28 DICEMBRE 2004

dal Giornale di Vicenza

QUINTO.Bufera sul villaggio Usa
Skin, esaltano il nazifascismo ma non violarono «le libertà»
"Ex Lanerossi", tutto da rifare
Arriva la “Carta giovani” europea Soddisfatta l’Unione degli studenti
Irregolare un call center su cinque
An: «Il Comune intitoli una scuola alla memoria di Vincenzo Muccioli»

Quinto. La proposta di costruire 203 alloggi per gli americani finisce in Consiglio
Bufera sul villaggio Usa
La minoranza scettica propone un referendum

di Tommasino Giaretta

In consiglio comunale arrivano al galoppo gli americani, come il settimo cavalleria. Si è parlato nella massima sede istituzionale della paventata costruzione di un villaggio di 203 alloggi da riservare ai soldati a stelle e strisce per merito di una interrogazione presentata dal consigliere di minoranza Fausto Rossi dopo che agli atti del Comune è stato protocollato un documento avente per oggetto “Proposta di collaborazione” formalizzato da uno studio tecnico di Padova. Si fa un gran parlare in paese: c’è chi abbozza la costituzione di un comitato a difesa dei laghi Verdi nella frazione di Valproto. Quella è l’ area intorno alla quale dovrebbe sorgere il villaggio per soddisfare la necessità delle forze armate Usa di stanza alla Ederle che hanno necessità di disporre di un nuovo quartiere residenziale definito di “alta qualità”. Ma c’è anche chi, come il consigliere Rossi, propone di ricorrere a un referendum consultivo, strumento fin qui mai utilizzato. Il sindaco Secondo Pillan risponde che al momento non ci sono gli elementi per affrontare il problema, c’è la disponibilità dei privati a cedere il terreno ma le cose devono arrivare a giusta maturazione: servono precise garanzie, il bando non è ancora stato pubblicato, Provincia e Regione sono state contattate per affrontare nei tempi e nei modi necessari un intervento di tale portata. Si è dichiarato insoddisfatto della risposta il consigliere Rossi il quale afferma di avere contattato personalmente i progettisti per vederci chiaro. La minoranza vuole essere informata ma soprattutto coinvolta in una scelta urbanistica unica nel suo genere che potrebbe certamente riservare un gettito enorme per le casse comunali pagandolo a caro prezzo sul piano dell’impatto ambientale con il raddoppio in un sol colpo dell’attuale popolazione della piccola frazione. Un problema di non poco conto sul quale bisogna decidere in fretta visto che in Regione dovrebbe esser presentata un’apposita variante al piano regolatore entro il 28 febbraio. Il tempo sembra davvero esiguo.
«Non dobbiamo sentirci già miliardari – ha detto il sindaco Pillan – quando non ci sono le certezze per diventare tali. Non abbiamo nessuna difficoltà a incontrare le parti sociali e la cittadinanza ma si deve sapere che ci sono altrettante aree appetibili nei Comuni limitrofi e ciascuno cerca di tirare acqua al proprio mulino. Ci troviamo di fronte a un’asta non tanto al rialzo ma al ribasso. Ci sono tante, forse troppe chiacchiere, non dobbiamo illuderci e illudere alcuno perché alla fine la delusione potrebbe essere tanto più cocente». Già, un affare stimato in trecento milioni di euro a quale Comune non farebbe comodo?


Le motivazioni
Skin, esaltano il nazifascismo ma non violarono «le libertà»

