Durante il percorso al suono di canzoni come ‘Avanti popolo’ oppure ‘Bella ciao’ non sono mancati gli slogan a favore del­l’integrazione ma anche di for te critica nei confronti di alcuni esponenti della politica canto nale e federale, del padronato e del capitale. All’appello lancia to dal gruppo giovani dell’Mps hanno aderito i Giovani pro gressisti, la Gioventù sociali sta, il Movimento dei senza voce, il Partito socialista, Rifon dazione comunista Ticino, il Sindacato Sisa, la Spik (associa zione per il sostegno e l’integra zione dei kosovari), l’Associa zione culturale turca del canton Ticino, l’Associazione Svizze ra- Cuba, il Centro sociale del Molino, il Partito comunista, la Sezione Ps di Biasca e la sezio ne ticinese del Sindacato Unia. Più volte nel corso del pome riggio sono stati ricordati epi sodi di razzismo che, secondo i manifestanti, non sarebbero ca suali ma costituirebbero invece vere e proprie conseguenze di un chiaro intento da parte di al cune forze politiche elvetiche: si è fatto riferimento più volte all’articolo di giornale firmato da Giuliano Bignasca e uscito qualche settimana fa sul Matti no della domenica, oppure alle campagne che vengono portate avanti dall’Udc o ancora alla lettera anonima recapitata alla comunità africana ticinese.
Insomma tutti episodi che andrebbero contro i valori di solidarietà, rispetto, tolleranza e apertura tipici della Svizzera e del Ticino.
Alla fine del corteo quale bi lancio si è potuto stilare? Per Francesco Sergi, del gruppo giovani del Movimento per il socialismo, « ci si può reputare soddisfatti. All’appello che ab biamo lanciato hanno risposto circa 300 persone ». La nota forse più lieta della giornata è stata la presenza di molti giovani tra le file del corteo: « Siamo conten ti
– ha proseguito Sergi – anche sotto l’aspetto, per così dire, qua litativo. Infatti sono venuti a manifestare tanti ragazzi. Allo stesso modo ho visto molte ban diere che testimoniano comun que l’esistenza di sensibilità po litiche differenti ». Insomma per i manifestanti la giornata di sabato è stata una possibilità per affermare in modo categorico che la società non può essere suddivisa in pe core bianche e pecore nere.

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