27 OTTOBRE 2005

dal Giornale di Vicenza

«Campo Marzo tornerà vivibile»
Baldinato tornerà in aula Il pm contro l’assoluzione
«Baracche fuori legge» Campo nomadi abusivo

«Campo Marzo tornerà vivibile»

di Antonio Trentin

«L’intervista? Ce ne vorrebbero tre...» scherza il vicesindaco aennista Valerio Sorrentino, triplicemente delegato da Enrico Hüllweck a occuparsi di immobili comunali da vendere, di inquinamento da contenere e di sicurezza da ritrovare (nonché triplicemente e variamente beneficiato dal dono della "visibilità" che tanto bene fa ai politici, ma qualche volta li mette nel mirino degli oppositori e dell’opinione pubblica).
- Accontentiamoci di una, assessore... Intanto per dire quale dei tre ambiti le dà più soddisfazione e poi per confessare quali cose le vanno meno bene.
«Ideologicamente e politicamente il settore sicurezza è quello che sento di più e che è una priorità».
- Una linea d’ordine... dall’ordinanza anti-bivacchi alle "Pantere" in Campo Marzo, insomma.
«Se è per questo, ho fatto il militare da carabiniere, a Padova».
- Torniamo a Vicenza...
«La sicurezza che ci crea problemi politici non è quella misurata rispetto alla delinquenza reale, per fortuna non alta a Vicenza, ma quella percepita. Noi dobbiamo rispondere ai cittadini che si sentono più insicuri perché magari vedono venti extra-comunitari che pur non stanno facendo niente, ma sono fermi tutti insieme sul marciapiede. L’insicurezza che proviamo a combattere è quella che nasce dai fenomeni di diseducazione civica: chi sputa per terra, chi si sdraia sulle panchine, chi fa capannello e lancia commenti».
- Che bilancio fa, dopo tante polemiche?
«Di sicuro i nostri provvedimenti hanno avuto un buon effetto deterrente e se continuiamo la zona di Campo Marzo e viale Milano tornerà più vivibile».
- Intanto lì lei si scontra stabilmente con la leghista Franca Equizi. Dica la verità: se potesse, cosa le farebbe?
«Oggettivamente non considero la consigliera Equizi un problema politico. Le sue sono spesso uscite in buona fede, anche se ispirate dalla demagogia. Io devo rispettare le regole e le leggi. I risultati li ottengo così, come per la regolamentazione dei call center».
- L’Equizi sguinzaglierebbe le sue camicie verdi...
«Mi fa un po’ ridere la discesa in piazza delle camicie verdi. Io in piazza ci andavo, alla fine degli anni Settanta... Facile andarci adesso, sapendo che non ci sarà mai scontro fisico».
- Il terreno diventa minato. Spostiamoci ai terreni. L’assessorato al Patrimonio le dà meno soddisfazioni, se si misurano i risultati. Vero?
«Lì va male. L’organizzazione dell’ufficio è stata completamente sbagliata. Ho sbagliato anch’io a dare l’assenso all’entrata nell’ambito della Ragioneria. Il Patrimonio non ha più un dirigente proprio e così i tempi amministrativi si allungano».
- Il programma di vendite acchiappa-euro non è esaltante: sono i numeri a dirlo. E lei?
«È vero. Per il 2003 è andata come doveva, ma nel 2004 no. C’erano due alienazioni principali: l’area da 6 milioni di euro a Vicenza Est e i diritti di edificazione per la Conchiglia d’Oro allo Stadio».
- Su questa vicenda la domanda arriva tra un minuto...
«Pronto a rispondere. Dicevo dei due punti forti del programma-dismissioni: sono fermi, è vero».
- Interventi su un panorama così poco lusinghiero?
«Sul rafforzamento degli uffici ho già avanzato richieste in giunta. Spero che per l’anno prossimo si risolva il problema. Altrimenti solleverei un problema politico».
- E per le future vendite?
«Oggi come oggi c’è ben poco da vendere. Per future alienazioni bisogna pensare alle proprietà agricole che ha il Comune e che non sono poche. Ma si tratterà di fare una scelta politica. Poi ci vorrebbe l’esternalizzazione di tutta la gestione-patrimonio: cessioni di immobili e gestione dei canoni dovrebbero essere fatte da un organismo esterno o da una società creata dal Comune».
- Si diceva della Conchiglia d’Oro, caso perfetto per le chiacchiere del retropalco politico. Il proprietario che era stato acquirente del ristorante dal Comune si aspetta di poter quadruplicare. La giunta gli dà ragione. Il funzionario comunale dice "no". Tutti esibiscono ragioni sostenute da leggi, sentenze e pareri.
«Aspettiamo la decisione del Tar. Posso ripetere che la giunta ha detto il suo "sì" in base a un parere della segreteria generale".
- Il titolare del ristorante, Giuseppe Scalesia, è amico ed è stato candidato nel partito di cui lei è presidente cittadino: e se non fosse stato di Alleanza nazionale?
«Posso rispondere così: da assessore al Patrimonio ho il dovere di portare soldi al Comune. La cessione dei diritti edificatori alla Conchiglia d’Oro porta in casa quasi un miliardo di vecchie lire. Ed è calcolata a caro prezzo».
- Se il privato paga, evidentemente, non è carissimo. O no?
«Certamente. Ma resta vero che la valutazione è veramente a caro prezzo. Vengo al risvolto politico. Posso dire con certezza che se Scalesia non fosse stato candidato di An, avrebbe avuto ugualmente la cessione di diritti edificatori richiesta. E con altrettanta certezza che, essendo stato Scalesia un candidato di An, il caso ha destato un’attenzione politica che altrimenti non ci sarebbe stata. L’interesse politico sulla disputa è stato evidente. Per questo forse è anche giusto che per esaminarla si usino quattro occhi e non due».
- Chiudiamo sulla cosa che veramente interessa tutti: l’ambiente, l’inquinamento, le auto da fermare in garage. Dopo gli exploit dello scorso anno, che cosa avremo?
«Proprio quei quattro giorni di blocco totale hanno dimostrato, con il basso calo delle polveri inquinanti, che ogni tentativo di risolvere localmente la questione Pm10 è velleitario. È un problema di tutta la pianura Padana, non di una città».
- Pessimista totale?
«Realista, direi. Faremo la nostra parte. Chiuderemo al traffico quando ci sarà da chiudere. Fermeremo le auto non catalizzate. Ma a cosa servirà se intorno a Vicenza tutti girano come sempre? In realtà bisognerebbe fermare tutto da Torino a Trieste, auto e impianti industriali. Impossibile».
- Rassegnato a respirare polveri sottili?
«Vent’anni fa era peggio: qualcosa si è certo fatto. Ma è un problema di tecnologie. Fino a quando non andremo con le auto elettriche, non vedo come si possa risolvere veramente la questione».