(i. t.) La legge punisce non il pensiero, ma l’atto pratico. Non l’idea di essere superiori rispetto ad altre razze, ma quei fatti concreti per arrivare a manifestarlo. Certo, le teste rasate del “Veneto Fronte Skinheads” (VFS) esprimono e divulgano una ideologia politica, economica e sociale «che accoglie integralmente le note dottrine del totalitarismo nazista e fascista, dottrine che si auspica diventino la guida degli Stati dell’Europa occidentale». Su questo il tribunale è chiaro. Ma è anche vero che dal processo è emerso che non violarono la legge Mancino, incitando con fatti concreti all’odio di razza. «Agirono in modo legittimo - osserva il tribunale di Vicenza presieduto da Giuseppe Perillo - , perché le loro azioni non travalicarono l’ambito delle libertà fondamentali garantite dalle norme costituzionali». Sono i passaggi decisivi delle motivazioni che hanno spinto il collegio - composto oltre che da Perillo da Giovanni Biondo e Michele Bianchi - a mandare assolti il 22 ottobre scorso Piero Puschiavo, Alessandro Castorina e altri 21 aderenti al Veneto Fronte Skinheads. L’inchiesta era iniziata nel ’94 e il 4 ottobre di quell’anno il gup del tribunale di Verona firmò sette ordinanze di custodia. Nel febbraio 2001 i giudici di Verona quando uscirono dalla camera di consiglio ordinarono il trasferimento a Vicenza del processo per competenza territoriale. Perchè il “VFS” costituito con atto notarile aveva la sede a Gambellara, di dove sono originari i Puschiavo, e il recapito postale a Lonigo. A scrivere le motivazioni è stato il presidente Perillo. Egli è partito dalla premessa che ciò che è contestato agli imputati rientra nella categoria dei reati cosiddetti “istigatori”. I fatti oggetto del capo d’imputazione, cioè l’enunciazione dei principi dell’associazione attraverso la diffusione della rivista “l’Inferocito” e di altri volantini e manifesti per sostenere una visione storico-ideologica che accredita la superiorità della razza bianca, vanno analizzati e confrontati con l’articolo 18 e 21 della Costituzione: rispettivamente, il diritto dei cittadini di associarsi liberamente e la possibilità di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Ma allora come si manifesta la violazione della legge Mancino? La Cassazione, analizza Perillo, proprio per evitare il contrasto con la Costituzione, ha stabilito che la discriminazione o la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, «ha un contenuto fattivo di istigazione ad una condotta» nel momento in cui «realizza un “quid pluris” rispetto alla mera manifestazione di opinioni personali». Dunque il cardine istigatore della condotta criminale è «il comportamento concreto, chiaro ed univoco, del soggetto attivo volto a spingere, stimolare, indurre altri a commettere il fatto vietato (la discriminazione o violenza). In altri termini - aggiunge Perillo - con la norma incriminatrice viene punito non il contenuto del pensiero istigatore, ma l’azione pratica di questo, diretta ad influire sulla psiche della persona incitata, spinta ad operare, nella propria sfera di attività concreta, nel senso voluto (e frequentamente attuato come esempio da seguire) dall’agente». Il ragionamento dei giudici si inserisce nel filone della cultura occidentale caratterizzata dalla tolleranza verso chi non la pensa con la maggioranza attraverso l’accettazione della carta dei diritti e dei doveri (costituzione). Dunque, per violare la legge non è sufficiente che l’individuo manifesti un’idea o un pensiero che esalta fatti e concezioni ideologiche varie, anche in contrasto con i dettami costituzionali, «ma è necessaria anche la presenza di una condotta dello stesso soggetto che ecciti all’azione, di un suo comportamento pratico, idoneo a provocare altri alla commissione di fatti discriminatori, penalmente sanzionati». Ovvero sia, azioni di pestaggio o squadristiche contro gli avversari e altro ancora, che si inquadrano in un’attività istigatrice discriminatoria. Insomma, manifestare un pensiero che sia in aperto e palese contrasto con il sistema dei principi e dei valori espressi dalla carta costituzionale non integra di per sè il reato di violazione della legge Mancino. Una concezione ideologica antitetica a quella democratica che si avvale «soltanto dell’efficacia persuasiva dell’argomentazione e della comunicazione, senza l’apporto di azioni concrete ed effettive di incitamento», non rappresenta una lesione delle regole che la comunità democratica italiana si è data. Ci vuole di più, bisogna istigare e spingere gli individui ad agire concretamente contro gli avversari. Invece, Puschiavo e soci si sono limitati a predicare e divulgare idee rozze, ma senza spingere gli adepti a comportamenti pratici. Almeno in base a quello che è emerso dal processo.


In dubbio la posizione del centro musicale. Ora si tratta per modificare l’indice di edificabilità
"Ex Lanerossi", tutto da rifare
Il tracciato del tunnel per le auto impone di modificare il progetto

