La clamorosa decisione, presa dal Legislativo al termine di un vivace dibattito, ha prevalso su altre tre proposte di risoluzione, una delle quali presentata dallo stesso Municipio. Municipio che invece proponeva di sottoporre al voto consultivo la possibilità di dare in gestione l’ex Macello al Molino. E la votazione consultiva, lo ricordiamo, era all’origine della risoluzione presentata dai quattro consiglieri comunali perché l’Esecutivo di Lugano si era rifiutato di dare il permesso a Marra e Sanvido di raccogliere ai seggi elettorali le firme per la petizione che chiedeva il voto consultivo della popolazione della nuova Lugano sulla permanenza del centro sociale nel territorio cittadino. Il Municipio, ha detto Giudici, che ha pure criticato aspramente il Cantone per la sua inattività, voleva consultare i cittadini alla luce della petizione con più di 4 mila firme, consegnata ieri pomeriggio dal Molino, i cui rappresentanti erano presenti anche ieri sera al Palacongressi.
Ma torniamo alla discussione. La decisione del Legislativo appare clamorosa perché all’inizio della seduta, oltre alla risoluzione rivelatasi vincente, ne erano state presentate altre tre.
Una, come detto, del Municipio, che ha peraltro raccolto pochi consensi. Un’altra, sottoscritta dai capigruppo Simonetta Perucchi- Borsa ( Ppd) e Rocco Olgiati ( Plr), la terza dal gruppo socialista. E a cominciare la discussione è stata proprio la capogruppo socialista Nicoletta Mariolini, che, dopo aver sottolineato la mancanza di volontà nell’affrontare la questione, ha proposto un punto d’incontro tra la posizione di sinistra e quella di centrodestra. Ovvero una lettura del fenomeno dal punto di vista di una società aperta che ascolta e rispetta le esigenze di una minoranza. Da questo punto di partenza, che è pure politica d’integrazione e di convivenza urbana, si potrebbe cominciare a discutere su una sede definitiva per l’autogestione.
Ha poi preso la parola Paolo Sanvido. Il consigliere comunale ha sottolineato il fatto che la questione è oramai sul tavolo da 18 mesi, senza che il Legislativo sia riuscito a discuterne: “ Finalmente oggi si riesce a farlo”.
Sanvido ha inoltre ribadito il problema della legalità: “ Noi tutti ci riconosciamo nello stato di diritto e nelle sue regole. Visto che all’ex Macello queste regole non sono in vigore, che il malandazzo abbia termine”. Secondo Perucchi- Borsa, non bisogna discutere sul principio dell’autogestione in città, ma se il centro sociale può essere ubicato all’ex Macello. La capogruppo Ppd non è d’accordo con la risoluzione proposta dal Municipio “ perché le premesse per decidere non necessitano di sottoporre la questione alla popolazione”.
Compito dell’ente pubblico, ha continuato Perucchi- Borsa, che si è espressa a favore del rinnovo della convenzione, è quello di “ creare i presupposti affinché la cultura alternativa possa esprimersi nel rispetto delle leggi vigenti”. Come? Attraverso una risposta politica in termini di spazio fisico e giuridico.
Per Marzio Taddei ( Udc), che ha auspicato un dibattito allargato senza pregiudizi ideologici, una votazione consultiva sul principio avrebbe il pregio di aprire il dibattito. Bisogna comunque decidere cosa fare perché il problema tocca tutta la popolazione. Rocco Olgiati ( Plr) ha invece chiarito che la destinazione dell’ex Macello deve restare quella prevista nel messaggio municipale, tuttora nelle commissioni. E, come su tutto il territorio comunale, nel periodo transitorio, nell’area occorre far rispettare le leggi. Il nodo centrale, per Olgiati, resta il Cantone, che la città deve coinvolgere nelle trattative, anche se la soluzione non è certo dietro l’angolo. Michele Foletti ( Lega) ha detto di non accettare la risoluzione municipale perché nella scorsa seduta la maggioranza del Cc aveva chiesto di decidere cosa fare dell’area ex Macello, per cui ha annunciato che il gruppo avrebbe sostenuto la risoluzione dei quattro consiglieri comunali.
Risoluzione che alla resa dei conti, come detto, ha prevalso con 26 voti. A due settimane dalla fine dell’anno, come e quando l’autorità politica interverrà per mettere in atto l’invito, dopo che al Csoa è stata concessa una proroga fino al 31 gennaio? A. R.

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