Sex mobbing in Comune. Depositati i motivi del proscioglimento
Baldinato tornerà in aula Il pm contro l’assoluzione
Il consigliere Pecori ha presentato il ricorso alla Corte d’appello

di Ivano Tolettini

Il sex-mobbing a palazzo Trissino non si è concluso. L’ex assessore al personale Gilberto Baldinato, 66 anni, tornerà in aula. Stavolta però a Venezia sul Canal Grande. Il pubblico ministero Paolo Pecori dopo avere letto le motivazioni depositate il 26 settembre dal giudice Marco Benatti, il quale è stato applicato dal presidente del tribunale dopo la malattia del gup Massimo Gerace che non poteva motivare la sentenza di assoluzione del 13 maggio, ha preparato i motivi per i quali a suo avviso la sentenza di proscioglimento è giuridicamente sbagliata. Motivi che per adesso rimangono riservati essendo da poco arrivati a Venezia a palazzo Grimani, sede della corte d’Appello. Il pm al processo aveva sollecitato la condanna a 14 mesi di reclusione. Invero, il giudice Benatti dopo avere elencato per 14 pagine gli episodi costati il processo per molestie sessuali nei confronti di tre dipendenti all’ex assessore di fiducia del sindaco Enrico Hüllweck, scrive: «Sussistono indubbiamente numerosi indizi di colpevolezza relativi alla condotta di Baldinato come si evince dalle dichiarazioni testimoniali». Tuttavia, osserva l’estensore, «il giudice assegnatario non ha ravvisato quella prova piena e incontestabile che sola può fondare un giudizio di colpevolezza. Con ciò egli non ha certo ritenuto trattarsi di denunce calunniose, altrimenti avrebbe disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero». Baldinato, difeso con grande abilità dal prof. Enrico Ambrosetti, tornerà sul banco degli imputati perché nella sua funzione di pubblico amministratore, abusando delle condizioni di inferiorità psicologica delle persone offese e con abuso di autorità, avrebbe costretto due impiegate e una dirigente a subire «atti sessuali consistenti in palpeggiamenti al seno e ai glutei, accompagnati da pesanti allusioni verbali alle attività erotiche delle signore, rivolgendo frasi ed inviti allusivamente erotici ad altre donne». Il giudice non manca di sottolineare che i fatti possono essere di difficile ricostruzione perché si sono svolti indietro negli anni, tra il ’98 e il 2002. Vero è che il quadro processuale descritto con la precisione di un entomologo da Benatti pare il canovaccio di una boccaccesca pièce teatrale, perché a fianco delle circostanze senz’altro piccanti, non mancano i colpi bassi e le vendette a sfondo politico (intesi come denunce a sostegno dell’accusa) degli ex amici del sindaco (Renato Ellero, Letterio Balsamo e Carlo Loro) e le scene grottesche che non si addicono agli austeri palazzi del potere. Roba da Anonima Magnagati. È un processo di costume, dunque, perché si racconta di un clima anche goliardico a palazzo Trissino, in cui ci sarebbe stato spazio per scherzi pesanti verso Baldinato per mano della dirigente che sostiene di essere stata molestata e che sarebbe stata “armata” dal primo cittadino, anche se lei stessa, come scrive Benatti, apostrofava l’assessore con un esplicito e raggelante «vecchio r...». «Non si vuole negare - scrive il gup, anche con una certa dose di divertita ironia - che la stessa possa essere stata oggetto di contumelie verbali da parte di Baldinato, ma pare certo che non avesse difficoltà a difendersi pagando con la stessa moneta». Il caso è fin troppo conosciuto. Esplode nel gennaio 2003 con una lettera anonima in Comune che il sindaco porta in procura. Da mesì, però, i carabinieri del luogotenete Barichello stavano raccogliendo indizi. Due dipendenti e una dirigente raccontano di essere state molestate. Baldinato replica che non è vero. Certo, la stranezza è il comportamento della dirigente che sarebbe stata molestata a fine ’99, allorché sarebbe stata massaggiata sul sedere, ed ha atteso quattro anni per mettere nero su bianco. Lei reagì urlando e minacciandolo di denuncia. Lui avrebbe risposto: «Vada pure, che tanto qua dentro siamo solo io e lei, c’è la sua parola contro la mia». L’avv. Ellero quando seppe che Baldinato veniva nominato assessore disse: «Proprio il gallo nel pollaio». Il legale, ascrivibile alla schiera dei nemici del sindaco, osserva che Hüllweck gli avrebbe detto: «Almeno lasciasse stare quelle del suo ufficio». Invenzioni di bassa lega per colpirlo politicamente, ha ripetuto il primo cittadino. All’assessorato al personale, comunque, si facevano scherzi molto pesanti. Anche con gadget dagli espliciti riferimenti sessuali. «Appare evidente che Baldinato - scrive Benatti - tenesse abitulamente un comportamento galante nei confronti di numerose (ma non tutte come si evince dalle indagini difensive) impiegate comunali e che tale comportamento suscitasse un notevole imbarazzo nei confronti delle interessate». Se ne riparlerà a Venezia il prossimo anno. Tra un mese, intanto, finirà il processo a Hüllweck perché non avrebbe denunciato a tempo debito il comportamento del suo assessore.