di Gian Marco Mancassola

«Gli è tutto da rifare», direbbe Gino Bartali e «è tutto da rifare» dice anche l’assessore all’urbanistica Maurizio Franzina al termine di una riunione con tecnici e privati andata in scena all’antivigilia. Il progetto per riqualificare l’area dell’ex Lanerossi, ai Ferrovieri, dovrà essere pesantemente rivisto e ridisegnato, dopo il carico da undici calato dal futuribile tunnel viabilistico sotto la città. Sì, perché il plastico esaminato in Giunta all’inizio dell’anno aveva costruito equilibri fra interesse pubblico e privato che non tenevano conto dell’ultima versione del project financing per realizzare la galleria per le auto da S. Lazzaro allo stadio. Il tracciato risultato vincitore, infatti, ha inserito l’ingresso ovest del tunnel proprio nella zona dell’ex Lanerossi, mangiando un pezzo di area, quella più vicina alla ferrovia, dove inizialmente era stato immaginato il centro musicale giovanile. Ma andiamo per gradi e facciamo un passo indietro. Arriva a febbraio sul tavolo della Giunta il plastico confezionato da un team di professionisti capitanati dall’architetto Sergio Novello, incaricato dalla “Pirelli Real Estate” di progettare l’area in cui un tempo erano attivi gli stabilimenti Lanerossi, ai Ferrovieri. Si tratta di un terreno a destinazione produttiva, di circa 60 mila metri quadri. Su circa metà della torta si articoleranno spazi e costruzioni residenziali del privato. L’indice di edificabilità è dello 0,5 (vale a dire 0,5 metri cubi per metro quadro di area concedibile), nel rispetto del piano Crocioni - sottolineava all’epoca l’assessore Franzina. La prospettiva è di realizzare 10 mila metri di verde attrezzato, mentre oltre 10 mila metri avrebbero dovuto essere ceduti al Comune, di cui 6.600 già urbanizzati per realizzare alloggi di edilizia pubblica, di cui la città ha una vitale necessità Su altri 3.800 metri quadri si snoderà la futura strada che dalla zona industriale sboccherà oltre la ferrovia, a S. Lazzaro. Infine, su 1.400 metri quadri di area si immaginava di far sorgere un centro musicale, dotato di auditorium, sale prove e studi di registrazione, per soddisfare la fame di strutture sviluppata da molte band giovanili. C’è addirittura chi propone di intitolarlo al genio di Lucio Battisti. Nel frattempo, però, passano le settimane e il piano non fa alcun passo istituzionale, tanto che progettisti e rappresentanti dell’immobiliare Pirelli iniziano a lanciare segnali di impazienza, chiedendo di arrivare a firmare il protocollo d’intesa con il Comune. Poi, in autunno, prende forma il nuovo tracciato del tunnel viabilistico sotto la città, caro all’assessore alla mobilità Claudio Cicero, che in origine avrebbe dovuto aprirsi in viale S. Lazzaro. Nell’ultima versione, invece, il disegno prevede una grande rotatoria lungo viale S. Lazzaro, un sottopasso di collegamento con i Ferrovieri, dove si raccorda con un’altra rotatoria, in cui si innestano le rampe di accesso al tunnel e la bretella - ritenuta strategicamente decisiva - utile a catturare il traffico in arrivo dalla zona industriale. L’imbocco del tunnel passa da un lato all’altro dei binari, invadendo parte dell’area. Le carte in tavola di scombiccherano, il piano va ripensato, gli equilibri rivisti. La viabilità, in altre parole, si è ricavata un posto di primo piano, guadagnando i galloni della “precedenza assoluta”. Tutto il resto si dovrà mettere in fila e dovrà essere tracciata una scala delle priorità, dal momento che a qualcosa, con tutta probabilità, bisognerà rinunciare. Fra le tante ipotesi sul tavolo c’è la possibilità che i privati si facciano carico delle spese per realizzare buona parte della viabilità di raccordo: rotatorie, sottopasso e parte della bretella. Difficilmente si rinuncerà all’Erp. Un punto interrogativo, dunque, resta appuntato sul futuro del centro musicale: nascerà qui o dovrà emigrare altrove? Ma il confronto (che ha vede protagonista soprattutto l’assessore Franzina) si sta facendo serrato anche sull’indice di edificabilità: se il conto delle opere pubbliche a carico dei privati sale, potrebbe salire anche l’indice. Tutto questo mentre a palazzo si rincorrono voci di un possibile interessamento per l’area di alcuni imprenditori: e qualche domanda, a nomi di rango del centrodestra, l’ha fatta nei giorni scorsi anche l’ex calciatore Paolo Rossi.


Approvata da Provincia e Comune sarà disponibile dal prossimo anno scolastico
Arriva la “Carta giovani” europea Soddisfatta l’Unione degli studenti
La tesserà offrirà sconti su attività culturali, cinema e acquisti in negozi convenzionati

