Né Stato, né confini: siamo tutti clandestini, il contenuto di uno striscione e lo slogan dei manifestanti che se la sono presa anche con il G8 dell’Aquila. Quasi tutti i partecipanti erano reduci della manifestazione di venerdì all’Aquila.

Al di là delle considerazioni che ognuno può fare, la scelta di Ponte Chiasso per una protesta che ha sorpreso un po’ tutti, trova una sua giustificazione nel fatto che quello scelto è luogo di frontiera. Inevitabilmente non sono mancati momenti di tensione, che potrebbero avere una coda giudiziaria. La decisione sarà comunque della Procura di Como, a seguito del rapporto della Digos che ipotizza i reati di manifestazione non autorizzata e interruzione di traffico e, per due giovani, anche resistenza e lesioni a pubblico ufficiale per avere preso a calci alcuni agenti durante gli scontri. Per un paio d’ore la zona di confine è rimasta con il fiato sospeso. Per fortuna però non si è verificato nulla di grave, anche se più di un automobilista avrà certamente imprecato per l’improvviso blocco, che ha coinvolto anche José Mourinho al volante della sua Ferrari.

La cronaca del pomeriggio, sulla base della versione dei fatti fornita dalla polizia, inizia poco prima delle 15 quando i no global, con una barriera umana da lato a lato, in via Bellinzona, a dieci metri dalla dogana blocca il valico, che unisce Ponte Chiasso a Chiasso, per una quindicina di minuti. Poco dopo il presidio si scioglie e i giovani percorrono via Bellinzona, verso Monteolimpino, senza creare problemi, quando vengono bloccati da polizia e carabinieri, in tenuta antisommossa. A Monteolimpino la richiesta dei documenti per l’identificazione, non da tutti gradita, che ha richiesto oltre un’ora di tempo. Ecco, quindi, qualche spintone, poi la carica degli agenti. Altri minuti di tensione, prima che la situazione potesse stabilizzarsi.

Alla Procura di Como dove forse già oggi arriverà il rapporto della Questura la valutazione dei fatti. Ed eventuali altre decisioni.

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