30 SETTEMBRE 2004

dal Giornale di Vicenza

Comune, la falla nei conti si chiude
«Le cooperative non sono tutte uguali»

I tecnici chiamati a controllare i numeri hanno dato all’unanimità il via libera all’assestamento del bilancio 2004 varato in giunta L’assessore: «Il giallo del verbale scomparso? È stato protocollato solo il 23 settembre e a me prima nessuno aveva detto che c’era» Il sindaco: «C’è stato un ritardo nella soluzione della vicenda soltanto perché occorreva che si insediasse il nuovo cda dell’azienda»
Comune, la falla nei conti si chiude
Hüllweck e Ancora: «I revisori dei conti hanno detto sì all’accordo nuovo con l’Aim»

di Piero Erle

«Ecco qui, legga: il collegio dei revisori "all’unanimità delibera di non rilevare alla data attuale e sulla base delle indicazioni della documentazione e dei dati forniti, situazioni di squilibrio di bilancio per l’esercizio finanziario 2004 e pertanto esprime parere favorevole, per ciò che attiene agli aspetti economico-finanziari, sulla ricognizione dello stato di attuazione dei programmi e sul permanere degli equilibri di bilancio"». Sorridono finalmente, il sindaco Enrico Hüllweck e l’assessore al bilancio Carla Ancora.
Stasera si presentano al voto in Consiglio comunale con una manovra di bilancio che ha avuto il via libera del collegio dei revisori dei conti. Quegli stessi revisori che due settimane fa, il 15 settembre, avevano steso un verbale per segnalare che c’era una falla nel bilancio. Un verbale rimasto segreto a lungo.
«Il ’giallo’ del verbale? Guardi le date: quel documento - parte in quarta l’assessore Ancora - è stato protocollato il 23 settembre, mentre già il 22 era iniziata la sceneggiata dei consiglieri di minoranza che in Consiglio comunale reclamavano quel documento come se fosse stato nascosto: è assurdo».
- Però, assessore Ancora, il verbale è stato firmato il 15, e si parla da tempo di un incontro tra i revisori e lei, gli assessori Sorrentino e Franzina nei giorni seguenti.
«Ci arriviamo. Ma quello che è grave - risponde l’assessore - è il documento firmato il 27 settembre da alcuni consiglieri di minoranza e presentato al presidente del collegio dei revisori. Lo legga: prima dicono che non capiscono assolutamente la delibera, e quindi che secondo loro è sbagliata. Poi invitano i revisori a bloccarla. È una cosa inaccettabile, gravissima».
- E l’incontro che avete avuto con i revisori?
«Andiamo con ordine. C’era bisogno di delibere del Comune e dell’Aim per risolvere la questione, e il 9 settembre abbiamo organizzato un incontro in Aim con tutti: dirigenti, revisori, cda e sindaci di Aim. È stato redatto il provvedimento che avrebbe dovuto essere approvato da giunta e Aim, con la definizione della famosa cifra di 2,6 milioni di euro suddivisa nei singoli contratti in essere tra Comune e azienda».
- In Comune già girava una bozza di delibera con questo tipo di soluzione.
«Si è raggiunto l’accordo con l’Aim, ma il vecchio cda era scaduto e non ha ritenuto di poter adottare il provvedimento. A S. Biagio hanno deciso di attendere il rinnovo del consiglio, il 13, per adottare il provvedimento. Ho scritto personalmente due lettere ai revisori dei conti del Comune, il 17 e il 20 settembre, perché non si sentissero "presi in giro" visto che bisognava attendere che si riunisse il nuovo cda dell’Aim». «Il quale - aggiunge il sindaco - non si riuniva perché occorreva prima che tutti firmassero l’accettazione della nomina, e alcuni erano in ferie. Solo per questo sono stati persi 10 giorni».
- Ma quel verbale che diceva agli amministratori "c’è un disequilibrio nel bilancio" era stato firmato dai revisori già il 15 settembre.
«Io - risponde l’assessore Ancora - non sapevo che avessero fatto quel verbale il 15 settembre».
- Avevate avuto una riunione subito dopo: tre assessori e i revisori.
«I revisori non mi hanno detto che c’era un verbale».
- Ma come: i revisori scrivono che secondo loro il bilancio del Comune ha un problema di squilibrio, voi vi incontrate con loro e si dimenticano di dirvi che hanno fatto questo documento?