di Anna Madron

Sono soddisfatti gli studenti vicentini dell'Uds. Perché la giunta provinciale prima e quella comunale poi, hanno approvato la "carta giovani europea". Ovvero una tessera che ricalca il modello in vigore in altri paesi d'Europa e che consente ai ragazzi che frequentano le scuole superiori di ottenere sconti e agevolazioni su tutta una gamma di servizi e prodotti che spaziano dai libri ai capi di abbigliamento. Dal prossimo anno scolastico anche gli studenti vicentini potranno insomma avere nel portafoglio, accanto all'abbonamento all'autobus e alla carta d'identità, anche questa carta speciale con cui - sperano i giovani dell'Uds - si possa accedere più facilmente soprattutto alla "cultura". Andare, cioè, al cinema o teatro pagando un po' meno, ma anche acquistare libri e cd usufruendo di uno sconto che non è ancora stato quantificato. Una causa, questa, per la quale gli studenti avevano cominciato a battersi oltre un anno fa, come hanno ricordato loro stessi ieri pomeriggio nella sede dell'Uds, durante una conferenza stampa indetta proprio per sottolineare come il progetto sia andato a buon fine. "Ora il nostro obiettivo è quello di sollecitare sia Provincia che Comune - spiega Taddeo Mauro dell'Uds - perché l'iniziativa decolli prima possibile, anche se siamo consapevoli che probabilmente non sarà possibile prima del prossimo settembre". Ma al di là dei tempi, per i diecimila studenti vicentini la carta giovani rappresenta comunque un passo avanti. "Soprattutto - prosegue Mauro - se riusciremo a 'strappare' condizioni agevolate sia sul fronte culturale, ottenendo cioè sconti sui cinema, teatri, ingressi a ville e musei, sia su quello dei trasporti. Che, inutile negarlo, a Vicenza sono costosi, a fronte di un'efficienza del servizio che lascia invece alquanto a desiderare". Con la carta in questione gli studenti avanzano dunque un'altra richiesta più o meno "impossibile", e cioè che gli abbonamenti agli autobus delle Aim e alle corriere delle Ftv siano meno salati. "Perché a Vicenza un biglietto dell'autobus deve costare di più che a Treviso?", si chiedono i ragazzi che ieri hanno ripercorso le tappe che hanno portato all'approvazione della "carta giovani europea". "Abbiamo presentato il progetto giusto un anno fa - riprende Taddeo Mauro - dopo averlo fatto circolare per gli istituti superiori dove è stato firmato da quasi 5000 studenti". Segno che le tasche degli adolescenti non sono mai troppo piene e che nessuno disdegna acquistare un libro pagandolo qualche euro di meno. Con la carta in questione il risparmio, fanno notare gli studenti dell'Uds, è garantito. I conti sono presto fatti. "Comperando a prezzo intero un libro, un disco e andando al cinema una volta al mese - concludono - si spendono circa 48 euro, ovvero 576 euro all'anno che per noi studenti è davvero troppo".


I controlli della questura. In tre mesi la polizia postale ha monitorato un fenomeno commerciale in costante aumento in tutta la provincia
Irregolare un call center su cinque
In totale sono 118 in ogni angolo del Vicentino. Multe per oltre 33 mila euro

di Diego Neri

Un call center su cinque è stato trovato fuori norma. È questo il bilancio di tre mesi di lavoro compiuto dalla polizia postale in tutta la provincia. Gli agenti hanno censito 118 attività commerciali sparse in ogni angolo del Vicentino, e su 83 nelle quali hanno verificato la documentazione grazie alla collaborazione delle autorità locali 18 sono state multate per violazioni amministrative. Le contravvenzioni, da mille a 6 mila euro, ammontano complessivamente a più di 33 mila euro.
I controlli. L’intenzione di tenere sotto controllo un fenomeno commerciale in piena espansione era maturata fin da quando, nell’estate scorsa, era scoppiato - con risvolti giudiziari che si sono chiusi qualche giorno fa - il caso di via Napoli, dove i vigili urbani e le volanti hanno elevato numerose contravvenzioni. I poliziotti della postale, guidati dal commissario Michele Marchese e dal sostituto commissario Barbara Bartoli, hanno pertanto preso in esame comune per comune la situazione dei call center in tutta la provincia. Sono 118 quelli presenti in provincia: si tratta di attività che hanno come scopo primario quello di fornire un punto telefonico a prezzi contenuti per tutti, in particolare per gli stranieri che vogliono mettersi in contatto con i loro familiari in ogni parte del mondo. In molti casi, a questo si unisce il servizio di internet point. Vista la massiccia presenza di extracomunitari, è chiaro che la domanda e l’offerta di call center sia elevata. Molti sono stati aperti nell’ultimo anno. Accanto ai telefoni spesso sono presenti altri tipi di commercio. Gli agenti hanno contattato tutti i 121 comuni nel Vicentino per sapere se avessero rilasciato licenze in questo senso. I punti. I negozi controllati sono stati 83. Nello specifico 15 a Vicenza, 10 ad Arzignano, 8 a Montecchio Maggiore, 7 a Schio, 5 a Thiene e a Chiampo, 4 a Montebello, Valdagno e Lonigo, 3 a Bassano, Rosà e Piovene Rocchette, 2 a Noventa, Malo e Cornedo, e uno a Sossano, Pojana Maggiore, Zermeghedo, Villaverla, Nanto e Grisignano. Le multe. Diciotto i call center multati, a Vicenza, Montecchio Maggiore, Malo, Sossano, Lonigo, Bassano, Chiampo e Cornedo. Fra di questi, ed è un dato significativo, non compare quello di via Napoli, dove gli agenti hanno trovato tutto in regola. Le contravvenzioni sono di alcune migliaia di euro. Le violazioni riscontrate riguardano l’utilizzo di apparecchi telefonici non omologati, o ritenuti fuori legge dal ministero. O ancora i commercianti sono stati trovati a vendere cd e videocassette senza il bollino Siae. In ogni caso non si è trattato di denunce di carattere penale ma soltanto di segnalazioni a livello amministrativo. Le medesime verifiche verranno compiute nei prossimi mesi anche nei 25 call center che non sono stati visitati dalla polizia postale, che tornerà anche in quelli già controllate.


