Lettera aperta al sindaco Moratti

di Joseph Fremder
Segretario Nazionale FALCRI
venerdì 23 gennaio 2009


Quel giorno Primo Moroni mostrò a me ed a mia moglie come fosse riuscito a restituire decenza, bellezza ed anima ad un pezzo di terra ricoperto di rifiuti, sporcizia ed altre porcherie.

Quel giorno Primo Moroni ci spiegò che quella terra e quei giardini e quelle piante e quei fiori erano stati restituiti al quartiere ed alla città dai pensionati del quartiere e quindi della città.

Quel giorno Primo Moroni ci regalò l'ennesima lezione, lui che docente non è mai stato ma maestro ed enciclopedia sì,ci regalò l'ennesima lezione di come si comunica con chi ha orecchie ed è disposto persino ad usarle.

Quel giorno Primo Moroni trasformò illegalmente, senza bisogno di permessi, una discarica cittadina (quella sì legale) in un giardinetto di piante e fiori curato, voluto e frequentato dai cittadini del quartiere. Quel giorno Primo Moroni spiegò e dimostrò che una cosa per essere bella ed utile non ha bisogno di essere necessariamente legale soprattutto quando non invade la libertà degli altri.

Quel giorno (mai abbastanza maledetto), il 31 marzo 1998, Primo Moroni ci lasciava ed anche il giardinetto non sarebbe più stato lo stesso.

Quel giorno , il 1 aprile 1998, tutti ma proprio tutti i giornali scrissero e piansero la morte di Primo Moroni, io li conservo tutti ed oggi li ho riletti. Quel giorno scrissero della grandezza e dell'umanità di Primo Moroni penne importanti su testate importanti.

Quel giorno scrisse su La Stampa Gad Lerner: "scopriremo di doverlo rimpiangere, questo indecifrablle stratega del conflitto e delle mediazioni nelle nostre metropoli dove la rabbia dei giovani cresce sottotraccia con il diminuire del lavoro e l'evaporare della politica", quel giorno scrisse sul Corriere della Sera Oreste del Buono: "Era uno che metteva il mondo della cultura di fronte a delle responsabilità, lo costringeva a prendere posizione, era un turbatore della quiete ingiusta che ha avuto il merito di avvicinare alla cultura tantissimi che la rifuggivano", quel giorno scrissero su Il Manifesto Ivan della Mea: "Primo sapeva darsi e dare questo tempo e noi che restiamo dovremmo imparare a trovarlo", Aldo Bonomi: "Produrre reti di relazione tra il dentro ed il fuori, tra il carcere e la società, è stato per Moroni una costante azione militante. Tutto questo lo ha fatto costruendo luoghi e spazi della comunicazione", Bruno Cartesio: "In quella libreria accolse gli esuli dell'America Latina e i compagni di tutta Europa, che arrivavano con il suo indirizzo in tasca. Accolse anche i disperati delle politiche degli anni Settanta ed Ottanta. Li aiutò sempre tutti, fino all'esaurimento; a quel punto appese un cartello:
«Per anni vi ho ascoltato ora basta, voglio stare un po' in silenzio»

Quel giorno, il 23 gennaio 2009, la stampa ha ripreso a parlare di Primo Moroni, di Calusca City Lights, dell'archivio di Primo e del Centro Sociale Cox18.

Quel giorno si racconta di uno sgombero, di polizia, di uso della forza, ma è possibile sgomberare 32 anni di storia?

Ma è veramente possibile sgomberare le ideee, quello che hanno raccontato e ricordato Gad, Oreste, Ivan, Aldo e Bruno?

I Centri Sociali esistono in tutto il mondo, spesso sono un patrimonio della città, spesso sono un riferimento costruttivo per migliaia di giovani e fare di tutte le erbe un "fascio" non è utile per nessuno e nemmeno troppo intelligente.

Ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare Primo Moroni, non pretendo che chi non lo ha incrociato possa o riesca a comprendere cosa si è perso, ma penso sia doveroso almeno uno sforzo per comprendere cosa ha rappresentato e rappresenta per il quartiere e per la città assieme alla libreria, all'archivio e a Cox18. Fatto questo sforzo ci si vergognerà di avere potuto anche solo pensare allo sgombero.

Joseph Fremder



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