«Quel verbale - non si scompone l’assessore - l’ho letto solo il 24 settembre. E comunque non mi stupisce. Come le ho detto, il 9 c’era stata una riunione da cui era scaturita una soluzione. Alcuni giorni dopo i revisori hanno avuto quei documenti dell’Aim che, estratti dal bilancio, parlavano di 7,4 milioni di euro trasferiti al Comune per il 2003 e di 5,5 milioni per il 2004, e si sono sentiti presi in giro, visto che quella riunione aveva stabilito come redistribuire i 2,6 milioni di euro che mancavano rispetto ai trasferimenti scritti per il 2003 nel bilancio comunale, e così pure 1,3 milioni che mancavano per il 2004. Quando ho letto, il 24 settembre, quello che avevano scritto nel verbale, ho potuto solo osservare personalmente che in ogni caso il termine per varare la soluzione era il 30 settembre, e che le loro preoccupazioni per il 2004 erano forse troppo anticipate».
- Ma come mai nella riunione con voi i revisori dei conti non parlano del verbale che hanno scritto, e passano sette giorni prima che lo protocollino?
«Parlavano di intenzioni di scrivere un verbale».
- Effettivamente il 22 settembre il presidente del collegio rispose al cronista "stiamo verbalizzando". Invece il verbale era già stato firmato.
«Anche io - spiega il sindaco Hüllweck - avevo sentito voci sull’intenzione di redigere un verbale, e per questo premevo sull’Aim perché si riunisse il cda e si ufficializzasse la soluzione». «Del resto - rimarca l’assessore Ancora - il termine del 30 settembre non era ancora scaduto. Forse i revisori temevano che non si sarebbe fatto nulla, non si sarebbe arrivati a una soluzione e non volevano essere chiamati in causa successivamente. Quella riunione che abbiamo fatto noi tre assessori era proprio per assicurare i revisori che la procedura era in corso. Ma ora il problema si è risolto. Il verbale del 27-28 settembre esprime parere favorevole».
- È anche vero che la delibera che va al voto in Consiglio comunale è ben diversa dalla bozza di delibera di cui si parlava ai primi di settembre: là si parlava di cifre Aim relative al 2003, adesso si parla di soldi Aim del 2004. È stato dato pure un incarico di consulenza per arrivarci.
« La delibera - replica l’assessore - non è tanto diversa. Quella che è stata attuata è una ’novazione di contratto’ con l’Aim, il che significa che vengono superati i precedenti accordi e che si dà modo all’Aim di imputare la cifra di 2,5 milioni di euro ’una tantum’ che dà al Comune, e che rientra nella cifra globale dei canoni dovuti per i contratti trentennali di concessione, in cambio della possibilità di dilazionare di un anno, per metà della cifra, i pagamenti futuri. Per il solo 2004 inoltre l’Aim riconosce al Comune 790mila euro in più sui contratti, e altri 600 mila euro che derivano dalla possibilità di sfruttare per sette anni la pubblicità sulla cabine elettriche sparse in città. Il totale tra 2003 e 2004 è di 16,8 milioni di euro».
- Che è complessivamente la cifra calcolata dal Comune a suo tempo, è vero. Ma come mai il bilancio 2003 ha ’accertato’ un’entrata di 10 milioni di euro, mentre adesso si prende atto che sono 7,4?
«L’ho ripetuto tante volte. Il bilancio comunale si basa su entrate-uscite e debiti-crediti che si riscuoteranno. Il Comune aveva un credito nei confronti di Aim di 10 milioni, sulla base di propri atti. Un credito che la stessa azienda riconosceva, tanto che ha confermato la cifra dei 2,6 milioni di euro nei conti d’ordine del bilancio. Dovevamo cancellare un credito? Forse lei vuole chiedermi come mai non abbiamo fatto prima questa procedura...».
- Proprio così.
«C’era il cda dell’Aim scaduto, quindi non si sapeva se poteva o no approvare la delibera. E lo ripeto: il Comune, se avesse tagliato un credito che veniva riconosciuto dallo stesso debitore, avrebbe commesso un errore madornale».
- Nella delibera che proponete al Consiglio comunale si applica l’art. 193 sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio?
«Sì: c’è un atto novativo Comune-Aim sulla base del quale si portano modifiche alle voci di bilancio. Con la fine del 2004 quei 2,5 milioni, più 100 mila euro che mettiamo da parte dal fondo di riserva, chiudono la questione dei 2,6 milioni».
- E così prendete atto che l’Aim non poteva darvi quei soldi che vi aspettavate come trasferimenti.
«Non è che non poteva.... Capiamoci: in base al contratto di novazione si superano tutte le questioni precedenti. Cambia tutto. E con la fine del 2004 si chiudono i conti».