Nuovo allarme in via Nicolosi. Sopralluogo dei vigili: l’accampamento irregolare è tornato
«Baracche fuori legge» Campo nomadi abusivo
Il Comune prepara una nuova ordinanza e scalda le ruspe

di Gian Marco Mancassola

Scatta un nuovo allarme da strada dei Nicolosi, dove è stato riallestito l’accampamento abusivo di nomadi in zona agricola. La polizia municipale ha condotto un sopralluogo nell’area a ridosso dell’Anconetta, scattando le fotografie pubblicate in questa pagina. In un prato che sulle carte comunali dovrebbe avere destinazione agricola, è nuovamente comparso il campo nomadi mai autorizzato che con un’ordinanza comunale era stato smantellato a fine estate, dietro minaccia di demolizione delle opere abusive. Nel mirino, in particolare, c’era una roulotte che i residenti della circoscrizione 4 avevano più volte denunciato perché di fatto, con alcuni accorgimenti, era diventata a tutti gli effetti una baracca ad uso residenziale. Le polemiche non erano mancate, per un tormentone amministrativo che dura da anni e che vede il centrosinistra pesantemente critico nei confronti dell’amministrazione di centrodestra. Un paradosso, ma solo fino a un certo punto: il nuovo allarme coincide, infatti, con il caso di Bologna e della linea dura del sindaco “rosso” Sergio Cofferati contro l’abusivismo e l’illegalità. Anche Vicenza non ci sta e prepara una nuova ordinanza di sgombero. L’esito del sopralluogo dei vigili è stato comunicato ieri al vicesindaco e assessore alla pubblica sicurezza Valerio Sorrentino. Le novità, rispetto al passato, non mancano: da un lato è comparsa una baracca del tutto abusiva, con tendaggi e arredi. La baracca è appoggiata a un camper, che è la seconda novità: se la roulotte sganciata da un mezzo di trasporto è di fatto un’abitazione, il camper è invece sempre nello stesso tempo abitazione e veicolo. Un aspetto, questo, di non poco conto nell’applicazione di ordinanze che vietano espressamente strutture stabili e non in movimento. Le foto scattate dai vigili evidenziano anche ampi e lunghi teloni disposti sul terreno, restituendo un’immagine di incuria e degrado. La pratica ora verrà trasferita all’Ufficio abusi del settore Edilizia privata - spiega l’assessore Sorrentino - e con tutta probabilità si riavvierà l’iter della scorsa estate: ordine di sgombero dei manufatti abusivi, con minaccia di demolizione se non viene eseguito. Esattamente quello che accade di fronte a un abuso edilizio conclamato Le ruspe tornano a scaldare i motori, ma ormai rischia di ripetersi lo schema di un circolo vizioso già noto: la famiglia proprietaria del terreno, gli Halilovic, presumibilmente presenteranno ricorso al Tar, dove perderanno e a quel punto sgombreranno in tempo utile, per poi tornare a occupare il terreno, provocando un nuovo sopralluogo e una nuova ordinanza.