La mozione
An: «Il Comune intitoli una scuola alla memoria di Vincenzo Muccioli»

«Il Comune intitoli una scuola alla memoria di Vincenzo Muccioli, fondatore di S. Patrignano». La proposta arriva dal gruppo consiliare di Alleanza nazionale, che ha presentato una mozione con primo firmatario il capogruppo Luca Milani. «Il 19 settembre 1995 moriva Vincenzo Muccioli, fondatore di S. Patrignano, la comunità terapeutica per il recupero di tossicodipendenti più grande d’Europa, sorta grazie ai valori che ha voluto concretizzare in questa esperienza di lotta a tutte le forme di emarginazione e, in particolare, alla tossicodipendenza - osserva Milani -. Al centro dell’azione di Muccioli, infatti, c’è sempre stato l’uomo, un principio tanto semplice da apparire scontato, ma che altri, in modo particolare gli epigoni dell’antiproibizionismo e della “riduzione del danno”, hanno dimostrato nelle parole e nei fatti di mettere in secondo piano, perseguendo la via della “medicalizzazione” del problema della tossicodipendenza e trascurando in tal modo la dimensione umana del fenomeno. Dal 1978 ad oggi la comunità di S. Patrignano ha accolto e aiutato ad uscire dal dramma della droga oltre 18 mila ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia, i quali oggi hanno una casa, un lavoro e una famiglia. Ogni anno produce 2.200 ettolitri di vino, fornisce ogni mese quasi 2.500 prestazioni mediche in un moderno e attrezzato centro medico inaugurato nel 1994, serve settimanalmente pasti e sforna quotidianamente 10 quintali di pane». A Vicenza - si legge nelle premesse della mozione - è presente un’associazione di volontariato, “Il Faro”, che opera a supporto delle famiglie che quotidianamente si trovano a dover affrontare le gravi e inevitabili ricadute della tossicodipendenza sul piano affettivo, socio-economico e sanitario.
«Questa associazione ha contribuito all’ingresso in comunità a S. Patrignano di circa 300 ragazzi e ragazze vicentini, 54 dei quali si trovavano ristretti in carcere per fatti di droga al momento dell’accogliemnto - aggiunge Milani -. “Il Faro” ha più volte interessato l’Amministrazione comunale perché si attivasse per l’intitolazione di un luogo pubblico alla memoria di Vicenzo Muccioli, senza tuttavia ottenre il riscontro che noi riteniamo avrebbe dovuto avere in considerazione dell’alto valore simbolico e del grande significato educativo che ha la figura di Muccioli». La normativa che regola la toponomastica prevede che l’intitolazione alla memoria di una persona possa avvenire ad almeno dieci anni dalla sua morte. Ma è prevista anche la possibilità di deroghe. Non a caso molti Comuni hanno già ottenuto il via libera per intitolare luoghi ed edifici alla memoria di Muccioli. Fra questi ci sono Roma (sala consiliare circoscrizionale), Milano (giardino pubblico), Bologna (parco), Verona (via) e Teolo (centro giovanile polivalente). Di qui la richiesta rivolta a sindaco e Giunta di intitolare a Muccioli una scuola o un altro edificio o luogo pubblico (potrebbe essere un centro giovanile), preferibilmente destinato ad attività dedicate ai giovani, per ricordare il suo operato di uomo che ha dedicato la vita a migliaia di ragazzi afflitti dalla devastante piaga della tossicodipendenza.