La storia di questa originale esperienza nasce quattro anni fa in un cosiddetto “ spazio residuo”: un isolato a due passi dal centro città, compreso tra via alle Caragne, via Trevano e via Bagutti, da anni disabitato e ormai prossimo alla demolizione ( cfr.
laRegione del 28 aprile). Uno degli otto edifici era stato affittato dal proprietario all’associazione Cornucopia, una “ comunità di lavoro”, che tentò invano di aprire un bar. « L’autorizzazione ci venne negata siccome in zona ci sono già molti altri esercizi pubblici » racconta Sabrina, una delle responsabili.
« In quel periodo tra chi frequentava il centro sociale del Molino molti avevano avuto dei figli, così ci venne l’idea dell’asilo. Nel frattempo si sono aggregate altre persone, che non hanno niente a che vedere col Molino: mamme, ma anche per esempio un gruppo che nella sala superiore pratica la meditazione tramite lo yoga, inoltre sono state ospitate persone in difficoltà. I bambini ora sono una decina, dall’anno e mezzo ai cinque anni di età, le madri a turno se ne occupano, ed alla fine del mese fanno una donazione per coprire le spese: elettricità, assicurazioni eccetera » .
Tutto sembra destinato a finire: lo sfratto, recapitato all’asilo come agli altri utilizzatori degli edifici ( ormai ridotti a magazzini) reca la data del 30 giugno. Unica alternativa, gli asili – nido tradizionali. « A Lugano buona parte di questi asili privati sono dei posteggi, dove i bambini vengono lasciati in una grande stanza con dentro dei giochi. Il nostro è un asilo diverso, dove ci sono attività, i bambini vengono coinvolti, senza contare che altrove si pagano 1.500 franchi al mese per far allevare i bambini come pulcini in gabbia » .
Ma secondo Sabrina il caso dell’asilo libertario si inserisce in un discorso più ampio.
« Qui c’è ancora spazio verde, ci sono degli alberi. Secondo me la gente di Lugano dovrebbe chiedersi: vogliamo che tutto diventi palazzi e posteggi? Penso che una situazione come la nostra dovrebbe smuovere un po’ le coscienze: quante case, quanti alberi, quanti giardini vengono eliminati mentre i palazzoni qui attorno, a partire da quello della Posta, sono mezzo vuoti? Il cittadino dovrebbe rendersi conto che piano piano gli spazi a disposizione di tutti, il verde, gli alberi si riducono. Noi da sempre abbiamo fatto richiesta di spazi per la collettività, per un discorso non lucrativo. Ci devono essere posti dove una chiacchierata, una tazza di tè non si paga. All’interno di una città questo bisogno esiste, ed esisterà sempre, anche nella ricca Svizzera non tutti possono permettersi di affittare uno stabile » .
Che fare allora? La speranza di una non demolizione della casa, che è stata nel frattempo ristrutturata, è l’ultima a morire ma tutto lascia pensare che alla fine dell’anno scolastico le ruspe abbatteranno l’intero quartiere. « Ci siamo anche offerti di comprarla, questa casa, ma non c’è stato niente da fare » . Chi avesse qualche alternativa da proporre può contattare l’asilo, in via Bagutti 31, tel. 971.01.70.
L. TER.

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