Non a caso ciò avviene anche a seguito dei risultati delle recenti votazioni, che hanno bocciato tra l’altro le proposte per le naturalizzazioni facilitate, e che dimostrano che esiste un clima di insicurezza, diffuso da chi, con temi razzisti ed indegni, segue una logica ben precisa volta allo sfruttamento a profitto di un’economia capitalista ed antisociale.
Il Coordinamento contro il razzismo e la repressione vuole dunque battersi contro le nuove e più subdole forme di razzismo che influenzano la popolazione autoctona attraverso le scelte legislative e istituzionali, legittimando pratiche di discriminazione che tendono ad identificare il migrante come nemico per la sicurezza e il benessere delle nazioni occidentali. In un vortice di luoghi comuni e pregiudizi, che si costruiscono anche grazie alle scelte informative che i mass media propongono al pubblico, spesso fuorvianti e incapaci di rappresentare la complessa realtà che l’epoca della new economy e della globalizzazione implica, questo gruppo si propone di studiare, sensibilizzare ed informare la popolazione sui temi più ampi che riguardano le migrazioni e la repressione che tutta la società è costretta a subire. Il tentativo è quello di smascherare le facili banalizzazioni e di creare una coscienza di solidarietà attraverso una corretta informazione ed una presa di posizione alternativa a quelle esistenti in Ticino.
Crediamo che alla base di qualsiasi opinione e scelta politica dovrebbero sempre esserci il rispetto delle convenzioni internazionali che sanciscono le libertà individuali e i diritti umani. Alcuni esempi a noi vicini dimostrano il contrario: un ragazzo che viene picchiato a sangue dopo un carnevale da due poliziotti, persone che vengono fermate e perquisite cinque volte al giorno solo in ragione del colore della loro pelle, agenti in tenuta anti-sommossa che intervengono ad una festa di liceali trattandoli come i peggiori delinquenti, l’autorità competente che si rifiuta di dare i nomi dei poliziotti che hanno partecipato ad un intervento soggetto a denuncie di violenza ed abuso di potere. Questi fatti, che sono solo alcuni di quelli noti, dimostrano che si stanno oltrepassando limiti che in realtà dovrebbero essere invalicabili. Riteniamo gravissimo che un comandante della polizia cantonale si senta autorizzato dai suoi superiori e dalla classe politica di affermare “un africano non ha mica scritto in fronte se è uno spacciatore”, o ancora “tutte le denuncie contro i funzionari di polizia per violenza sono false”. In questo modo si garantisce l’impunità, di fronte ad abusi ed atti di violenza, di chi ha il mandato di esercitare la forza pubblica e, d’altra parte, si legittima la criminalizzazione delle persone in base ad un pregiudizio relativo all’appartenenza sociale, fatto grave che minaccia seriamente la sicurezza di tutti/e e il rispetto della dignità dell’essere umano. Ancor più deplorevoli sono le affermazioni del signor Brioschi, ex municipale di Lugano che aveva la gestione della seconda forza poliziesca del cantone, il quale, esprimendosi sull’uso delle “botte” da parte della polizia comunale, addirittura sostiene che farebbero bene. La sicurezza sociale non passa attraverso la criminalizzazione generalizzata e l’impunità degli uomini in divisa. Anzi. Contro queste pratiche vigileremo e ci opporremo sempre, poiché non sono degne di una società che si vuole civile.

COORDINAMENTO CONTRO IL RAZZISMO E LA REPRESSIONE

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