiegate navi da guerra, elicotteri militari, moderne truppe specializzate per respingere barche sovraccariche di migranti. Il mar Mediterraneo è diventato una fossa comune. Negli ultimi dieci anni, nella sola penisola italiana sono morti all’incirca 10’000 migranti! E che dire dell’“umanitaria” Svizzera e della presuntuosa Unione Europea? I governi di questi paesi continuano ad investire milioni per rendere le loro frontiere ancor più invalicabili se non addirittura letali; al tempo stesso collaborano con regimi dittatoriali che calpestano ogni tipo di diritto. Chi peraltro riesce ad arrivare fin qui, spesso dopo un’interminabile odissea, ad accoglierlo si dovrà aspettare un vento gelido. Razzismo, sfruttamento, incarcerazione, controllo sociale e sorveglianza sono solo alcune sfaccettature della realtà con la quale presto dovrà confrontarsi.

Già l’Impero Romano importava schiavi, alimenti e metalli preziosi da paesi lontani verso l’Europa. In questo aspetto l’Occidente non è cambiato di molto e la nostra ricchezza ancora oggi si basa sullo sfruttamento dei paesi poveri. Secoli di colonialismo e di dipendenza hanno lasciato profonde tracce. Ebbene, invece di assumersi la responsabilità storica del loro passato, Europa e Svizzera si trincerano dietro frontiere visibili e invisibili. Da sempre merci e materie sono benvenute, mentre uomini e donne le cui esistenze intralciano il nostro benessere non lo sono affatto.

Appena un secolo fa povertà e fame colpivano duramente la popolazione svizzera; oggi sono altre le persone che cercano di sfuggire alla miseria emigrando. I tempi cambiano, la Svizzera è ora uno dei paesi più ricchi al mondo e insieme agli altri paesi europei è responsabile delle disumane politiche di emarginazione.

Il nostro odierno benessere è frutto dell’amara povertà altrui. Ecco a cosa servono i muri e il costrutto di “nazione” e di “unione europea”: servono a tutelare questa ricchezza. Il prezzo da pagare per essa sono anche le migliaia di vite umane che ogni anno si spezzano, con il tacito consenso quando non l’applauso della gran maggioranza.

Lanciamo dunque un forte segnale di opposizione al razzismo, allo sfruttamento e alla repressione. La storia e il sapere ci costringono ad agire. Dunque, chi tace acconsente!

Sabato 20 giugno 2009, ore 13:30,
Landesmuseum (vicino alla stazione centrale), Zurigo

Antirassistisches Netzwerk, augenauf, Bleiberecht für alle, Colectivo sin papeles, DFEZ (Darfur Friedens- und Entwicklungszentrum), DVF (Demokratische Vereinigung der Flüchtlinge), IDHF (Föderation für demokratische Rechte in der Schweiz) Flüchtlingscafé Refugees Welcome, Haraga, Infoladen Kasama, IFIR (International Federation of Iraqi
Refugees), IUR (Iranian Union of Refugees), Karakök Autonome Turkei/Schweiz, OWFI (Organization of Women’s Freedom of Iraq), PdAZ (Partei der Arbeit Zürich), Six Campers, SPI (Socialist Party of Iran) und TÖP (Gesellschaftliche Freiheitsplattform Türkei/Schweiz)

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