Di questo progetto è stata fatta menzione sempre dalla municipale nel corso di un dibattito organizzato dalla sezione luganese del Ps sulla ricerca di uno spazio adeguato per i teatri e sulla destinazione futura degli spazi dell’ex Macello. In seguito, le dichiarazioni espresse dalla municipale a laRegioneTicino sulla possibilità che i molinari debbano sloggiare dall’edificio dato loro in gestione, hanno sollevato un polverone. È vero che all’art. V della convenzione è scritto che «si prende atto che il Municipio di Lugano intende poter disporre dell’intero sedime dell’ex Macello Pubblico entro il 30.06.03» ma, nel contempo, nell’art. I dice anche che il Municipio «s’impegna a dare in utilizzo gli spazi menzionati in attesa che venga trovato uno spazio adeguato e definitivo per le attività sociali, culturali e politiche d’autogestione proposte dall’Assemblea del Molino». Soluzioni che al momento non sono state trovate, per quanto l’Udc luganese proclami urbi et orbi che per il Municipio e il Molino è scattata «l’ora della coerenza».
Un proclama che ha il sapore della provocazione e che rischia di riaccendere vecchie tensioni risolte dopo un lungo e faticoso processo di confronto intessuto fra il Municipio, il Cantone e il Centro. D’altronde lo stesso Municipio di Lugano il 21 luglio 2004 – rispondendo ad un’interrogazione dell’Udc Umberto Marra sull’inserimento del link delle attività dei molinari nel sito internet www.Lugano.ch – scriveva che «la questione del Macello rappresenta certamente un punto problematico e critico verso il quale la sensibilità pubblica è divisa, tuttavia il Municipio ha il compito e la responsabilità di affrontare, ridurre e risolvere i problemi: la strategia perseguita con coerenza è stata quella di aprire un dialogo con i rappresentanti del Csa il Molino per trovare un modus vivendi nel rispetto di regole concordate, fissate dalla convenzione per l’utilizzo temporaneo del Macello».
Dal canto loro, senza cavalcare l’onda del polverone, i molinari hanno ricordato nel loro comunicato stampa il percorso del Centro «che svolge un ruolo importante di aggregazione diventando anche risorsa per quelle persone che sempre più utilizzano questi spazi in quanto rimasti purtroppo gli unici liberi, aperti e popolari». Un bilancio, il loro, che si conclude con una critica indirizzata – anche se non esplicitamente – al Ps cittadino: «Incomprensibile ci risulta il comportamento di coloro che ideologicamente dovrebbero esserci più affini e dai quali ci saremmo aspettati un sostegno, ma che ormai sembrano più vicini ad altre posizioni».
Ma il Gruppo Ps si è già mosso e martedì ha inoltrato all’Esecutivo luganese un’interpellanza (firmatario il capogruppo Martino Rossi) in cui si chiede se Giovanna Masoni Brenni si è espressa a titolo personale o per conto dell’Esecutivo. Sulla destinazione degli spazi dell’ex Macello, i socialisti chiedono, tra l’altro, «che cos’è stato fatto dal Municipio per onorare gli impegni presi e cercare una soluzione definitiva?» e, sempre a proposito del Csa: «Il Municipio è consapevole che in un contesto urbano e sociale come il nostro un Centro sociale autogestito rappresenti per una frangia non irrilevante di popolazione, soprattutto giovane un punto di ancoraggio importante per far fronte al disagio sociale esistenziale?».
Anche la municipale Ps Nicoletta Mariolini, da noi interpellata, prende posizione: «Personalmente non ho mai cambiato opinione sulla necessità di mantenere vivo il dialogo. Che si condividano o meno i contenuti del Centro, ritengo che alla popolazione di Lugano le contrapposizioni gratuite non servano e facciano solo del male. La nostra città è fatta di tante realtà e noi dobbiamo trovare il modo di trovare gli equilibri adeguati, che soddisfino tutte le parti in causa. Se per una malaugurata idea un domani si decidesse lo sgombero, io personalmente quello sgombero non lo sottoscriverò. Ritengo infatti che ci siano altri modi di affrontare questo tema».
In merito alle critiche rivolte dal Molino ai socialisti luganesi, il presidente della sezione Ps cittadina Alberto Leggeri dichiara: «Oltre a sottoscrivere appieno l’interpellanza del nostro gruppo al Municipio, vorrei ricordare che come sezione abbiamo già organizzato tre incontri sulla politica culturale del comune di Lugano e in queste occasioni si è sempre ribadito, sottolineato e condiviso il valore culturale del Csa. Crediamo infatti che l’iniziativa del Molino sia importante come spazio creativo, come spazio d’espressione di una parte della gioventù che, magari non è la maggioranza, ma produce pur sempre qualcosa di originale».
«Mi ha un po’ stupito – prosegue Leggeri – il tenore del comunicato dei molinari che mi dà l’impressione fosse diretto più ai municipali che non al partito. Sicuramente i nostri incontri sulla politica culturale dimostrano che come sezione Ps non siamo di certo “latitanti” su questo fronte».
A sua volta, lo stesso sindaco Giorgio Giudici, intervistato una settimana fa per i suoi 60 anni da Teleticino sulle affermazioni della Masoni Brenni, ha ribadito la volontà di dialogo. E ha detto che, pur non condividendo i contenuti del Centro, l’abbandono dell’ex Macello da parte del Csa può essere immaginato solo avendo a disposizione una sede alternativa.
Insomma, chi ha innescato la miccia rischia adesso di scottarsi da solo.

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