Ecco il nuovo verbale «Si riduce la cifra del 2003 ma arrivano altri fondi»

(p. e.) Quel verbale, quello del 15 settembre, non lo voleva tirar fuori nessuno. Forse perché i revisori dei conti scrivevano chiaro quello che i giornali riportavano già in giugno-luglio ma che non si era voluto ammettere chiaramente: c’è uno squilibrio di bilancio, una falla, un buco di 2,6 milioni di euro che il Comune ha scritto tra le sue entrate sicure del 2003 e che invece dall’Aim non sono stati riconosciuti perché le leggi sono cambiate (come è scritto nel testo stesso dell’accordo nuovo Comune-Aim). D’altra parte quel verbale non era "dovuto". No. Era un’iniziativa presa dai tre tecnici per rispondere ai loro compiti (assegnati per legge) di vigilanza sull’andamento dei conti comunali. L’altro verbale, quello redatto lunedì e martedì sempre dal Collegio dei revisori dei conti, invece viene fuori subito. E un motivo ufficiale c’è: è un verbale obbligatorio - questo sì - perché riguarda l’assestamento di bilancio che la giunta presenta al Consiglio comunale stasera. Ma è anche un verbale diverso, perchè riconosce ufficialmente quello che sempre il giornali hanno già raccontato: il nuovo accordo con l’Aim sistema la questione. Come? Grazie ai soldi che arrivano all’Aim come "una tantum". La soluzione, insomma c’è. E prevede quello che il verbale dei revisori dei conti scrive chiaramente: viene ridotta di 2,6 milioni di euro la risorsa "proventi diversi dall’Aim" (che era di 10 milioni di euro) scritta per l’anno 2003. E la falla viene tappata con i 2,5 milioni di euro che l’Aim riconosce nel 2004 al Comune, più 112 mila euro prelevati dal fondo di riserva. Adesso sì, scrivono i revisori: i conti tornano.

S’inizia alle 17.30
Sala Bernarda Due delibere da esaminare
Inizierà come sempre alle 17.30 in sala Bernarda, la riunione del Consiglio comunale. Sono due le delibere attorno a cui ruoterà il dibattito su tutta la vicenda dei conti comunali: quella dell’ "assestamento bilancio 2004", la cui approvazione è preliminare all’altra delibera, obbligatoria per legge (proprio oggi scade il termine stabilito dalle norme): la "Ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi del Comune ai sensi dell’art.193 del Decreto legislativo 267/2000". In realtà entrambe le delibere si reggono su un altro provvedimento, quello approvato dalla giunta comunale venerdì mattina (e dal consiglio di amministrazione dell’Aim la notte precedente): il "Verbale di definizione novativa dei rapporti concessori" tra il Comune stesso e l’Aim. È il documento che cancella tutti gli accordi precedenti (e la bagarre di delibere, lettere e contro-lettere degli ultimi mesi) e garantisce che dall’azienda arriveranno subito 2,5 milioni di euro a fronte di vantaggi per l’Aim nei pagamenti futuri dovuti al Comune. Inoltre entro fine anno sempre l’Aim darà al Comune altri 790mila euro come "aumento" dei canoni dovuti per il 2004, e 600 mila euro come canone per la pubblicità sulle cabine elettriche in città.


Franca Porto, segretaria provinciale della Cisl, lancia l’allarme e propone una commissione provinciale che controlli i passaggi dell’articolo 14
«Le cooperative non sono tutte uguali»
In alcune busta paga al minimo, flessibilità esasperata e formazione inesistente

