‘Centro sociale giovanile autogestito: il Cantone torni a fare la sua parte!’ è l’invito rivolto dai granconsiglieri Fabio Schnellmann (Plrt), Roberto Badaracco (Plrt) e Gianrico Corti (Ps) all’indirizzo del Consiglio di Stato in una mozione, nella quale si osserva che “ sono trascorsi a tutt’oggi ormai quasi 10 anni da questa soluzione adottata dal Cantone con la Città di Lugano in accordo con il Csoa, ma la situazione è a tutt’oggi invariata ”. La soluzione cui si fa riferimento fu quella trovata in seguito allo sgombero forzato degli spazi dell’ex grotto al Maglio sul Piano della Stampa.

“ A seguito di questa azione di forza, membri e simpatizzanti del Csoa avviano alcune contestazioni di massa e minacciano di disturbare manifestazioni di grande impatto nel Centro cittadino di Lugano durante il periodo prenatalizio. Il Municipio di Lugano quindi (in accordo con il Consiglio di Stato) decide nel dicembre 2002 di sistemare provvisoriamente gli autogestiti presso l’ex Macello di Lugano: viene sottoscritta una Convenzione congiunta, di natura transitoria, tra Consiglio di Stato, Municipio di Lugano e Csoa ”. Una soluzione momentanea, non definitiva, anche perché su questa proprietà comunale c’erano già progetti per la realizzazione di spazi da dedicare all’ambito pedagogico e del tempo libero, con un messaggio già deliberato dal Consiglio comunale. Nella convenzione si stabiliva che nel 2003 un gruppo di lavoro misto avrebbe definito un elenco di possibili sedi definitive del Centro sociale autogestito. Ma finora… nulla.

E allora i tre deputati osservano che il problema di un Centro sociale autogestito come quello del Molino “ ha una valenza cantonale: i frequentatori provengono infatti da ogni parte del Cantone e non è quindi corretto addossare responsabilità e oneri unicamente a una sola realtà locale ”. Dunque “ lo si voglia oppure no, il centro sociale giovanile autogestito sul nostro territorio è una realtà. È una parte consolidata del nostro universo socioculturale e politico, dalla quale, come per tutte le altre componenti, democraticamente non ci si può che attendere per analogia uguale rispetto verso le istituzioni e le leggi e capacità di convivenza civile ”.

Per porre fine a un’attesa che dura dal 2002 Corti, Badaracco e Schnellmann chiedono al Cantone che “ si adoperi nell’individuare degli spazi definitivi adeguati, con tutte le normative del caso, da adibire a Centro sociale giovanile autogestito cantonale, definisca un apposito regolamento e, se del caso, provveda al suo finanziamento ”.

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