di Silvia Maria Dubois

Le cooperative non sono tutte uguali. A lanciare l'avvertimento, assieme a qualche decisiva novità di settore, è Franca Porto, segretaria provinciale della Cisl, sindacato da sempre impegnato a sostenere e a favorire l'attività di cooperazione.
- Che rapporto lega il mondo della cooperazione vicentino alla Cisl?
«Fortissimo. Il mondo della cooperazione locale deve molto a noi e noi dobbiamo molto a questo mondo. In passato abbiamo svolto azioni in comune, sia per la costruzione stessa di cooperative, sia per quanto riguarda il lavoro verso una legislazione con normative che consentissero a queste realtà di operare al meglio. Il nostro è un sodalizio forte che prosegue ancora oggi. E poi sono tanti i "cislini" che si trovano impegnati come volontari nella cooperazione».
- Perché considerate così importante il settore delle cooperative sociali?
«Sostanzialmente per due motivi. Per i valori delle persone che vi operano e che scelgono di costruire luoghi in cui lavorando si occupano degli altri, dando un senso alla propria attività e rendendo un servizio alla comunità. E poi per l'attività stessa svolta dalle cooperative: spesso si occupano di persone di cui nessuno si occupa, né la struttura pubblica né il privato, perché si pensa che occuparsi di questi soggetti sia troppo costoso. Parliamo, ovviamente, di persone che hanno sbagliato e che rischiano di stare fuori dal sistema per sempre, o di persone con handicap fisici o psichici che, altrimenti, non potrebbero mai sperare di avere una vita sociale all'esterno della famiglia o di guadagnare qualcosa da vivere. La cooperativa sociale, dunque, è un bell'esempio di come si possa fare impresa combinando insieme diversi fattori umani (e cioè volontariato e lavoratori dipendenti) e diversi fattori di natura economica (soldi pubblici e soldi privati). Un buon mix di tutto questo migliora sicuramente la qualità della vita delle persone e fa risparmiare alla collettività».
- Non c'è proprio nessuna ombra in questo settore?
«Sì, purtroppo ce ne sono. Faccio fatica a considerare cooperative sociali quelle realtà con qualcosa come mille e settecento dipendenti, presenti su tutto il territorio, nate per acquisire appalti pubblici e che hanno una politica del personale dove la retribuzione è al minimo, la flessibilità è esasperata e la formazione adeguata quasi sempre inesistente. Questa modalità di fare cooperazione non mi piace. Scarica interamente sui lavoratori e sulle lavoratrici l'onere di ridurre i costi e, sinceramente, credo che in questo ci sia poco di sociale. In questi casi la costituzione di una cooperativa è solo un modo per sfuggire a taluni vincoli legislativi o fiscali inerenti al mondo economico e della produzione. Credo che alle "vere" cooperative sociali convenga, anche attraverso la contrattazione sindacale, rendere ben esplicita la differenza con queste altre realtà».
- Il lavoratore riesce a distinguere le due diverse tipologie di cooperazione?
«Purtroppo è difficile. Quando una persona ha bisogno di lavorare, il suo pensiero principale è quello di inserirsi al più presto nel mercato, guadagnare e combinare gli orari in base alle esigenze della famiglia. Con questi presupposti non c'è tempo per imparare a scegliere. Un esempio? Le cooperative di pulizia che operano negli ospedali cominciano alle 5 del mattino e hanno le giornate dagli orari nettamente spezzati: una madre, però, potrebbe accettarne i ritmi massacranti proprio perché lasciano il tempo di seguire i figli».
- Qual è l'ultima scommessa di settore?
«L'applicazione dell'art.14 della legge 30 che si sta sperimentando proprio qui in Veneto e fortemente voluta dalla Cisl. Riguarda le cooperative con disabili di ordine psichico e la loro possibilità, tramite accordi con le imprese, di inserimento nel mondo lavorativo. Questi soggetti imparano prima a relazionarsi fra loro e negli ambienti, sempre seguiti da un tutor, e poi, se ne sono in grado e se non ci sono traumi, dopo un periodo di stage vengono assunti dalle aziende private. In caso contrario hanno sempre la possibilità di rimanere in cooperativa».
- Recentemente i sindacati si sono ulteriormente attivati per "proteggere" la posizione del lavoratore della cooperativa. Di cosa si tratta?
«Il 17 settembre Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un contratto regionale per le cooperative. Fra i punti principali si distinguono i 400 euro come elemento retributivo territoriale, i 40 euro al giorno di indennità per chi accompagna in soggiorni montani o balneari soggetti da assistere e il rimborso minimo di un quinto della benzina impiegata per l'assistenza. Non solo: a chiunque lavori in cooperativa vengono riconosciuti tutti i diritti sindacali e almeno cento ore di formazione pagate».
- E le istituzioni?
«Con la Provincia si sta discutendo appunto dell'art. 14 e della creazione di una commissione provinciale che controlli i passaggi concreti. Stiamo realizzando un buon esempio di collaborazione fra pubblico e privato, come vede».
- Qual è il punto di forza delle cooperative sociali vicentine?
«Nella nostra provincia ci sono almeno un centinaio di cooperative sociali che coinvolgono un migliaio di lavoratori. Sono da considerarsi a pieno titolo, ancora una volta, straordinari esempi del nostro modo di fare impresa, dove i vicentini hanno saputo dimostrare tutta la loro creatività e il loro impegno. Non solo: la cooperativa sociale sta diventando sempre più il luogo dove risiede l'opportunità migliore di accompagnamento al mondo del lavoro. Un'opportunità a cui hanno diritto tutti e che sta facendosi strada come modello vincente sia di sviluppo economico che di assistenza. Un modello che è emerso negli ultimi 15 anni, grazie soprattutto a tanti giovani che, ad un certo punto della loro vita, hanno deciso di realizzare i propri sogni, sperimentando un'organizzazione diversa da quelle che si vedevano attorno e non aspettando che il mondo cambiasse per loro».